Cinquanta sfumature di Michela Murgia

Oggi, come avrete capito, si parla di Michela Murgia. Molti di voi leggendone il nome avranno storto il naso, ma altrettanti di voi avranno sorriso compiaciuti, perché Michela Murgia è così: che sia per odio o per amore non lascia mai indifferenti e forse è la sua dote più grande. Scrittrice, voce radiofonica e di podcast, autrice di romanzi e saggi, donna che è riuscita ad adombrare politici e opinionisti vuoti di contenuto portando sul piccolo schermo se stessa senza mezzi termini, esprimendo a gran voce la sua opinione, fregandosene del bon ton di facciata. Lei si è conquistata il suo posto nel mondo a suon di critiche non troppo velate e ironia pungente; apre dibattiti e riflessioni sui temi più disparati e con ghigno beffardo aspetta, perché lo sa che la vostra carente attitudine al civile confronto vi smaschererà e lei sarà lì pronta a godersi la vostra brutta figura. Perché la farete, eccome se la farete! La pioggia di insulti che quotidianamente la colpisce ne è la prova. A perdere sarete voi e lo dimostrerete con il vostro atteggiamento becero, mentre lei sarà sempre lì a soffiare elegantemente sul fuoco della vostra rabbia venendovi a pungolare dove siete più esposti.

In questo momento in cui è di nuovo al centro dell’attenzione per un’ennesima polemica accostata al suo nome, noi andiamo controcorrente e diamo voce a chi la ama da tempo: chi meglio di un suo accanito sostenitore come il nostro Walter poteva raccontarvi la vera essenza del personaggio?

“Ci sono notti in questa quarantena in cui gli unici suoni che sento sono quelli parimenti croccanti del movimento dei miei abissi e delle patatine San Carlo che mangio compulsivamente; a volte non dormo se Patrick del Grande Fratello non ha fatto la camomilla, a volte dormo troppo e perdo la messa mattutina di Papa Francesco. È in quei silenzi notturni che c’è bisogno di pensiero, provocazione, sangue: c’è bisogno di una vera stronza. Michela Murgia lo sa e lo fa con stile; Accabadora è un libro bellissimo, di mito e morte. Chirù è un romanzo complesso in cui il dolore arriva improvviso con la sua verità sconfinata, come quando dice “quelli che si amano mantengono segreto il potere di farsi paura a vicenda”, o quando dice “…mio padre e mia madre erano vivi e io ero orfana da dodici anni”.
Eppure Michela Murgia trova il tempo anche per provocarci con puro, matto divertimento. Sulla sua rubrica youtube Buon vicinato dibatte con grinta, ironia, ipercitazionismo, con una poeticissima Chiara Valerio; toccano temi che gli intellettuali pavoni schifano: maracaibo (la più bella canzone mai cantata), la Gioconda come gattamorta, se Harry Potter sia fascio, se Renato Zero sia il nostro Michael Jackson o non piuttosto il nostro David Bowie. Libere, divertenti, colte; pure un po’ fru fru, se si vuole. Pure saggiamente sceme, se si ha l’autoironia, il coraggio e la figaggine di concederlo a se stesse. Nell’ansia da decreto, abbiamo concesso il privilegio di provocare solo a Vittorio Sgarbi; il gusto di controbattere brucia irresumabile nel trionfo di un politicamente corretto di facciata: la mediocrità è celebrata come buona educazione, la totale assenza di opinioni come buon gusto. Contro la passività degli idoli, è utile anche toccare gli dèi e spostarli, smontarli, seguire il movimento del pensiero. Battiato è un genio e io lo amerò sempre (Sì, Michela Murgia ha detto che il suo è un finto intellettualismo; e allora? Da quando non si può commentare una canzone?), ma queste due scrittrici che dibattono, immaginano, scontornano e, nel silenzio, quasi scandalizzano, mi sono diventate indispensabili. Finita la quarantena chiederò la mano a entrambe, sperando che mi sposino, che accettino di vivere con me e che, giorno dopo giorno, possiamo insieme distruggere ogni dogma, ricomporlo, incendiarci a vicenda e non avere nessuna cognizione di chi si sfoga su di noi avendo letto solo l’inizio del titolo  di mezzo articolo vecchio tra un gatto e l’altro di facebook, urlando sempre: abbasso il patriarcato.

– Walter Farnetti – “

Con la speranza che quest’unione tra grandi menti e maestri della parola veda davvero la luce aggiungerei solo che c’è sempre bisogno di voci fuori dal coro, che dicano cose scomode e ci facciano pensare che in fondo è anche bello non essere sempre d’accordo con tutti. Che dite?

– Jessica Bua –

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