Biscotto della fortuna: storia e origini

1Ieri sono stata a cena ad un ristorante cinese – un tipo di cucina che adoro da sempre e che adesso, insieme alla giapponese, ha conquistato l’Italia – e, alla fine del pasto, la cameriera ha regalato un biscotto della fortuna ad ognuno, come tradizione. Così, dopo essere andata subito a cercare la frase nascosta all’interno del croccante dolcetto, mi sono incuriosita circa le origini di questa usanza e sono andata a documentarmi ed ora vorrei condividere con voi questa mia nuova conoscenza, confidando nella vostra sete di apprendere!

Come molti dei cibi proposti all’interno di questi menu asiatici, anche questo non appartiene davvero alla Cina, e, anche se la provenienza esatta non sia precisa, diversi gruppi di immigrati in California affermarono di avere deciso di rendere popolare questa usanza all’inizio del ventesimo secolo, basandosi su una ricetta di cracker tradizionali giapponesi. Quindi un prodotto amato dall’america, ispirato al Giappone e spacciato per Cinese: fantastico! Le tracce storiche parlano di questi cracker dolci, realizzati a partire dal diciannovesimo secolo, nei pressi di un tempio giapponese dedicato al circolo casuale della fortuna, chiamato omikuji: ed ecco il motivo di questo nome (anche in giapponese portavano l’appellativo “tsujiura senbee” ovvero “cracker della fortuna”). Gli originali biscotti giapponesi erano però più grandi e realizzati con una pasta più scura, ripieni di sesamo e miso, ma contenevano già un biglietto dal contenuto più poetico che concentrato sui consigli. I giapponesi hanno poi introdotto i biscotti negli Stati Uniti all’incirca verso il 1890: Seiichi Kito, il fondatore di Fugetsu-do a Little Tokyo, di Los Angeles, riferì di aver avuto l’idea di mettere un messaggio nel biscotto poiché ispirato a Omikuji (la fortuna che scivola), come i biscotti che vengono venduti nei pressi dei templi e dei santuari in Giappone. Secondo la sua storia, fu lui a vendere i suoi biscotti anche ai ristoranti cinesi dove furono accolti con grande entusiasmo nelle zone di Los Angeles e di San Francisco. Kito sostenne che fosse merito suo la grande popolarità di questi biscotti associati al ristoranti cinesi. Un’altra teoria su tale associazione, invece, parte dalla considerazione storica che durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, numerosi giapponesi vennero internati nei campi di concentramento, lasciando un vuoto anche nella produzione di dolciumi, che venne colmato dal mercato cinese. Ad ogni modo, in Cina non troverete di questi biscotti, questo è sicuro.

Ma, come ogni elemento interessante che si rispetti, anche le origini del biscotto non affondano solo nella storia, ma anche nella leggenda. Questa narra che nel XIII secolo, in Cina, nacque l’amore tra un principe povero e la figlia di un potente sovrano (quale affascinante racconto può farsi mancare gli innamorati?): il re intendeva dare la bellissima figlia in sposa al principe del regno confinante, per poter così riunire i due Paesi, e, per ostacolare la relazione di lei col principe povero, mandò quest’ultimo in una città lontana del suo regno. Ma l’amore non può essere fermato e i due escogitarono un sistema per continuare a vedersi, comunicando proprio tramite messaggi inseriti in piccoli pasticcini. Grazie a questo stratagemma riuscirono a escogitare un piano per fuggire, senza che nessuno li scoprisse, e scapparono lontano, vivendo a lungo felici e contenti. Io tifo per questa di storia, voi?

– Lidia Marino – 

Rispondi