Babbo Natale e la Coca-Cola

Da diversi anni siamo costretti a sentirci ripetere che Halloween non dovrebbe essere festeggiato, in quanto appartenente ad una tradizione che non ci riguarda, ovvero quella americana. Ciò è sbagliato storicamente sotto tanti di quei punti di vista che potrei andare avanti all’infinito a scriverne, ma dato che siamo nel mese della mia celebrazione preferita, sarà a quella che dedicherò l’articolo. Sono certa che molti avranno sentito i loro genitori raccontare che ai loro tempi  non fosse Babbo Natale a portare i doni, bensì San Nicola, giusto? Infatti la figura del portadoni più amata al mondo non è altro che il risultato di due folcrori: quello italiano e quello germanico. Da una parte abbiamo il grande dio Odino, che durante le sue battute di caccia riempiva gli stivali dei bambini con dolciumi e regali e dall’altro lato un vescovo cristiano del IV secolo, che secondo la leggenda avrebbe riportato in vita tre giovani fanciulli, uccisi ingiustamente. L’unione dei due personaggi ha portato ad un ibrido, un burbero elfo, che a volte era anche un vecchio saggio. Solo dagli anni ’30 il paffuto barbuto che abbiamo imparato a conoscere è andato canonizzandosi in tutto il mondo. E perché? Ed è qui che torno a farmi una bella risata, ricollegandomi al mio incipit. Tutto ciò grazie alla Coca-Cola.

Potreste aver sentito in giro che è stato proprio il brand americano a scegliere i colori tanto noti della divisa di Babbo, ma in realtà non è così. Nella prima pubblicità natalizia con il famoso Santa Claus, risalente al 1920, compariva un uomo dallo sguardo severo, simile a un vecchio folletto. L’ispirazione per queste prime illustrazioni veniva dai lavori di Thomas Nast, vignettista della Guerra Civile, noto per aver disegnato moltissime versioni di Santa Claus. Haddon Sundblom, però,  disegnatore ufficiale della bevanda americana, iniziò a illustrare Babbo dal 1931, pubblicando il suo primo lavoro per la nota azienda su The Saturday Evening Post. Il suo Babbo Natale, più umano e allegro, con tanto di fossette e guance rosse, si ispirava alla poesia di Clement Clark Moore del 1823 “La visita di San Nicola”. In quel testo, infatti, Santa Claus era descritto come un vecchio elfo allegro e simpatico, con una lunga barba bianca e una pancia abbondante e rotonda. Dal 1931 al ‘64 Sundblom iniziò a realizzare le illustrazioni per la Coca Cola che rimasero su questo stile: un Babbo Natale di rosso vestito simile a un vecchio uomo, dagli occhi buoni e dolci e dal volto sempre sorridente. Sembra che abbia preso ispirazione da un amico per disegnarlo! I colori, comunque, andarono cambiando e Nast per una trentina d’anni ha disegnato Babbo Natale, cambiando il colore del mantello passando dal marrone, all’azzurro fino al verde e al rosso.

Ma c’è un grande però. Se al marchio leader nel settore bevande non si può dare il primato dei colori, si deve però riconoscere il merito di aver contribuito alla standardizzazione della figura natalizia per eccellenza. È anche grazie a Coca-Cola se il personaggio di Babbo Natale ha assunto le caratteristiche che oggi tutti noi conosciamo. In un tempo in cui la televisione doveva ancora dominare, Coca-Cola ha sfruttato la potenza di questa immagine a proprio vantaggio, mostrando una mossa di marketing enorme, che ha costruito un simbolo stesso. Oggi quindi, se si pensa al Natale, si pensa inevitabilmente a Babbo Natale e la Coca-Cola.

– Lidia Marino – 

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