Buon compleanno, Francis Ford Coppola!

Un assiduo lettore di Youpopcorn potrebbe leggere questo articolo e pensare: “strano, di solito non fanno gli auguri a tutti i registi, come mai farli ad uno in particolare?” E avrebbe ragione a farsi questa domanda. La risposta – molto semplice – è che la sottoscritta è di parte e non se ne vergogna affatto. Sì, ho una sorta di venerazione per Francis Ford Coppola e mi è sembrato dunque opportuno e quasi obbligatorio celebrare i suoi 77 anni, onorando il suo immenso lavoro. Come spesso accade, una carriera così lunga conta anche titoli trascurabili, ma non per questo 1ci è permesso cancellare i suoi grandi capolavori, che regaleranno al mondo del Cinema sempre un’emozione immortale. Certo, dobbiamo a lui anche la spinta nel mondo della recitazione di suo nipote Nicolas Cage… ma tutti sbagliano, dobbiamo accettarlo. E poi, senza Cage, magari nessuno avrebbe dato una mano a sfondare a Johnny Depp, quindi tutto alla fine ha un suo scopo per il quale ringraziare, dai. Ma parliamo un po’ di questo adorabile signore, che fino ad ora ha stretto tra le mani sei Oscar, il Leone d’oro alla carriera, sei Golden Globe, tre David di Donatello, due Palme d’Oro e un premio BAFTA.

Come sicuramente potreste dedurre dal cognome, le sue origini sono italiane – e più precisamente lucane. L’arte abbraccia la sua famiglia già prima del suo debutto sul grande schermo: suo padre, Carmine Coppola, era un noto musicista jazz che suonava nell’Orchestra Sinfonica di Detroit, mentre sua madre, Italia Pennino, si intendeva notevolmente di filmografia, perché figlia del compositore Francesco Pennino che, oltre alla passione per la musica, possedeva anche una sala cinematografica a Brooklyn, dove la ragazza passava molto tempo. Anche la sorella minore di Francis subì questo clima, diventando la nota attrice Talia Shire (Adriaaaana!). Lo so che state ancora pensando a Nicolas Cage, ma può capitare anche nelle migliori famiglie, suvvia (spero che non ci sia nessun suo fan che potrebbe offendersi, ma ammetto di non trovarlo credibile neanche lontanamente, perdonatemi). Come conferma che spesso non tutti i mali vengano per nuocere, dobbiamo l’enorme talento di Francis anche grazie ad una brutta poliomielite, che lo costrinse in casa per lunghi periodi, durante i quali sviluppò la passione per i teatrini di marionette e realizzò, a partire dall’età di 10 anni, i primi film amatoriali con la cinepresa da 8 mm di suo padre. Tra lui che da malato ha imparato l’arte e Tarantino che ha affinato il suo sapere nel campo grazie al suo lavoro in un videonoleggio, mi viene da pensare che il modo ossessivo che ho di guardare musicals nel tempo libero potrebbero farmi lavorare in quel settore, un giorno! Ok, non c’entrava niente, ma una ragazza potrà pure sognare.

2Ma torniamo al nostro bel festeggiato: senza che vi annoi con tutti i dettagli della sua carriera, che potreste trovare in qualsiasi documento riguardante la sua biografia, arriviamo subito a lodarne alcune pietre miliari del Cinema. Nel 1970 Coppola scrive la sceneggiatura che gli consegna il primo premio Oscar: Patton, generale d’acciaio, interpretato da George C. Scott, film che vinse 7 premi Oscar in totale. E poi arriviamo al 1972 che vede l’uscita di quel meraviglioso film che tutti conosciamo e amiamo (no, mi rifiuto di pensare che possa esserci gente a cui non è piaciuto, così per altri due suoi lavori che nominerò dopo): Il Padrino, pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Mario Puzo (ne avevo già parlato nell’articolo sui film tratti dai libri). Oltre a vantare la presenza della star indiscussa Marlon Brando come protagonista, abbiamo un cast davvero luminoso, con James Caan, Robert Duvall, l’allora sconosciuto Al Pacino, Diane Keaton e la stessa sorella di Francis Talia Shire. Il film ricevette 10 nomination agli Oscar, vincendone tre: miglior film per Albert S. Ruddy, miglior sceneggiatura non originale per Coppola e Mario Puzo, miglior attore a Marlon Brando (che in quella occasione rifiutò il premio, in disaccordo sui maltrattamenti del mondo di Hollywood verso i nativi americani… che uomo!). Oltre agli Oscar, la pellicola vince altri premi internazionali come il Golden Globe, Kansas City Film Festival, David di Donatello, British Academy Film and Television Awards, New York Film Critics Circle Award, e molti altri premi minori. Un lavoro mastodontico, che vedrà poi anche due seguiti (che daranno notorietà ad un altro mostro cinematografico: Robert De Niro): il secondo otterrà ancora più successo del primo, ricevendo 11 nomination agli Oscar e vincendone 6: miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regia tutti e tre per Coppola, e ulteriori miglior scenografia, miglior colonna sonora a Nino Rota, miglior attore non protagonista per il giovane Robert De Niro (scelto per il film da Coppola stesso). Il terzo, di meno impatto degli altri due, raccoglie sei nominations, ma nessun premio, anche se il livello mantiene una certa costanza, elemento da non sottovalutare per una trilogia.

3Per paura di dilungarmi troppo (di film, l’amore mio ne ha fatti davvero tanti e molti di ottimo contenuto e impatto), vi illustro subito i due lavori di cui ho parlato prima che tutti dovrebbero amare e riverire. Il primo è ovviamente Apocalypse Now, anch’esso trasposto da un romanzo meraviglioso (Cuore di Tenebra di Conrad), ma ambientato nel periodo della guerra del Vietnam. Per dire, per gusto prettamente personale ammetto di non avere una particolare tendenza a guardare volentieri i film su argomenti bellici, ma questo… che dire, questo è un capolavoro. La pellicola vede nuovamente Marlon Brando, affiancato questa volta da Martin Sheen, Robert Duvall (quinta collaborazione con Coppola), Frederic Forrest, Dennis Hopper ed un giovane Harrison Ford. Ci furono davvero molte crisi durante le riprese, quasi come se l’intero set fosse maledetto: oltre a tifoni che distrussero varie volte le scenografie, alcuni membri del cast soffrirono per abusi di droghe o crisi nervose. Martin Sheen ebbe addirittura un infarto e furono costretti ad utilizzare spesso una controfigura per il suo ruolo da protagonista. I produttori persero fiducia nella pellicola e tagliarono i fondi, portando Coppola ad un esaurimento nervoso che quasi lo spinse non solo al divorzio dalla moglie, ma anche al suicidio. Insomma, un film che è costato davvero sangue e fatica, ma, come si dice, ne è valsa la pena. La pellicola ricevette 8 nomination agli Oscar, non vincendo i principali, ma ottenendo la miglior fotografia e il miglior sonoro… purtroppo quell’anno lottò contro un altro capolavoro Kramer contro Kramer: mi sarei arrabbiata di più se avesse perso le statuette contro un film scadente, ma non è stato così. Ad ogni modo, premi o non premi, rimane una grande prova stilistica, nonché una grande rappresentazione atipica di un argomento “comune” come la guerra.

Sono certa ch4e già sappiate dove andrò a parare con l’altro film, se avete seguito almeno un po’ i miei precedenti articoli… sì, sto parlando di Bram Stoker’s Dracula. Amo la figura del Conte e su di lui ho scritto la mia Tesi all’Università, analizzando proprio la capacità di tale ruolo di evolversi e adattarsi ai secoli che lo scalfiscono, come un perfetto vampiro dovrebbe fare. Prendere il romanzo di Stoker e aggiungere la storia d’amore è stata una mossa estremamente raffinata per Coppola: nessun estremismo, non ci sono eccessi di miele, non si trasforma un horror in una commedia romantica, ma si dà ad un nemico una motivazione, elemento che oggi è tanto comune (e tanto banalizzato… guardate Maleficent, per esempio, dove addirittura si è sentito il bisogno di annullare ogni malvagità da quella che originariamente era stata un’antagonista). Il cast è scelto accuratamente e vanta nomi come Gary Oldman, Anthony Hopkins, Keanu Reeves e Winona Ryder. Agli Oscar vince tre premi “tecnici” (miglior trucco, migliori costumi e migliori effetti speciali), ma al botteghino batte tutti e rimane tra i film più amati tra il pubblico.

Ok, ora l’articolo è già abbastanza lungo, ma spero non vi abbia annoiato, così come spero capiate che comprendo perfettamente quanti grandi titoli io non abbia citato, ma con cognizione di causa. Concludo con qualche curiosità, giusto per solleticare un po’ il vostro appetito: da bambino la camera da letto di Francis era coperta di foto della sua stella del cinema preferita, Jane Powell, che strappò quando scoprì le nozze della stessa con Geary Anthony Steffen, Jr.! Il suo numero preferito è il 7, tanto da trovare un pretesto per inserirlo in ogni sua sceneggiatura. Nel 1999 è stato insignito del titolo di duca di Megalópolis dal sovrano del Regno di Redonda.

Auguri, Francis!

– Lidia Marino – 

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