Cibi afrodisiaci, storia e curiosità

1Nella nostra cultura i cibi afrodisiaci hanno una valenza per lo più divertente e non così importante: dubito che qualcuno di voi speri di conquistare il proprio partner con un cibo particolare, a meno che non sia una torta sacher, alla quale io cederei sicuramente. Eppure la cucina di questo genere ha una sua vera e propria storia, con intere tradizioni e popolazioni che tutt’ora le osservano, con assoluta devozione. Ebbene, tale tipologia di cucina nasce nella seconda metà del XVII secolo, grazie all’utilizzo sempre più frequente di cibi esotici (dai nidi di rondine alle pinne di pescecane), e si afferma la moda di profumare vini e piatti con ambra, muschio e zibetto e chi ne ha più ne metta. È soprattutto in Francia che si stabiliscono e si affinano le regole della cuisine d’amour. Attribuite alle più celebrate amanti dei sovrani francesi (ma in realtà elaborate, in tempi diversi, nelle cucine regali), sopravvivono numerose ricette che ne immortalano il nome: dalle Costolette alla Maintenon ai Filetti di sogliola alla Pompadour, alla Suprème di sogliola alla d’Estrée, ai vari piatti intitolati alla contessa du Barry, favorita di Luigi XV.

Questa cuisine d’amour viene poi rilanciata prima da Anthelme Brillat-Savarin e, più in là, dal sedicente Sire de Baudricourt, il cui fantasioso trattato diverrà il modello di tutti i successivi manuali di cucina afrodisiaca. Tra questi ultimi ricordiamo La cucina dell’amore del catanese Omero Rompini (1926) e Venere in cucina di Pilaff Bey, pseudonimo dello scrittore inglese Norman Douglas (1951). I più recenti ricettari di cucina afrodisiaca sono le Ricette immorali dello scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban: un ricettario pieno di divagazioni divertenti e Afrodita di Isabel Allende, che oltre a parlare di sesso, cucina e quant’altro infarcisce il suo volume con citazioni storico-letterarie, ricordi personali, consigli di buon senso e fantasie cautamente perverse. Beh, che sin dall’antichità la gola venisse spesso 2collegata alla lussuria non ci risulta strano: del resto, una carbonara ecciterebbe chiunque, peccato che quella non venga catalogata come afrodisiaca. Le liste di proscrizione degli ordini monastici, incrociate con le raccolte di rimedi e segreti per i debilitati e i frigidi, infatti, ci consentono di redigere il catalogo degli alimenti considerati rinvigorenti o eccitanti: siete curiosi?

Ebbene, potete inserire nella lista tutti i cibi caldi e duri da digerire (quindi la peperonata va per la maggiore), le castagne, i pinoli e le spezie in generale (il cumino potrebbe farvi subito togliere il reggiseno!), le ostriche, la cioccolata (come negarlo?) le uova di tutti i pesci, il burro (Ultimo tango a Parigi vi dice qualcosa?), i testicoli di toro e d’agnello (specie se mangiati crudi… non voglio nemmeno commentare) e vari uccelli (questa era facile). Non vanno dimenticati infine i pousse l’amour, cocktail ottenuti versando in un bicchiere da sherry un tuorlo d’uovo e vari liquori dai colori diversi che non andranno mescolati, ma lasciati stratificati: dopo maraschino, cognac e Bénédictine, sembrerà difficile giurare che non sia stato l’uovo a distruggere le vostre inibizioni.

– Lidia Marino – 

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