Canzoni dedicate al cibo

Facile scrivere canzoni che parlano d’amore, di amicizia, di sofferenza e di tutte le altre sfere del sentimento umano, ma quante si soffermano su uno degli elementi più importanti per l’uomo: il cibo? Non abbastanza, senz’altro, ma di sicuro qualcuno c’è, che ci regala canzoni dedicate al cibo, con lo stesso trasporto che metterebbe per parlare di un rapporto duraturo con la persona amata, o con allegria e vitalità, che lo stesso protagonista porta ai nostri palati. La trovo deliziosa, come tipologia di musica, e vi assicuro che il doppio senso non era voluto… o forse sì. Vediamone, dunque, qualcuna e spero proprio di farvi venire fame!

Fabrizio De Andrè – Crêuza de mä

Parlando delle tradizioni e della storia del Mediterraneo, l’accenno al cibo era assolutamente obbligatorio e questo Faber lo sapeva benissimo. In Crêuza de mä (in genovese: una stradina collinare in salita, delimitata da mura, e che porta in piccoli borghi), album del 1984 scritto in accento ligure, ci sono i temi del mare e del viaggio, le passioni, anche forti, e la sofferenza altrettanto forte; questi temi vengono espressi proprio sul piano musicale, attraverso il ricorso a suoni e strumenti tipici dell’area mediterranea, nonché all’aggiunta di contributi audio non musicali registrati dal vivo, magari in ambienti portuali o marinareschi. Parlando di marinai e della vita delle persone, della loro realtà, sapere ciò che mangiano, ciò che bramano, ciò che disprezzano ce li rende più reali e quindi ecco spuntare pesci fritti ed interiora, muri scrostati e vino cattivo, esprimendo perfettamente le sensazioni di chi ci appare davanti agli occhi tramite le parole di De André, con le esperienze provate sulla propria pelle e la crudezza d’essere in balìa reale degli elementi.

Rita Pavone, Viva la pappa col pomodoro

Vi viene da ridere? E invece sappiate che c’è una profondità molto più grande di quanto possiate pensare in questo testo e anche un’enorme – sebbene ci appaia molto semplice adesso – verità: “il popolo affamato fa la rivoluzion”. Ed è la pura realtà. Insomma, è bello morire per i propri ideali, è bello scrivere poesie per il proprio amore, è giusto soffrire dei propri dolori, ma quando si tratta di fame, quella fisica e potente, c’è poco altro a cui pensare. Ed ecco che un piatto leggero, senza tempo e povero di ingredienti diventa la salvezza, la bontà più grande, il sogno più agognato. Quindi tutti insieme inneggiamo questo inno contro l’oppressione e la guerra, mangiando ciò che possiamo e apprezzando tutta la fortuna che abbiamo. La versione della Pavone è stata scritta da Lina Wertmüller e musicata da Nino Rota.

Lo Zecchino d’Oro, Le tagliatelle di Nonna Pina

Parlando di cibo, non potevo certo tralasciare una delle canzoni che tanto lo celebrano e lo inseriscono tra le migliori medicine del mondo, sane e che danno una carica, oltre che fisica, decisamente psicologica. Il brano è scritto e composto da Gian Marco Gualandi e interpretato da Ottavia Dorrucci (5 anni di Verona), vincendo il 46° Zecchino d’Oro. Il brano ha ottenuto subito un incredibile successo, e nel corso degli anni è diventato un vero tormentone, tanto da essere inserito come stacchetto musicale a La prova del cuoco e proposto nei premi di Affari tuoi. Del resto: sono le tagliatelle di nonna Pina, un pieno di energia effetto vitamina! Mangiate calde col ragù, ti fanno il pieno per sei giorni ed anche più!

Mina, Che bontà 

Ok, il finale di questa canzone potrebbe togliere l’appetito a chiunque, ma se evitate di focalizzarvi su quello, il testo, oltre ad essere divertente e magistralmente eseguito (come del resto tutti i brani di Mina), cita tantissimi piatti prelibati, molti dei quali hanno nomi così astrusi da risultare fittizi: dal Vitello delle Ande e il bovino della Gallura, la sentiamo chiedere cosa stia assaggiando di così buono, fino ad arrivare al cioccolato svizzero e al cacao della Bolivia (sì, poi arriva ad un’altra conclusione, ma voi state tranquilli!). E poi, la canzone è inserita nell’album Mina con Bignè, quindi è vincitrice già per questo particolare.

Jimmy Buffett, Cheeseburger In Paradise

Lo so che “buffet” si scrive con una “t” sola, ma quando ascolta questa canzone non posso fare a meno di pensare che ci sia un certo collegamento con il cantante, che volete farci? Bene, in questo brano non solo parliamo di un delizioso cheeseburger, ma lo collochiamo anche in un contesto sacro: insomma, quanti di voi si aspettano che il Paradiso abbia il proprio piatto preferito come risorsa infinita? Diciamo che quasi sarebbe da pretenderlo, no?! Bene, è quello che deve aver pensato Jimmy, quando ha iniziato a descrivere il suo panino dei sogni, dalle cipolle ben tagliate al pane caldo e soffice. Come dargli torto?

– Lidia Marino – 

 

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