Auguri ai due musical più longevi di Londra

Ieri, 8 ottobre 2015, il Musical Les Misérables ha compiuto ben 30 anni di onorata carriera, battendo di appena un anno l’altro grande spettacolo record, The Phantom of the Opera. Essendo rispettivamente il numero due e il numero uno della mia classifica personale di musical più amati, non potevo esimermi da scrivere qualche riga sul questo anniversario meritatissimo.

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Les Misérables (conosciuto anche con il diminutivo Les Miz) è un musical scritto nel 1980 da Claude-Michel Schönberg (musiche) e Alain Boublil (testi), tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo. Forse molti non sanno che la versione inglese non è stata la prima ad andare in scena, ma venne conosciuta e amata dal produttore Cameron Mackintosh in Francia, che ne restò talmente folgorato da volerne immediatamente realizzare una versione british, prodotta dalla Royal Shakespeare Company e diretta da Trevor Nunn e John Caird, con testi inglesi di Herbert Kretzmer e una totale revisione del libretto e dell’orchestrazione. Tale versione è quella che tutti conosciamo ed amiamo e che va in scena ininterrottamente sia nel West End londinese dal 1985, che a Broadway, dove si è aggiudicato otto Tony Awards ed è stato rappresentato dal 1987 al 2003 e nuovamente dal 2006 al 2008. Dal 1985 lo spettacolo è stato rappresentato in 38 paesi e tradotto in 21 lingue, diventando uno dei musical di maggior successo della storia. Se non avete avuto la fortuna di andarlo a vedere dal vivo, non dovreste perdervi i due concerti realizzati per il decimo anniversario (Les Misérables: The Dream Cast in Concert alla Royal Albert Hall) e quello per il venticinquesimo (Les Misérables in Concert: The 25th Anniversary): vi stregheranno. Meno potente a livello canoro (e anche interpretativo, nel caso di Russell Crowe…), nel 2012 è uscita anche una versione cinematografica, che comunque vi consiglio.

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Oggi, invece, 9 ottobre, compie gli anni l’opera da me più riverita, amata, pianta, ascoltata e vista della storia. The Phantom of the Opera è un musical scritto da Andrew Lloyd Webber (musiche e libretto), Charles Hart (testi delle canzoni) e Richard Stilgoe (libretto e testi aggiuntivi). La storia, liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Gaston Leroux, racconta l’amore tipico della bestia per la bella, dove in questo caso però la bruttezza del protagonista lo turba così tanto da renderlo “distorto” anche nella sua stessa anima, fino a quando il sentimento disperato di questo geniale musicista dal volto sfigurato per la bella e giovane soprano Christine Daaé non lo porterà a porsi delle domande e a fare delle scelte. La messinscena originale del 1986, tuttora utilizzata in quasi tutte le rappresentazioni teatrali, è stata diretta da Harold Prince, con coreografie di Gillian Lynne, luci di Andrew Bridge e scenografie di Maria Bjornson. Lo spettacolo è il più longevo a Broadway ed è il secondo al West End, dove tutto il mondo ancora si reca per andarlo a vedere, dopo tutto questo tempo, innamorandosi ogni volta delle musiche e della storia. Vi prego solo, se non avete la possibilità di vederlo dal vivo, di guardare lo spettacolo realizzato per il venticinquesimo anniversario (25th Anniversary The Phantom of the Opera alla Royall Albert Hall), perché vi farà capire come possano tante persone amare questa opera, mentre il film del 2004, per quanto gli attori ci abbiano provato, non rende l’idea nemmeno lontanamente.

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Ma per quale motivo questi due capolavori continuano a stregare il pubblico ogni anno? Cosa hanno in comune? Bene, in primo luogo sono stati scritti entrambi da autori francesi, il che potrebbe non sembrarvi molto, ma nella letteratura è innegabile che la tematica della tragedia e della passione alberghi con molto successo nell’animo dei nostri cugini. Victor Hugo sa come far soffrire i suoi lettori, sa come far loro affezionare ai propri personaggi e poi portarglieli via, senza troppo rimorso. Mentre Gaston Leroux riesce, con uno studio accuratissimo, a creare un mito, un personaggio famosissimo che non fatichiamo a credere vero, nella visita al suo Teatro dell’Opera di Parigi. Le trame, comunque, sono molto diverse: da una parte abbiamo sì l’amore come elemento importante, ma molto spesso è l’amore verso Dio, la giustizia divina e una cocente e bisognosa lotta perché il proprio domani possa essere migliore: una tematica rivoluzionaria, potente, che ci fa soffrire con i protagonisti e ci fa combattere insieme a loro. Dall’altro abbiamo l’arte musicale espressa in due personalità: l’una che la crea, l’altra che se ne fa avvinghiare e il loro connubio ci riempie di domande sulla giustizia di tale rapporto, ora morboso, ora leggiadro, e non ci può non far impietosire davanti al “povero Erik”, che del mostro ha ottenuto ormai tutte le caratteristiche, ma che agisce per vendetta, per odio verso l’umanità che non ha avuto mai compassione di lui, e per la sofferenza di non poter essere amato.

4Un musical è privo di grandi scenografie, spende sui vestiti, ma senza eccessi: è viscerale, concentrato sulle voci e sui gesti, senza abbellimenti alcuni, che permettono allo spettatore di focalizzarsi sulla povertà, tema centrale. L’altro è sfarzoso, operistico, con ambienti costruiti perfettamente e cambi d’abiti continui e molto ben realizzati. L’uno è corale, con i canti dei rivoltosi, con le loro preghiere che si incontrano, l’altro è lirico, con arie di intensità da brivido. Ma non si possono che amare entrambi e proprio per il motivo più semplice: la passione e la musica. Ci sono le viscere in questi spettacoli, ci sono le vene che scoppiano degli attori, la dedizione dell’orchestra e le lacrime del pubblico in ogni nota, in ogni movimento di bacchetta del direttore, in ogni acuto sofferto da un personaggio. C’è amore, amore per l’arte e voglia di raccontarla, di farla passare di generazione in generazione. Tutto funziona, perché tutto è perfetto e studiato nei particolari, ma anche perché gli stessi interpreti si sentono onorati di portare alla luce i loro eroi.

Dopo questo encomio, per me necessario, vi lascio ai video di due brani molto noti di questi spettacoli, giusto per regalarvi brividi istantanei: buona visione.

– Lidia Marino – 

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