Capire l’arte contemporanea: Ai Weiwei

Il terzo episodio è dedicato ad uno dei miei artisti preferiti: sono sicura che googlandone il nome riconoscerete diverse delle sue opere! Cos’è che mi piace di lui? Ai Weiwei non è solo uno degli artisti contemporanei più apprezzati del momento, un designer, il figlio di un poeta, Ai Weiwei è soprattutto un attivista per i diritti umani e un oppositore del regime politico del suo Paese: la Cina. Si dedica all’arte tramite diversi media: produce una serie di video che richiamano i suoi studi alla Beijing Academy, dipinge, produce sculture e istallazioni di diverso genere e collabora con gli architetti Herzog & de Meuron alla creazione dello stadio nazionale di Beijing per le Olimpiadi del 2008: il filo conduttore della sua opera è il rapporto con la Cina, le sue radici, e il mondo occidentale, in particolare gli Stati Uniti, dove passa 12 anni, in cui studia arte e scopre Marcel Duchamp, Andy Warhol, e Jasper Johns.

La chiave per la lettura delle sue opere è nella storia personale dell’autore: vive, infatti, l’infanzia in un campo di lavoro e l’adolescenza in esilio nella città di Shihezi, per via dell’orientamento politico del padre, potendo tornare a Beijing solo dopo la morte di Mao Zedong. A 24 anni si trasferisce negli Stati Uniti, dove prosegue i suoi studi, e comincia a realizzare le sue prime opere di arte concettuale; è costretto, 10 anni dopo, a rientrare in Cina, a causa dei problemi di salute del padre. Decide, a questo punto, di aprire un blog, dove critica apertamente alcuni aspetti della società cinese, la politica ed il governo, anche attraverso una serie di scritti autobiografici; il blog viene chiuso 4 anni dopo dalle autorità e l’artista continua la sua attività su Twitter. L’anno successivo viene sottoposto agli arresti domiciliari dalle autorità cinesi, che demoliscono il suo studio Shanghai;  la crisi sembra passare, ma l’autore non rinuncia al suo ruolo di attivista politico, continuando a denunciare la corruzione, la mancanza di democrazia e del rispetto dei diritti umani fondamentali che caratterizzano il regime cinese.

Nel 2011 viene nuovamente arrestato; viene detenuto per 81 giorni, senza che il governo sia in grado di formulare una accusa solida. Le pressioni sul governo di Pechino per il rilascio dell’artista hanno portata internazionale: Stati Uniti, Unione Europea ed Hong Kong in prima linea richiedono ufficialmente il rilascio, la comunità artistica internazionale si mobilita immediatamente per organizzare diverse proteste, e Ai Weiwei viene finalmente rilasciato. Il conflitto che l’autore vive, l’amore per la cultura e la storia della Cina e l’odio verso il regime, è presente in tutte le sue opere; tra le mie preferite (e una delle più famose, aggiungerei) è Semi di Girasole. Mille metri quadrati di piccoli semi di girasole in porcellana, fatti e dipinti a mano dagli artigiani della città di Jingdezhen, maestri in questa arte, per ricordare i milioni di cittadini cinesi vittime delle carestie provocate da Mao, e forse anche per dare ispirazione ai milioni di cittadini della Cina di oggi: una piccola cosa può avere un grande potere; così come tanti piccoli semi, insieme, compongono un’opera d’arte meravigliosa, allo stesso modo tutti i cittadini cinesi, insieme, potrebbero contrastare il regime.

– Mangoberry – 

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