Cliché nelle serie tv ai quali non possiamo resistere

Il cliché, secondo il Treccani, “è un comportamento, un atteggiamento banale, scontato, un ripetere continuamente le solite cose”, qualcosa di negativo, dunque, no? Sì, la parola in sé ha una connotazione che per definizione non può essere positiva, esprime qualcosa di già visto, già sentito, già fatto, già cotto e mangiato. Ma un detto recita: “squadra che vince non si cambia” e chi siamo noi per andare contro questo mantra? Ammettiamolo: ci sono dei cliché nelle serie tv ai quali non possiamo resistere, perché ci piacciono tantissimo, anche dopo anni e anni delle stesse dinamiche, evidentemente funzionano ancora e sarebbe sciocco da parte di chi scrive un prodotto di massa, come un telefilm, non considerare questo fattore. Andiamo a vedere i più usati e i più vincenti, dunque!

Il triangolo amoroso1

Questo è senza ombra di dubbio il cliché che non morirà mai, che vedremo per sempre, che i nostri figli ameranno, che i nostri nipoti ci racconteranno. Per forza, pensateci: quante volte una storia d’amore troppo “fatata” ci fa venire il voltastomaco? Troppe per essere contate e dunque ecco che spunta il “problema”, di solito dietro le sembianze di un uomo bellissimo, ma complicato, o di una donna sexy, ma senza scrupoli, che attira le attenzione del protagonista, nonostante il proprio rapporto con un altro/un’altra. Ed è così che si crea lo “shipping”, il coinvolgimento emotivo dei fan nel crescente sviluppo della relazione tra una coppia di personaggi, che crea l’ovvia “guerra tra ship”, molto attuale. Succede in ogni ambito: pensate che quando uscì l’ultimo libro di Harry Potter alcuni fan ebbero addirittura il coraggio di dire che la Rowling (la creatrice dell’intera storia e dei personaggi) non aveva capito nulla e che Hermione avrebbe dovuto scegliere Harry… che poi a mio avviso in quella saga nemmeno era presente un vero triangolo: Hermione è sempre stata di Ron, punto. Comunque, volete qualche esempio palese di questo cliché nei telefilm? Beh, come dimenticare Dawson’s Creek? Lotte adolescenziali tra chi tifava per il biondino regista e chi, invece, per il più scapestrato Pacey (io, per esempio), che ancora oggi si fanno sentire. Poi abbiamo senz’altro The Vampire Diaries, che divideva i fan tra Stefan e Damon, o Lost con Kate, Jack e Sawyer (come si fa a non scegliere Sawyer per me è ancora causa di scompensi). Da citare anche Kelly, Brenda e Dylan in Beverly Hills, o Eric, Sookie e Bill in True Blood, Luke, Lorelai e Christopher in Una mamma per amica, solo per dirne qualcuna.

Il cattivo che tanto cattivo non è2

Ah, questo è il mio preferito, non ci rinuncerei mai, ma bisogna stare attenti: come può essere perfetto vedere un personaggio negativo emergere con tutti i suoi problemi e farci simpatizzare per lui, può pure creare eccessivo buonismo. Insomma, non posso accettare stravolgimenti di carattere (come Maleficent, per intenderci, dove una delle più malvagie cattive della Disney è diventata una mamma da carrozzina), perché rendono troppo evidente quanto gli sceneggiatori non sappiano creare i loro personaggi e questo è insopportabile. Il cattivo può avere una redenzione, ma deve giustificare ogni sua trasformazione, deve essere reale, interessante, straziante e allora sarà vincente, allora rimarrà nei cuori delle persone. Ammetto di avere un debole per quei personaggi odiosi che non cambiano affatto, ma che dimostrano un animo più gentile solo con l’oggetto del loro interesse: alla Eric Northman, per intenderci. Qualche esempio ben riuscito? Oh, assolutamente Spike di Buffy, che non ha mai smesso di essere affascinante e temibile, ma è cambiato molto dalla sua prima apparizione, Regina di Once Upon a Time, anche se effettivamente il suo essere villain tentennava già dalle prime puntate, Cole di Streghe, per il quale avrò sempre un posto speciale nel mio cuore, Jaime Lannister di Game of Thrones, che ci ha mostrato enormi miglioramenti dall’inizio (sì, vabbè, lasciate stare il fatto che a Nikolaj avremmo perdonato qualsiasi cosa, ma nella prima puntata il bellissimo biondo fa cadere, senza tante cerimonie, un bambino da una torre, non proprio un angelo, insomma) e tanti altri.

Il fratello minore poco importante3

Da sorella minore potrei anche offendermi, ma non posso certo ignorare questo fenomeno frequentissimo. Probabilmente per necessità che il protagonista si lamenti di qualcuno, appare praticamente sempre un fratello o una sorella che ogni due per tre rompe le scatole o si tuffa nei pericoli, costringendo la trama a focalizzarsi sul suo salvataggio, quando di solito anche a noi spettatori non interessa proprio per niente. A meno che non siano in coppia – come Damon e Stefan o come Dean e Sam -, l’utilità di questo povero personaggio sarà sempre pari al nulla più assoluto. Paradossalmente anche per le streghe potentissime vale questa regola: se ricordate bene, in Streghe quella sempre nei guai era Phoebe fino a quando c’è stata Prue e poi è diventata Paige, non appena l’algoritmo del “sei la più piccola, mi dispiace” è entrato in circolo. Non me lo spiego benissimo, ma così è ed evidentemente funziona, perché continuano a propinarcelo. Volete qualche altro esempio? Beh, il più evidente è Dawn di Buffy: lei addirittura l’hanno creata apposta per questa funzione, se ci pensate. Abbiamo poi Jason di True Blood, Jeremy di The Vampire Diaries… adesso che ci penso, forse è proprio il mondo paranormale a creare fratelli stupidi! Facciamo una petizione per i protagonisti di questo tipo di serie, allora, che già devono affrontare abbastanza problemi, senza che ci si mettano pure i membri della loro famiglia a rompere le scatole, no?

L’amico friendzonato4

La vita è davvero uno schifo delle volte, e sembra che i nostri telefilm non siano salvi da questa realtà. Come avevo già parlato nell’articolo dedicato proprio ai personaggi delle serie tv più friendzonati, questo fenomeno è davvero frequentissimo e non smette mai di spezzarci il cuore, anche perché, nella maggior parte dei casi, l’individuo respinto o ignorato non se lo merita affatto. Sempre presente, sempre fedele, sempre gentile, spesso viene “fregato” dal cattivo redento di cui parlavo prima, facendoci interrogare sulla nostra psiche mentale o su quella del protagonista. Eppure, non possiamo negarlo, spesso anche noi fan tifiamo per quello meno dolce e meno affabile… poveri noi. Però mi fa letteralmente uscire di senno quando questa sofferenza appare del tutto invisibile all’oggetto dell’amore: diavolo, accorgiti di lui/lei! Ok, avete pensato tutti a Jorah di Game of Thrones, quando avete letto questo cliché, ma certo non è l’unico povero – bellissimo, tra parentesi – uomo caduto in questo brutto mondo. Pensate anche ai personaggi femminili, come ad esempio Chloe Sullivan, di Smallville, o la stessa Grace di Will and Grace. Poi abbiamo Matt di The Vampire Diaries, Sam di True Blood, Gunther di Friends, Xander di Buffy o George di Grey’s Anatomy. Insomma, potremmo andare avanti all’infinito e questo perché l’amore è crudele, soprattutto nei telefilm!

Le morti che ti spezzano il cuore5

Ok, la morte fa parte della vita, purtroppo, lo sappiamo, ma delle volte gli sceneggiatori delle serie tv se ne compiacciono un po’ troppo. Personaggi da noi amati, visti crescere, adorati, stalkerati, spesso senza nessun preavviso o sentore, prendono e muoiono, nei peggiori modi possibili, facendoci rimpiangere di non aver passato la serata a guardare i Puffi. Certo, se seguire Grey’s Anatomy sarete temprati da questo fenomeno, ma a volte la morte terribile si nasconde anche dietro finali di stagione assolutamente gratuiti, come l’indimenticabile decesso della povera Jen di Dawson’s Creek. O delle volte la morte viene inserita solo per permettere alla protagonista di limonare di nuovo con la sua vecchia fiamma, come in True Blood, con l’assurdo modo di sbarazzarsi del personaggio di Alcide, ma vabbè. Io ancora sono sconvolta per la morte di Matthew in Downton Abbey… so che è stata una decisione dell’attore, ma mi ha spezzato il cuore (tra l’altro in quel telefilm si potrebbe inserire il cliché “fare figli ed essere felici porta sfiga”). Poi, ovviamente, ci sono i morti che tornano, come in The Vampire Diaries, dove è assolutamente impossibile piangere per qualche scomparso, visto che rispuntano come i funghi (tranne Jenna e John, che nessuno si fila più, nonostante fossero due tra i miei personaggi preferiti… forse per quello). La morte del papà di Marshall in How I met your mother, ma soprattutto quella della madre di Buffy, poi, sono così crude e inaspettate da avere i brividi anche solo a pensarci. Diciamo che questo è un cliché necessario, ma del quale farei volentieri a meno!

Potrei citarne tanti altri, come le gravidanze inaspettate (The Originals, Skins, American Horror Story e altre che potete trovare nell’articolo di Sara proprio sull’argomento), lo strafigo che viene dipinto come sfigato (Dean di Una mamma per amica, il già citato Matt Donovan o il più recente Enzo di The Vampire Diaries e tanti altri, compresa Jess, di New Girl, che si ritiene meno attraente dell’amica… ma per favore), il dottore super sexy o il professore (nel primo caso, non dimentichiamo mai Christian Troy di Nip/Tuck, o Derek Shepherd di Grey’s Anatomy, mentre nel secondo Alaric Saltzman di The Vampire Diaries o Max Medina di Una mamma per amica). Ve ne vengono in mente altri? Commentate, mi raccomando.

– Lidia Marino – 

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