Close up: Poltergeist tra finzione e realtà

Nel mese delle zucche e del primo freddo e in attesa  della festività più trash dell’anno (Halloween!) non poteva mancare un close-up su una delle pellicole cult degli anni ’80. Mettetevi comodi e andate subito a spulciare l’internet e a recuperare se non avete ancora mai messo gli occhi sul film horror per eccellenza,  di quelli che, anche se riguardati nel fantascientifico 2049, sembrano non invecchiare mai.

Poltergeist, infatti, non ha età. Il termine poltergaist ha origini tedesche e significa “spirito rumoroso” , un essere maligno che si manifesta attraverso movimenti, piuttosto insoliti, di oggetti che tutto dovrebbero fare fuorché spostarsi. Lo scetticismo riguardo fenomeni paranormali accomunabili al poltergeist regna sovrano tutt’oggi, eppure c’è chi non soltanto è convinto della reale esistenza di questi spiriti, ma che ha compiuto studi approfonditi a tal riguardo. Le testimonianze, occorre sottolinearlo, non sono sporadiche. Tutt’altro. Famiglie intere hanno giurato di essere in qualche modo entrati in contatto con entità sconosciute che hanno creato scompiglio entro le mura domestiche per qualche tempo. Le stesse ricerche hanno poi individuato una sorta di filo conduttore che lega un membro della famiglia, la cosiddetta “persona focale”, alla sinistra presenza fino al momento in cui quest’ultima decide di traslocare e scegliersi un altro appartamento da infestare.

Nel 1982 il genio di Steven Spielberg porta nelle sale un film che avrebbe fatto la storia: Poltergeist-Demoniache Presenze, un must dell’orrore al quale faranno seguito ben due sequel (che, va detto, non pareggeranno il successo del capostipite), una miniserie ed un remake del 2015. La trama vede intrecciarsi la tranquilla vita dei coniugi Freelings e dei loro adorabili figli, Dana, Robbie e la piccola Carol Anne con quella di un’inquietante presenza  domestica dall’indefinita natura che, inizialmente, sembra non spaventare i protagonisti. Sarà una nottata tempestosa a far aprire gli occhi ai Freelings e a mostrargli per la prima volta l’orrorifico potere del nuovo “inquilino”: un raggio luminoso strappa via Carol Anne dal suo lettino e la intrappola in una dimensione parallela, senza lasciare alcuna traccia nella nostra. L’unico canale di comunicazione è la voce della bimba che riecheggia, lontana e disturbata,  attraverso la televisione… Effetti speciali a parte (stiamo pur sempre parlando di ben trentacinque anni fa!), la dose d’ansia di cui Poltergeist si fa portatore è tutt’altro che trascurabile. Nonostante ciò, Demoniache Presenze è soltanto un film. Un altro di quegli “intoccabili” di cui dovreste avere un VHS esposto in bella vista nella libreria in salotto. Niente di più.

Ma se così non fosse? Se, effettivamente, qualcosa di tremendo fosse legato alla pellicola? Forse non tutti lo sanno, ma Poltergeist è un film maledetto. E non è un modo come un altro per renderne più intrigante la visione. Un’ondata di sciagure ha interessato alcuni membri del cast e della crew, colpiti da morti improvvise ed incidenti di vario tipo che, a ripensare alla sceneggiatura, fanno rabbrividire. Ma andiamo con ordine: la prima ad essere colpita dalla maledizione dell’aver fatto parte del mondo di Poltergeist è proprio la giovanissima protagonista del capitolo 1, Heather O’ Rourke, interprete di Carol Anne, non fa neanche in tempo ad affacciarsi all’adolescenza e muore al soli dodici anni a causa di una rara malattia; una sorte egualmente terribile tocca alla sua sorella cinematografica” Dominique Dunne, barbaramente strangolata dall’ex compagno che non riusciva ad accettare la fine della relazione; il celeberrimo Julian Beck, attore e regista teatrale, indossa i panni di Henry Kane in Poltergeist 2-L’altra dimensione, e muore poco dopo divorato da un tumore allo stomaco mentre il collega di set Will Sampson non supera i postumi di un trapianto. Quattro morti improvvise che accomunano ben quattro degli interpreti  dei primi due film e che rendono fin troppo sottile quella linea di confine che, teoricamente, dovrebbe tenere ben separate realtà e finzione.

Un destino crudele che ricorda la catena di sventure in cui si imbatté il cast de L’Esorcista, svariati anni prima: anche in quel caso la trama demoniaca, con il senno di poi, parve essere un macabro presagio di morte. Che si creda o meno alle attività soprannaturali  una cosa è certa: la cronaca nera che ha accompagnato l’uscita di Poltergeist, come anche di altri film, non può lasciare impassibile nemmeno il cinefilo più cinico.

– Myriam Guglielmetti – 

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