Cinque documentari true crime da vedere assolutamente su Netflix

Il panorama di Netflix ci regala tante serie tv e film, ma anche tanti documentari. Tra questi,ce ne sono alcuni che parlano di true crime e sono molto interessanti interessanti. Noi ci siamo documentati per potervi consigliarecinque documentari true crime da vedere assolutamente..

Giù le mani dai gatti: Caccia a un killer online

La mini docuserie true crime racconta in tre puntate i fatti avvenuti in Canada nel 2010, quando su Facebook inizia a circolare un terribile video intitolato “1 boy 2 kittens”, che riprende un ragazzo nel sadico atto di soffocare due gattini.
In seguito alla visione di questo filmato, una schiera di persone capitanata da Deanna Thompson – il cui motto è “giù le mani dai gatti” – dà vita ad un gruppo Facebook dal nome “Find the Kitten Vacuumer… For Great Justice” (ad oggi ancora attivo) con l’intento di iniziare una caccia online.
A partire dai pochissimi indizi presenti nel video – tra cui il programma televisivo in sottofondo, un pacchetto di sigarette, un modello di aspirapolvere e un copriletto – grazie all’attenta analisi del gruppo di utenti, cominciano ad emergere i primi indizi sull’identità del killer, identificato con il nome di Luka Magnotta, ventottenne canadese.
L’attività del giovane si intensifica gradualmente, fino al passaggio dall’uccisione di animali all’uccisione di umani: la prova è l’agghiacciante video intitolato “1 Lunatic 1 Ice Pick”, in cui Magnotta smembra il corpo dello studente cinese Jun Lin. Video che gli costa un mandato di cattura nazionale dell’Interpol e l’ergastolo.
Un documentario crudo, che svela le derive più dark dell’utilizzo che può essere fatto dei social network, in questo caso diventato uno strumento da parte del killer per ricevere l’attenzione di un pubblico.

American Murder: La famiglia della porta accanto

Un documentario true crime di un’ora e mezza che ci restituisce un racconto orripilante della vicenda che vede protagonista Chris Watts, l’uomo sospettato di aver ucciso la moglie incinta di 15 settimane e le due figlie, Bella Marie e Celeste Cathryn, di appena tre e quattro anni.
Durante la visione non vediamo interventi di criminologi o di parenti e amici della famiglia; la docuserie si sviluppa solamente attraverso documenti originali, ci viene mostrata solamente la realtà nuda e cruda dei fatti attraverso i filmati delle videocamere della polizia – recatasi a casa della famiglia in seguito alla scomparsa di Shannann Watts – i post e le fotografie pubblicati sui social e i messaggi di Whatsapp scambiati tra la coppia.
Passo dopo passo siamo guidati da queste riprese che sembrano tutto meno che reali, per il loro portato orrorifico, verso la scoperta della verità di questa triste strage familiare avvenuta nel 2018 in Colorado.

SanPa: Luci e Tenebre di San Patrignano

Una mini docuserie di 5 puntate da circa un’ora ciascuna, con l’intento di ricostruire la storia di San Patrignano, la comunità per il recupero dei tossicodipendenti più conosciuta in Italia a quei tempi. La serie ripercorre i fatti dalla nascita del centro nel 1978, a Coriano, in provincia di Rimini, fino alla morte di Vincenzo Muccioli, padre e padrone della comunità, nel 1995.
Un uomo che con la sua volontà di ferro si prende carico dei tossicodipendenti in una società che li emargina e non fa niente per loro. Una ricostruzione che scava sempre più a fondo in quelle che sono appunto le luci e le ombre della realtà, mettendone in luce sia gli aspetti positivi, sia gli aspetti più macabri e violenti. Un’operazione che punta i riflettori sulla società degli anni settanta, in cui sempre più giovani cadono nell’abuso di eroina. Giovani ripudiati dalla società, che spontaneamente – o per volontà della famiglia – pellegrinano fino a SanPa, in cerca di un abbraccio familiare, quello di Vincenzo Muccioli.
Attraverso la cronaca, le testimonianze e le inchieste siamo calati in questa realtà che cresce a dismisura negli anni, testimoniando il passaggio da piccola realtà familiare ad industria della disintossicazione. Più la realtà cresce più cambiano le dinamiche interne e viene a mancare il rapporto diretto di Muccioli con i ragazzi. Muccioli delega a figure secondarie la tutela e il controllo dei giovani, non rendendosi conto – o forse sì – del clima che via via diventa sempre più costrittivo e violento. Un clima così rigido da trasformare la permanenza volontaria in prigionia, gli abbracci in punizioni fisiche, fino all’uso di catene e di metodi coercitivi.
La domanda che sorge è una: fino a che punto ci si può spingere per far disintossicare i ragazzi? Quanto in là è giusto andare per fare del bene?

Aguzzini in casa: La vicenda del piccolo Gabriel Fernandez

Una mini-serie documentario in 6 parti che racconta il brutale omicidio (avvenuto nel 2013 in California) del piccolo Gabriel Fernandez di soli 8 anni. Un bambino innocente, morto dopo 8 mesi di torture da parte della madre e del suo compagno. Una storia che denuncia il sistema americano che dovrebbe proteggere i bambini vulnerabili; una vicenda che processa gli assistenti sociali, che, nonostante le denunce di abusi da parte della maestra del bambino, non sono stati in grado di svolgere il loro lavoro. Colpa di un sistema sovraccarico, forse, e di persone sature di lavoro, o semplicemente negligenti.
La serie ripercorre la vita del bambino, dalla nascita, all’affido allo zio, fino al maltrattamento da parte della madre e del patrigno. Maltrattamenti che erano stati denunciati ai servizi sociali e alle autorità, senza che nulla venisse fatto per portare via Gabriel da quell’orrenda realtà che lo vedeva rinchiuso in un mobile per la quasi totalità del tempo, privato della libertà e della parola e costretto a compiere azioni disgustose proprio dai suoi tutori.
Una serie non facile da guardare, ma che apre gli occhi sulla terribile realtà che un innocente ha dovuto subire, senza l’aiuto di nessuno, neanche di coloro che avrebbero dovuto proteggerlo.

La paura del numero 13

Nick Yarris, prigioniero nel braccio della morte, ci racconta la sua storia, sorprendendoci con la sua abilità di narratore con grande proprietà di linguaggio e con la capacità di evocare, con la sua sincerità, una risposta emotiva nello spettatore. Nick è stato condannato negli anni ottanta alla pena capitale per un crimine che non ha commesso ed è incarcerato in Pennsylvania, in un carcere dove non ha neanche il permesso di parlare. Un documentario essenziale, dove il volto del prigioniero è in primo piano per tutto il tempo. La potenza del suo racconto è l’elemento che ci tiene incollati allo schermo, pieni di pathos per un uomo che racconta la sua storia: una storia dura, avvincente e commovente, che viene raccontata con la convinzione che caratterizza il suo narratore. Una storia di un presunto innocente che in nome della libertà cerca la morte. Un viaggio che ci racconta di come una decisione sbagliata possa portare con sé ripercussioni inaspettate, riportando alla nostra mente il famoso effetto farfalla teorizzato dal matematico Edward Lorenz: “Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?”. Per Nick Yarris la risposta è inequivocabile: sì.
Quella di Nick è anche una storia di resilienza, il racconto di come – a dispetto del duro e cupo ambiente in cui è recluso – abbia trovato comunque la forza di imparare, di amare, animato da una sola speranza: la libertà. Un documentario delicato e duro allo stesso tempo, ha la particolarità di saper tenere lo spettatore appeso ad un filo fino alla fine.

– Eleonora Marina Fazio –

 

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