Canzoni sul mare

Sembra che il 20 Maggio sia la Giornata europea del mare, quindi ho pensato di dedicare un articolo a questo grande amore, che da sempre ha influenzato l’arte, in tutte le sue forme. Se infatti esistono tante canzoni sul mare, ci sono anche tantissimi dipinti, romanzi e opere teatrali che lo prendono come riferimento, per l’incredibile “ondata” (scusatemi) poetica che questo ha sempre avuto sull’animo umano. Ma, appunto, come il titolo suggerisce, andrò a focalizzarmi principalmente sull’ambito musicale, questa particolare volta, riservandomi in futuro di fare lo stesso anche per le altre categorie, perché no. Come potete immaginare, selezionare alcuni brani non è stato semplice, perché la musica dedicata al mare non sarà quanto quella dedicata all’amore, ma vi assicuro che per vastità di materiale non ha certo da invidiare nulla a nessuno. Proprio per questo ho deciso di sceglierne cinque unicamente dal repertorio italiano, perché la scelta fosse leggermente più circoscritta (anche se comunque, anche così, avrei potuto andare avanti all’infinito). Nella speranza di non far arrabbiare gli esclusi, eccone alcune davvero belle.

1. Marco Masini, Ci vorrebbe il mare

Ci vorrebbe il mare dove non c’è amore,
il mare in questo mondo da rifare.
Ci vorrebbe il mare.

Mi sono resa conto, da grande fan del Maso, che raramente ci sono persone indifferenti alla sua musica: o lo si odia o lo si ama. Probabilmente proprio a causa della sua voce così intensa e dei testi spesso molto tristi, rimanere nel mezzo risulta abbastanza difficile. Ad ogni modo, facendo parte io di quelli che lo apprezzano davvero tanto, non potevo che iniziare con questo brano del 1990, che rende perfettamente l’idea del mare potente, che può travolgere tutto quello che ha attorno, come anche accarezzare i piedi al passaggio sulla sabbia, dolcemente. Una canzone dove viene cercata una soluzione e al tempo stesso si rifugge da essa: quel “ci vorrebbe un mare dove naufragare”, del resto, rimanda direttamente a il “naufragar m’è dolce in questo mar”.

2. Loredana Bertè – Il mare d’inverno

Mare, mare,
qui non viene mai nessuno
a trascinarmi via...

Brano lanciato dalla Bertè nel 1983 e ancora oggi un vero e proprio capolavoro, che tutti conoscono e – spero – amano. Oltre alla voce graffiante dell’interprete, che dona alla canzone un’intensità unica, un lamento che ti entra nelle vene, dobbiamo questo splendido brano ad Enrico Ruggeri, che ha rappresentato in maniera poetica quello stato di solitudine e di inquietudine presente nell’animo dell’uomo, quei momenti che prima o poi tutti viviamo. E quindi non si parla di un mare caldo, piacevole, che attragga le persone, ma di un mare agitato, ancora lontano dai favori della gente e per questo allontanato da essa. Uno spunto di riflessione che vi farà subito iniziare a cantare, se distratti, o a pensare, se presi dal testo. Bellissima.

3. Renato Zero – Spiagge 

Quanti segreti che
appartengono al mare…

Quando si parla di poesia musicale, mi dispiace, non si può non citare Renato Zero. Insomma, quest’uomo potrebbe rendere intensa anche un canzone su un calzino… figurarsi sul mare! Ed ecco quindi a parlare di Spiagge, un brano che regala a chi ascolta una nostalgica fotografia di amori estivi, che durano poco, che forse non significano abbastanza, ma che lasciano piacevoli ricordi e creano momenti indimenticabili della vita, con una finale speranze che questi rapporti continuino, che si continui ad amare ancora. L’inverno passerà fra la noia e le piogge, ma una speranza c’è: che ci siano nuove spiagge.

4. Claudio Baglioni, Io dal mare

Ed io
dal mare venni e amare mi stremò,
perché infiammare il mare non si può.

E anche Baglioni non poteva certo mancare all’appello. Questa bellissima e meravigliosa canzone, racchiude in sé un valore autobiografico dell’autore molto forte. Il cantante ha infatti dichiarato più volte di avere saputo dai suoi genitori di essere stato concepito su una spiaggia, a due passi dal mare, che in effetti ritorna in diversi brani dell’artista, come momento romantico e importante. Io dal mare è un canto sulle origini, dove il mare è la stessa vita dell’uomo, che si collega a livello semantico ad altre parole fondamentali per l’esistenza stessa dell’umanità (stremare, amare, calmare, ansimare…) e che poi infatti arrivare, sempre in rima, all’eclissi dell’uomo, al suo consumare, catramare… ecc. Questo è scrivere.

5. Lucio Dalla – Com’è profondo il mare 

Il pensiero come l’oceano
non lo puoi bloccare,
non lo puoi recintare:
così stanno bruciando il mare.

Vedete quante meravigliose canzoni si ispirano al mare? E del resto, ha così tanta poesia in sé da non poter che essere trattato in questo modo perfetto da tutti questi artisti. In modo tutti diversi, tra l’altro. Nel caso di Dalla, in questo pezzo inizia parlando dell’umanità nella sua negatività, nel suo omologarsi, nel suo inserirsi nella totalità, in modo che appare vano… ma che non lo è. Ognuno di noi è infatti un singolo che, pur se unico, pur se semplice, può esprimere il suo pensiero, e nessuno può fermarlo, così come nessuno può bloccare un’onda, mai. Ovviamente il testo si lega anche all’anno in cui è stato scritto, ma risulta sempre attuale nella sua voglia di uscire fuori, di lottare nel suo piccolo per essere una voce al di fuori del coro. Una canzone da ascoltare attentamente.

Sì, ne ho lasciate fuori tantissime, ma sono soddisfatta di quelle che ho incluso. Voi quale avreste consigliato e analizzato?

– Lidia Marino – 

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