Cannes Film Festival 2018: novità e polemiche

Oggi, 8 maggio, apre le porte il Cannes Film Festival 2018, che tra il solito glamour e nuove polemiche, festeggia la sua settantunesima edizione. In pieno movimento #MeToo, nell’ormai famosa sacca di jeans consegnata al momento dell’accredito, oltre al classico trittico di cataloghi in bronzo scintillante, gli ospiti troveranno anche un biglietto bianco con un papillon nero ad indicare loro (perché tristemente sembra essercene bisogno) un giusto comportamento, con tanto di numero a quale rivolgersi in caso di molestie, che sono punibili con la reclusione fino a tre anni di prigione e 45 mila euro di ammenda. In più troveranno anche una cartolina rossa con disegnato un segnale di divieto alle foto e i selfie; le parole del delegato generale Thierry Frémaux in proposito: “li abbiamo proibiti soprattutto perché allungano la passerella e in molti rovinano giù dalle scale e comunque siamo qui per vedere i film e non noi stessi”.

Ma la vera polemica si aggira intorno al braccio di ferro tra Fremaux e Netflix, che di fronte al veto di prendere in concorso il film di Cuaron, Roma, perché senza distribuzione nelle sale in Francia, come da regolamento, ha reagito togliendo dalle proposte fuori concorso l’ultimo film di Orson Welles (The Other Side of Wind) finalmente completato. Fremaux si è difeso parlando della tradizione culturale francese, risalendo perfino ai Lumière, per dire: “il festival è a Cannes, in Francia, un paese che continua ad amare il cinema che si vede collettivamente in sala. Netflix, come Amazon, sono novità che rispettiamo, ma per noi l’arte cinematografica resta il film in sala, la sua poesia che è una cosa unica. È stato un dispiacere rinunciare al bel Roma di Alfonso Cuarón, ma non potevamo metterlo in concorso perché in Francia c’è un sistema e ci sono leggi che prevedono che i film devono andare in sala e dopo tre anni sulle altre piattaforme. E ricordiamo che comunque questo è un Festival francese. Si può discutere del sistema vigente in Francia ma per ora le cose vanno così. Chissà in futuro potranno esserci accordi: magari far uscire il film in streaming nel mondo, ma non in Francia”.

Il 2018, però, segna il ritorno al Festival di Lars von Trier: “È stato considerato persona non gradita dal festival a causa di frasi scherzose sui nazisti, un argomento su cui non è ammesso il gioco. Ma di certo non è un filo nazista e quindi abbiamo deciso che dopo qualche anno poteva essere riammesso”. E l’Italia? Sotto la Palma Matteo Garrone, quarta presenza a Cannes, con Dogman, e Alice Rohrwacher, terza volta sulla Croisette, con Lazzaro Felice. Al Certain Régard torna invece Valeria Golino con Euforia e debutta alla Quinzaine Gianni Zanasi con Troppa Grazia. Infine, soltanto domani si saprà se L’uomo che uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam potrà essere proiettato il 19 maggio, giornata di chiusura del festival cinematografica. Lo ha stabilito l’alta corte del tribunale di Parigi che ha esaminato il caso in una camera di consiglio durata oltre tre ore. Qual è il problema? La disputa legale che vede di fronte il produttore del film, Paulo Branco ed il suo regista. Il producer strinse un accordo con Gilliam per ottenere i diritti sull’opera in cambio del suo finanziamento; Branco, però, non è riuscito a trovare il denaro necessario, costringendo il regista a cercare un altro produttore. Ma, secondo Branco spetterebbe ancora a lui la decisione di far eventualmente distribuire Don Chisciotte, motivo per cui aveva trascinato Gilliam in tribunale e intimato al festival di non trasmettere il film. Il caso è stato trattato ieri durante un’udienza di emergenza, un giorno prima dell’inizio del festival e se ne conoscerà mercoledì l’esito.

– Lidia Marino – 

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