CGI e cinema, gioie e dolori

La tecnologia ha fatto grandi passi avanti, sia nella vita di tutti i giorni, che nel mondo del lavoro, portando migliorie che contengono luci ed ombre. Anche l’industria del cinema ha avuto i suoi vantaggi, granzie alla compiter-generated imagery, ovvero alla famosa CGI, evoluzione della già utilizzata computer gafica in 3D. Questo permette effetti speciali avanzati, tra cui la possibilità di ringiovanire o cambiare completamente i connotati di un attore. Ma oggi non parliamo di questa tecnologia, anche perché non credo di avere le capacità e le conoscenze per farlo. Oggi voglio parlare dei pro e dei contro di questa CGI; delle luci e delle ombre, delle gioie e dei dolori.

LA GRANDE REALTÀ DELLA CGI

La CGI ha portato, con la finzione grafica, una nuova realtà nella cinematografia. Può sembrare un ossimoro: come si può portare la realtà con la finzione? Semplice: ringiovanendo l’attore. Pensiamo a quegli archi narrativi in cui ci ritroviamo a parlare del passato di un personaggio. Fino a qualche anno fa, si ovviava a questo problema, cercando un attore più giovane che assomigliasse all’attore e truccandolo, cercando di aumentare questa somiglianza. Con la CGI, questo casting aggiuntivo non serve: la computer grafica può permettere di utilizzare lo stesso attore e ringiovanendolo digitalmente, dando un risultato più realistico. Questo lo abbiamo visto in film come Gemini, dove Will Smith si scontra con un se stesso più giovane o come Capitan Marvel, dove Samuel L. Jackson è stato ringiovanito per tutto il film, perché ambientato oltre 20 anni prima rispetto al resto della Marvel Cinematic Universe.

I RITORNI GRAZIE ALLA COMPUTER GRAFICA

Grazie alla CGI, non solo possiamo ringiovanire, ma possiamo anche modificare i tratti somatici degli attori. Ecco che abbiamo espressioni ben recitate per scimmie, mostri o da Gollum. Questo è forse il metodo utilizzato da più tempo, ma questi miglioramenti grafici hanno raggiunto una tale livello da non sostituire il volto di un attore solamente con quello di un mostro, ma anche con quello di altri attori. L’apoteosi di questi ritorni l’abbiamo vista in vari film, come Rogue One, film della saga di Star Wars, dove abbiamo rivisto il Grand Moff Tarkin, nonostante l’attore Peter Cushing fosse morto ormai da 22 anni. Ed ecco che il personaggio è stato interpretato da Guy Henry e poi, con la CGI, è stato riportato in vita il Tarkin che tutti conosciavamo, riscrivendo il volto di Henry, per renderlo di nuovo Peter Cushing.

LE OMBRE DELLA CGI

Il problema della CGI è il traguardo che si vuole raggiungere. Questa tecnologia, potrebbe permettere ad alcuni attori di perdere il proprio volto. Dove può rendere immortali alcuni volti, può impedire che altri possano venire fuori. In un periodo cinematografico dove vengono prodotti quasi solo remake o reboot, prequel e sequel, il rischio che molti attori possano diventare solo manichini in mano al reparto effetti speciali per diventare poi qualcun’altro. Può sembrare un rischio piccolo, ma pensateci: quante volte in questo reboot avete ritrovato un personaggio interpretato da un altro attore e avete detto “Era meglio l’attore prima?”. Ecco che la CGI potrebbe venire a favore di questo capriccio del pubblico a scapito di attori meritevoli che troveranno ancora più difficoltà a sfondare.

Voi che ne pensate voi della CGI?

– Giorgio Correnti –

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