Artisti più influenti del Belgio

Di certo non è un problema cercare informazioni circa gli artisti più influenti del Belgio, visto il grande numero di nomi famosi a livello internazionale originari di questa nazione: avete mai sentito parlare di Pieter Paul Rubens, René Magritte e Jan van Eyck, per caso? Ebbene, oggi li conoscerete ancora più approfonditamente. Iniziamo da Rubens, pittore fiammingo, definito spesso archetipo del barocco europeo. Molto importante, nel suo percorso formativo, fu un lungo viaggio in Italia, dove ebbe modo di conoscere grandi talenti dell’epoca, che influenzeranno il suo tratto e le sue preferenze stilistiche tutta la vita. E in questi anni realizza una delle sue opere più note: l’Adorazione dei pastori (1608). Tornato ad Anversa anni dopo affascina con le sue opere e la sua firma, tra gli anni venti e gli anni trenta del Seicento, diventa tra le più richieste dai grandi di quel tempi, tanto che anche grandi figure di spicco gli chiederanno di essere raffigurati dal suo pennello; tra questi il re spagnolo Filippo IV, Carlo I di Inghilterra, i nobili genovesi e la madre del re di Francia, Maria de’ Medici. Per quest’ultima, Rubens realizza una serie di quadri monumentali, con il preciso intento di esaltare la figura della committente (che politicamente ne aveva un gran bisogno), unendo allegorie mitologiche ai ritratti della nobildonna. Un artista che ebbe soddisfazione del proprio lavoro e che conservò sempre un ottimo rapporto con la sua città (nonostante fosse nato in Germania) e questa con lui.

Ma quando si tratta di un orgoglio patriottico, in Belgio si tende più facilmente a parlare di René Magritte, probabilmente il più famoso degli artisti belgi. Un talento incredibile, affascinante, che nelle sue opere ha rappresentato un’ideale di trasfigurazione della realtà in sogno che ancora oggi è molto attuale. Uno tra i massimi esponenti del surrealismo, è noto con il soprannome “le saboteur tranquille” per la sua capacità di insinuare dubbi all’interno del reale, rappresentando soggetti all’apparenza realistici, “normali”, che però stupiscono per dettagli misteriosi che conferiscono all’opera un significato nuovo e insolito. Una delle sue opere più celebri, Il tradimento delle immagini, ne è un esempio: viene rappresentata una pipa con la didascalia “questa non è una pipa”, dato che, in effetti, si tratta dell’“immagine” di una pipa e non della pipa stessa. Genialità creativa. Proprio per questo suo estro, Magritte raggiunge il successo solo negli anni Sessanta e un’importante rassegna al Museum of Modern Art di New York lo consacra come artista solo due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1967. Uno dei suoi quadri icona è il grande occhio spalancato nel cielo, o al contrario il cielo che si specchia nell’occhio, intitolato Il falso specchio, il preferito di Luis Buñuel, che lo riprese nella scena famosissima del suo film, Un chien andalou. Il surrealismo di questo artista ha uno sguardo lucido e sveglio sulla realtà, che non contiene intenti psicologici, non ci sono intenti volti a far emergere l’inconscio dell’uomo, bensì  unicamente valorizzare oggetti usuali i quali, decontestualizzati, appaiono improvvisamente inusuali, estranei all’esperienza.

Jan Van Eyck è invece elogiato oggi come iniziatore della scuola fiamminga, ed uno dei grandi maestri della pittura gotica. Nei quadri di questo artista notiamo tendenze innovative e capacità minuziose di riproduzione del reale – e in particolare della luce – davvero incredibile. Data la scintillante qualità cromatico-luministica dei suoi dipinti, la pittura di Jan Van Eyck risulta quanto mai fedele possibile a ciò che ritrae, con un’attenzione incredibile alla luce che gli consente di ottenere quasi un realismo fotografico. Certo, nei suoi quadri è tuttavia ancora assente una costruzione prospettica su basi geometriche, ma la sua  costruzione dello spazio ha raramente momenti di imperfezione, grazie appunto a questo suo impegno nell’osservare il vero. Ciò appare più evidente soprattutto nei quadri che non implicano un’elaborazione mentale, ma una semplice riproduzione della realtà, come quello dei coniugi Arnolfini, che rimane uno dei suoi lavori più celebri in assoluto. Le sue opere più famose risalgono quasi tutte al periodo in cui viveva a Bruges e tra queste ci sono senz’altro le due tavole raffiguranti la Crocifissione ed il Giudizio finale, eseguite intorno al 1430; il Polittico di Gand del 1432, costituito da 12 pannelli;  del 1433 sono la Madonna con Bambino detta di Ince Hall ed il ritratto dell’Uomo con il turbante rosso, da alcuni considerato come l’autoritratto del pittore stesso, con l’aggiunta del motto fiammingo divenuto famoso: “Come posso, non come vorrei”; la Madonna del cancelliere Rolin, eseguita tra il 1434 ed il 1435 e il Trittico di Dresda.

– Lidia Marino –

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