Come nasce Hercule Poirot

Finalmente nelle sale è arrivato l’atteso film “Assassinio sull’Orient Express” (Murder on the Orient Express). La prima volta che questa pellicola ha visto la luce è stato nel 1974 grazie al regista Sidney Lumet e ad Albert Finney, nel ruolo del famoso detective Poirot. Oggi, quella stessa storia, viene riproposta al grande pubblico grazie a Kenneth Branagh, che co-produce e interpreta Hercule Poirot. Accanto a lui troviamo un cast d’eccezione, in cui spiccano i nomi di Penélope Cruz, Michelle Pfeiffer e Johnny Depp. La storia, ambientata negli anni Trenta, si svolge su un treno: Poirot è atteso con urgenza a Londra e trova sistemazione sul lussuoso Orient Express ma una valanga e un omicidio interrompono presto la routine del suo viaggio. Mister Bouc, il direttore del treno preoccupato della polizia e dallo scandalo, chiede a Poirot di risolvere il caso. Bloccato con tredici passeggeri, tutti sospettati, il celebre detective improvvisa un’indagine che lo condurrà verso la scoperta della verità. Ma da dove sbuca fuori il celebre eroe di questa storia? Da dove arriva Hercule Poirot? Hercule Poirot nasce, come sappiamo tutti (e per favore non deludete le mie aspettative), dall’eccezionale penna di Agatha Christie e diventa uno dei detective più famosi della storia del giallo classico. Di Hercule Poirot conosciamo le manie, i tic e la sua genialità. Compare, per la prima volta nella scena letteraria, con “Mysterious Affair at Styles (Poirot a Styles Court)” nel 1920, e diventa subito uno dei personaggi più amati dai lettori dell’epoca. Il lettore ama proprio tutto dello strambo detective: dai suoi particolari difetti, descritti egregiamente e crudelmente dalla sua creatrice, al suo guizzo geniale nel risolvere ogni delitto, senza la benché minima sbavatura. Molti dei romanzi in cui è protagonista sono diventati, con il passare del tempo, dei veri e propri classici ed uno su tutti è, appunto, “Assassinio sull’Orient Express”. Hercule Poirot esordisce in età adulta: è un sessantenne e la Christie tratteggia bene la sua fisicità: ha la testa ovoidale, costantemente reclinata di fianco, i baffi militari e il suo abbigliamento è curato con meticolosità estrema, il detective è anche basso di statura, una statura che viene prontamente compensata dal suo portamento.

Ma io voglio cercare di scavare più a fondo nella creazione di questo protagonista (di cui conto di leggere ogni avventura), voglio cercare di capire come la geniale scrittrice di romanzi gialli è riuscita a partorire dalla sua mente il suo personaggio più popolare. Il primo romanzo su Poirot nasce grazie ad una scommessa dell’autrice con sua sorella Madge che, accorgendosi della sua passione per la scrittura, decide di metterla alla prova con la stesura di un romanzo. Probabilmente la donna si è lasciata ispirare, per il suo gendarme belga in pensione, da Sherlock Holmes, da Arthur Conan Doyle o da Auguste Dupin e persino da Edgar Allan Poe. Agatha Christie, però, si è lasciata sicuramente ispirare da una persona che è riuscita a vedere con i suoi occhi. Un giorno, durante i primi anni del 1910, Agatha vede scendere da un pullman un belga: subito le salta all’occhio la sua camminata stramba, le particolari linee del suoi viso e i suoi vistosi baffi. Ma perché proprio belga? Il celebre Poirot, nei romanzi, tiene a precisare ogni volta di non essere francese, talvolta anche con estremo vigore. Ma perché la scelta è ricaduta proprio su questa nazionalità? Il motivo è semplice: Poirot era un rifugiato. A quel tempo, durante la Prima Guerra Mondiale, non era strano incontrare tanti rifugiati che avevano trovato asilo nelle città costiere o limitrofe. Dal Belgio molti cercarono nei luoghi di Agatha rifugio, altri dopo la guerra sono ritornati nelle loro case, altri, come il nostro belga, hanno preferito rimanere in Gran Bretagna. Ad un certo punto, però, la fama del detective cresce a dismisura tanto da renderlo odioso alla sua stessa creatrice, dopo tante avventure vissute insieme Agatha non lo sopporta più. Per la scrittrice, Poirot, diventa un pesante fardello che i suoi lettori e il suo agente difendono con le unghie e con i denti.

Ma la Christie non demorde e decide di uccidere il suo personaggio nel 1940. Tuttavia tiene nel cassetto, fino al 1975, l’ultima avventura di Hercule “Curtain: Poirot’s Last Case “, tradotto in Italia con il titolo “Sipario”. In questa sua opera la scrittrice si prende la sua rivincita: “È vecchio oltre il limite… Non posso ucciderlo perché, se lo facessi, dovrei poi raccontare storie al passato, cioè casi risolti da Poirot prima della sua morte… Comunque, posso sempre inchiodarlo su una sedia a rotelle“. Per fortuna Poirot riesce ad evitare la sedia a rotelle per il resto della sua vita ma se ne serve per risolvere il suo ultimo caso nella dimora inglese di Styles Court.

Tuttavia, a dispetto della sua creatrice, Hercule Poirot vivrà per sempre nel cuore di ogni amante della letteratura e questo film, in uscita anticipata nelle sale, ne è la prova schiacciante. Buona visione a tutti (e non dimenticatevi di leggere il libro!).

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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