Come il femminismo rischia di influire negativamente nel cinema

Rifletto. Queste giornate sono interminabili. Nonostante l’orrore, però, la lotta del femminismo 2.0 non si arresta. È di pochi giorni fa la proposta di Non una di meno riguardo i famigerati moduli di autocertificazione (avete la collezione completa?). Sembra infatti che sui vari moduli sia presente solo il generico maschile: il sottoscritto, domiciliato, ecc…

Son sincera, non ci avevo proprio fatto caso. Tra la pandemia, le preoccupazioni economiche e il pensiero rivolto alla salute di chi amo e non posso vedere, questo dramma mi era proprio sfuggito. Grazie ragazze per averci distratto dai nostri cupi pensieri con questa simpatica facezia! Peccato che per loro non si tratta di una facezia, ma di una vera e propria battaglia. Si potrebbe obiettare loro che uno dei drammi nel dramma in questo frangente storico è rappresentato dalle donne chiuse in casa con i compagni violenti. E loro ci risponderebbero che si possono portare avanti entrambe le battaglie contemporaneamente. Mi permetto di dissentire. Le giornate sono fatte di 24 ore per tutti, e le risorse fisiche e morali di ognuno di noi sono limitate; dedicare tempo ed energie nella battaglia contro il malvagio Generico Maschile toglie necessariamente risorse a campagne più urgenti e vitali.

Ma il problema è che negli ultimi anni le femministe 2.0 sono state capaci di esultare per vittorie che vittorie proprio non sono. Ho avuto il (dis)piacere di leggere articoli celebrativi relativi all’aggiunta dell’emoji della goccia di sangue su whatsapp. Davvero? Davvero. Tutte contente perché ora si dice sindaca, assessora, presidenta, ministra… Certo, l’orecchio prima o poi ci farà l’abitudine. Ma la vita non è cambiata per questo. Non cambi la mentalità delle persone obbligandole a dire diversamente abile al posto di handicappato. È una falsa vittoria. Ma, ehi! contente voi.

Poi abbiamo le Guerriere dell’Ascella Pelosa, Le Sanguinatrici Libere, il Movimento No Ceretta e tante altre freaks. Tutte donne che non fanno che nuocere al movimento femminista, rendendolo letteralmente, agli occhi di donne e uomini, un circo.

Il principio fondante del femminismo originario si basava sull’idea che una donna deve essere libera di scegliere. Della sua vita e del suo corpo. Vuoi lavorare? Lavora! Vuoi fare la mamma casalinga? Fai la mamma casalinga! Vuoi vivere la tua vita sessuale liberamente e senza legami? Divertiti! Vuoi avere una famiglia e lavorare? Organizzati al meglio! Tutto ciò in nome della ricerca di un equilibrio tra diritti e doveri che dovevano portare alla parità con la condizione maschile.

Negli ultimi anni si è verificato un inquietante ribaltamento della situazione, con molte donne convinte che nascere con un utero ti dia automaticamente una patente di superiorità. Le giuste rivendicazioni si sono trasformate in assurde pretese. L’obiettivo si è spostato dalla ricerca di reali cause di discriminazione (vedi l’annoso problema della disparità degli stipendi! Ci concentriamo su questo, per favore!?) alla maniacale ricerca di assurdi pretesti.

Un altro illuminante esempio? Eccolo!

Nel 2017, per evitare il manspreading (gli uomini che sui mezzi pubblici si siedono a gambe larghe) alcune femministe hanno iniziato a portarsi in borsa una bottiglietta di acqua e candeggina da versare sulla patta degli uomini rei di questo peccato. Fermo restando che stare seduti in quel modo è di una cafonaggine indiscutibile, si è arrivate a compiere un reato. La cura peggio della malattia. Da denuncia. Allora nel 2019 hanno aggiustato la mira, lanciando l’idea di una sedia creata appositamente. Facepalm.

Arriviamo ora alle rivendicazioni e alle accuse lanciate nel mondo delle fiabe, dei film e dei serial.

C’è da ridere.

  • ­Charlotte York è una delle quattro protagoniste dell’iconica serie Sex & the City. Charlotte è bella e ricca di famiglia. Lavora in una galleria d’arte per passione, non certo per necessità. Dalla prima stagione il suo obiettivo è chiaro: vuole sposarsi e vuole avere dei figli. Dopo varie vicissitudini Charlotte realizza il suo sogno e si crea una famiglia. Tutto bene, no? No! Per le femministe 2.0 Charlotte è il simbolo della donna schiava del patriarcato bianco. A tal proposito scrissi un lungo articolo al riguardo.
  • La bella addormentata. Non è mai stata tra le mie fiabe preferite. Ovviamente adoravo il film Disney per la presenza di Malefica! Però… mai avrei creduto di sentire questa! Nel 2017, in Inghilterra, alcune mammine pancine femministe 2.0 affermano con forza che la povera Aurora avrebbe subito abusi dal buon Filippo, poiché ella non aveva dato il suo esplicito consenso a quel bacio. Ma come, non si erano conosciuti in un sogno? E poi, consenso o meno, Filippo ha salvato la vita di Aurora con quel casto bacio. Sta a vedere che adesso gli serve pure l’avvocato! E poi, signore mie, leggetevi la fiaba originale… altro che abusi!
  • Una bella ragazza gira per strada armata di videocamera riprendendo tutti gli uomini che si girano a guardarla e fanno commenti più o meno volgari. Hai scoperto l’acqua calda! A parte il fatto che è un qualcosa che fanno anche le donne, che guardano un tipo e ridacchiano tra loro, ma (al di là dell’innegabile fastidio) non è reato. Mettere certi omini alla pubblica gogna invece sì. Il problema vero è che ora tutto va sotto il nome di abuso. Un viscido che per strada fischia al tuo passaggio ti sta abusando. Perdonatemi, ma allora le donne che subiscono abusi reali? Potrebbero anche sentirsi abusate nel sentir paragonare il loro vissuto a quello di una qualunque di noi che si sente osservata mentre cammina per strada. Le parole hanno un valore e un peso e vanno usate con rispetto. Cosa che certe donne non fanno.
  • Concludiamo questa breve carrellata degli orrori (sarebbe molto più lunga, ma ho scelto di citarne solo qualcuna) con il più recente abominio partorito dal femminismo 2.0: la censura di Mulan. Nel live action tratto dal classico Disney è stato eliminato quel figaccione di Li Shang. Li Shang, uomo valoroso, che rispetta e viene rispettato dai suoi uomini, che fa da mentore a Mulan e che se ne innamora, ricambiato, sarebbe un insulto all’emancipazione delle donne. I produttori del film, cedendo alle pressioni del movimento MeToo (quante cose poco chiare in quel movimento…), hanno scelto di eliminarlo. Aggiungendo però il personaggio della strega che guida i nemici della Cina, per rispettare le quote rosa (altra ridicola battaglia, ma si aprirebbe una parentesi troppo vasta). Quindi sta accadendo: l’industria si piega alle assurde pretese di un gruppo di donne che, innegabilmente, non aspirano all’uguaglianza, ma alla predominazione. Donne che, pur di veder realizzati i loro piani, non si fermano nemmeno di fronte alla possibilità di rovinare (artisticamente ed economicamente) una storia amata in tutto il mondo, stravolgendone trama e personaggi in maniera totalmente arbitraria. Perché no, Li Shang è un suo superiore e quindi il suo amore sarebbe soverchiante. E poi Li Shang si innamora di Mulan solo dopo aver scoperto che è una donna, quindi è un insulto alla comunità LGBT. Io sostengo le giuste rivendicazioni della comunità LGBT, ma qui l’hanno fatta fuori dal vasino; è come se avessero accusato Li Shang di essere eterosessuale! Sì, gli piacciono le donne! E allora? Comunque, il devastato live action di Mulan è uscito in piena pandemia e quindi non sapremo mai se sarebbe stato un flop al botteghino. Io di sicuro non sarei mai andata a vederlo. Le femministe 2.0 sono (purtroppo) libere di censurare storie amate piegandole al loro discutibile volere. Io sono libera di ignorare ciò che viene prodotto sotto la loro influenza.

Ho usato sempre il termine “femminismo 2.0” perché è evidente a chiunque che l’attuale femminismo ha poco a che vedere con quello delle origini. La domanda che mi pongo è: queste donne rappresentano il ramo marcio dell’albero femminista o si sono completamente sostituite ad esso? Ho paura che la risposta giusta sia la seconda.

– Monia Guredda –

 

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