Caffè nel mondo

Il caffè è indubbiamente una delle bevande più amate e, al tempo stesso, odiate dell’intero pianeta. Il caffè c’è quasi ovunque e viene consumato in modalità differenti che creano diatribe, discussioni e guerre di trincea. Ma non è forse tutta questa accesa lotta per il miglior caffè sintomo di un amore profondo per questa bevanda?

Partiamo dal dire cos’è il caffè. Parliamo di una parola inglese, ovvero “coffee”, entrata nel loro lessico nel tardo XVI secolo dall’olandese “koffie”, che proviene dalla parola turco ottomana “kahve”, che, a sua volta, deriva dalla parola araba “qahwah”, ovvero “bevanda stimolante”. Ed proprio questo, una bevanda stimolante, grazie al contenuto della caffeina, una sostanza alcaloide dalle capacità energetiche che prende proprio il nome dalla bevanda nella quale è più diffusa: il caffè, per l’appunto. Il caffè come lo conosciamo noi, proviene da un seme (chiamato in modo originale “seme di caffè”) di una pianta delle Rubiacee di cui esistono all’incirca 600 generi e 13.500 specie. Di queste, solo 100 sono considerate varianti utili per il caffè.

Il caffè come bevanda, si ottiene in molti modi differenti, anche se il più comune è quello di far passare acqua calda attraverso una polvere composta dalla frantumazione dei semi e poi filtrata. Le modalità ed il quantitativo di acqua utilizzato in questo processo, cambia il genere di caffè che beviamo. Nel nostro bel paese, la forma più diffusa di caffè è l’espresso. Si tratta di una tazzina piccola di caffè, dove la caffeina è, quindi, concentrata in poco liquido. Qualsiasi sia la macchinetta utilizzata (moka, macchinetta a cialde, quella del bar sotto casa…) la modalità di realizzazione di un buon espresso è sempre la stessa: l’acqua viene scaldata con calore o a pressione, passa attraverso il caffè in polvere, insaporendosi e poi viene raccolta in un recipiente (bricco, tazzina, moka stessa, eccetera…).

Nel resto del mondo, soprattutto negli USA dove è una bevanda diffusissima, il caffè viene bevuto in tazze grande, quello che noi chiamiamo caffè americano. Si parla di una tazza grande, con molta più acqua, ma con spesso la stessa quantità di caffè dell’espresso. In pratica, un caffè allungatissimo. Questo modo di berlo lo rende meno forte e, soprattutto, al pari di una bevanda calda, ma l’Italia, popolo di condottieri culinari, lotta contro questo caffè, chiamandolo “scempio”, “brodaglia” o “acqua sporca”. A me, che piace anche il caffè americano, posso dirvi che è un sapore meno forte, meno da amatore, ma comunque piacevole. In fondo, la modalità di realizzazione è la stessa, ma con molta più acqua.

Poi esistono i caffè internazionali, quelli particolari, diversi. Quello indiano, con cardamomo, rosa e zenzero, per esempio; quello scaldato dentro un bricco d’argento nella sabbia calda; quello al ginseng o al guaranà. Tra tutti questi, nessuno spicca, ma tutti sono godibili. Esistono anche gli americanissimi “caffè ciccioni”, ovvero quelli con caramello, panna, latte, vaniglia, cioccolato e tante altre schifezze zuccherose, tutte miste a creare vari bicchieri di “caffè” che hanno reso famosa una grande catena di queste bevande che in Italia stenta a sfondare. Ve lo dico: quelli non sono caffè, ma bevande al caffè.

E voi? Amate il caffè? Preferite l’espresso o quello americano? Fatecelo sapere nei commenti.

– Giorgio Correnti –

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