Arredamento da Quarantena – Ciò che vediamo delle case dei vip

Per poche categorie di viventi questo è un periodo felice: i delfini, i biondi naturali, i fantasmi; qualche gioia nelle sopportazioni, in questa era di collegamenti da casa, la sta ottenendo chi ha il feticismo delle tappezzerie. L’arredamento d’interni è una scienza alta, quasi una metafisica: le nostre case contengono gli abissi dell’anima e li manifestano, rispecchiano le voluttà, testimoniano i tempi; disvelano i movimenti sommersi del nostro pensiero. A volte i collegamenti sono espliciti: tutti appaiono con le cuffiette davanti a una libreria, solo Mario Monti dietro ha una natura morta; altre volte la psicologia è più complessa: io ho molte piante perché vorrei farmi crescere i capelli come quello della pubblicità dei polli allevati all’aria aperta.

Questa carrellata mira a scoprire i significati nascosti, a interpretare la pandemia attraverso le carte da parati.
Gli scienziati, per esempio, hanno tutti pareti bianche; i satanisti, nere. È un cliché, ma sta andando così. La gente di Confindustria ha robe sbalzate in materiale che sembra finto argento e invece è magari polvere di luna, i giornalisti hanno i libri scritti da loro, Carlo Conti le sue foto, Alba Parietti le sue foto (ci si domanda se, per coerenza interna, il botulino si debba poi applicare anche alle rappresentazioni di sé, che altrimenti finiscono a rappresentare qualcun altro). Sorprende scoprire che anche gli infermieri comprano lanterne dell’Ikea.

Il professor Sabino Cassese ha volumi di giurisprudenza così grandi che per il solo fatto di averli visti ti attribuiscono dodici crediti in diritto pubblico; Carofiglio ha un vaso cinese: che lo abbia vinto ai Fatti Vostri quando lo potevi scambiare con la lavastoviglie ultima generazione? Annalisa Cuzzocrea di Repubblica o si collega dalla stiva di una nave o non sa regolare l’altezza della sedia; Travaglio ha sullo sfondo il suo ego, Scanzi la sua eco, Annamaria Bernini delle ceramiche rifinitissime, da cui si evince, per intima consonanza, quanto sia levigata la sua pelle, nonostante l’azione politica di Forza Italia. Prodi potrebbe avere dietro Versailles, nessuno oserebbe mai allontanare lo sguardo dalle più belle guance della sinistra italiana, Tajani si collega da un balcone che fa pensare che non sia mai riuscito a tornare dal campeggio. Dietro a Salvini ci sono quelle tele orribili coi tulipani di tempera a cui è costretto ogni nipote che non abbia rotto i legami con tutta la famiglia, dietro alla Meloni quegli strani quadri componibili con laghi e sassi che al Maury’s vanno a bestia. Si collegano tutti da seduti, tranne uno: Matteo Renzi. Matteo Renzi che evidentemente profetizza il suo futuro inesorabile: in piedi col led alle spalle mentre annunciano il suo televoto contro Valeria Marini al grande fratello vip; i suoi libri sono impilati uno sull’altro, in modo che non possa mai prenderli davvero e rischiare così, per un attimo, di dimenticarsi di sé.

Nella prima settimana di quarantena, a fare biscotti, eravamo tutti Csaba dalla Zorza; declassati presto a parenti minori di Benedetta Parodi, dopo un mese siamo tutti ufficialmente i figli della schifosa. Serena Grandi sembra la signora che sfamava i piccioni nel secondo capitolo di Mamma ho perso l’aereo, Eleonora Giorgi non può più svendere la sua vita in tv e così lo fa in collegamento da Campagnano. Francesca Cipriani si taglia i capelli da sola, Stefania Sandrelli dice di aver perso tre lavori, ma che comunque è già sopravvissuta all’influenza spagnola; Gloria Guida si fa lasciare l’impasto per la pizza in ascensore. Chi resta perfetta sempre, è l’indefettibile Milly Carlucci, a cui una tromba d’aria in giardino non smuoverebbe un capello o un’intenzione intima; truccata, altera, insondabile, appare di fronte a una libreria che è disordinata più di quanto ci si sarebbe aspettati; ma Milly è così, da vera autorità morale, crea norme etiche per poi vagamente infrangerle e potenziarne così l’effetto: siamo tutti in balia della natura, del mondo; fragili e senza certezze, spaventati e soli, come la libreria solidale di Milly Carlucci.

– Walter Farnetti –

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