Arie d’Opera: alcune tra le più belle

La lirica è un tipo di musica che personalmente apprezzo moltissimo, con quelle voci tonanti e le storie che ti lasciano senza fiato: ne sono proprio una grande ammiratrice. Certo, forse può apparire strano a molti quei dialoghi che non fanno parte di un brano, ma sono semplici pezzi di vita dei personaggi, che però vengono comunque cantati, creando un effetto bizzarro. Ma le arie… le arie d’Opera devono piacere a tutti. Sì, ho usato dovere, non dono alternative. Sono il momento del monologo, sono il “to be or not to be” di Amleto, sono il fulcro della storia. E poi sono stupende. Trovarne solo dieci da elencare per me è stato terribilmente difficile, perché ce ne sarebbero almeno una quarantina che avrei con facilità inserito insieme a queste, ma ho dovuto per necessità compiere una scelta. Andiamo ad ammirarle: sono sicura che le riconoscerete tutte.

1. Largo al Factotum – Il Barbiere di Siviglia 

Figaro? Son qua!  Non è una stranezza che le Opere siano per lo più sconosciute, purtroppo, ma questa Aria è talmente famosa da essere citata anche da chi probabilmente non ne ha mai conosciuto neanche la provenienza. Largo al factotum è la cavatina di Figaro (baritono) nella seconda scena del primo atto del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. In questo brano lui si presenta come il tuttofare della città, vantandosi di quanto sia popolare sia come uomo che come barbiere. Per i cantanti costituisce un pezzo di bravura, perché la tecnica viene messa alla prova dai vari scioglilingua e dalla intonazione da opera buffa. Il primo baritono a cantarla è stato Luigi Zamboni nel 1816.

2. Casta Diva – Norma

Casta Diva è il cantabile della cavatina della protagonista nella Norma di Vincenzo Bellini, anche questa molto celebre. Il compositore francese Fromental Halévy dichiarò addirittura che avrebbe barattato tutta la sua musica per quest’aria. In questo momento la sacerdotessa gallica eleva una preghiera alla luna, in un bellissimo canto. Pensate che inizialmente venne composta in Sol maggiore, per poi essere abbassata a Fa maggiore, perché giudicata troppo acuta da Giuditta Pasta, prima interprete dell’opera. Diventò uno dei soprannomi della Callas, che fu una meravigliosa interprete della Norma.

3. Libiamo ne’ lieti calici – La Traviata 

Libiamo ne’ lieti calici è un celebre brindisi in tempo di valzer del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi. Costituisce l’introduzione dell’opera ed è cantata da Violetta (soprano), Alfredo (tenore) e dal coro imbottito di seconde parti (Flora, Gastone, il Barone, il Dottore, il Marchese). I versi furono scritti da Francesco Maria Piave.  I primi a cantarla sono stati Fanny Salvini Donatelli e Lodovico Graziani nel 1853 seguiti da Maria Spezia Aldighieri e Francesco Landi nel 1854, diretti dal compositore nella rappresentazione che ne ha determinato il successo.

4. E lucevan le stelle – Tosca 

E lucevan le stelle è una romanza per tenore dalla Tosca di Giacomo Puccini. Il primo tenore a cantarla è stato Emilio De Marchi nel 1900. Ammetto che mi risulta difficile non mettere tutte le Arie de La Tosca, perché credo che sia tra le mie preferite in assoluto, ma questa comunque ci sarebbe entrata ugualmente. Viene cantata nel terzo atto dal pittore Mario Cavaradossi, che ricorda i bei momenti vissuti con il suo amore, Tosca, poco prima che avvenga la sua esecuzione a Castel Sant’Angelo. La melodia poi torna in forma di breve perorazione orchestrale anche nelle battute finali dell’opera, nel momento in cui Tosca si getta dalle mura del castello.

5. Celeste Aida – Aida 

Celeste Aida è una romanza intonata da Radamès (tenore) nel primo atto (scena prima) dell’Aida di Giuseppe Verdi. Il primo tenore a cantarla nel 1871 è stato Pietro Mongini e nel 1872 Giuseppe Fancelli. La versione registrata nel 1908 da Enrico Caruso di Celeste Aida verrà premiata con il Grammy Hall of Fame Award 1993. L’aria si svolge nella sala del palazzo del Re: qui Radamès celebra il proprio sogno di eccellere come Comandante e spera di ottenere la vittoria sul campo di battaglia, ma lo fa pensando ad Aida, della quale è segretamente innamorato. Un pezzo particolare e molto ambito dai tenori.

6. Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen (La vendetta dell’Inferno ribolle nel mio cuore) – Flauto Magico 

Oh sì, l’aria della Regina della notte di Mozart. Semplicemente divina, mi viene la pelle d’oca e mi fomento ogni volta che la ascolto. Abbreviata comunemente Der Hölle Rache, è l’aria più famosa dell’intera opera e viene eseguita da un soprano di coloratura. Intonata nel secondo atto dell’opera, descrive il moto di rabbia vendicativa con il quale la Regina della Notte consegna un coltello alla figlia Pamina e la esorta ad uccidere Sarastro, rivale della Regina, minacciandola di maledirla se questa non porterà a termine tale compito. Molto nota per la sua difficoltà, con la sua estensione dal Fa3 al Fa5, l’aria coinvolge in misura eccezionale il registro sopracuto del soprano. Considerando anche la difficoltà artistica del contesto drammatico, è pertanto accessibile solo a voci estremamente qualificate. La prima cantante che ha eseguito l’aria in scena fu la cognata di Mozart, Josepha Hofer, che all’epoca aveva 33 anni. Secondo tutti i resoconti la Hofer aveva uno straordinario registro acuto e, apparentemente, Mozart, che conosceva la sua voce, avrebbe scritto l’aria apposta per lei.

7. Vissi d’arte – Tosca 

Mi rendo conto che inserendo anche questa da Tosca, sto togliendo davvero tantissimo spazio ad altre Arie che meriterebbero di essere menzionate, ma… al cuor non si comanda. Vissi d’arte è un’aria per soprano del secondo atto dell’opera e si inserisce in coda al dialogo tra la cantante Floria Tosca e il Barone Scarpia, quando questi ricatta la donna chiedendole di concedersi a lui in cambio della liberazione del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, condannato a morte. Questo monologo è un momento intimo della cantante, che riflette sulla propria vita, incredula di quanto sia costretta ad affrontare in quel momento, che si rivolge a Dio, con un tono sì supplichevole, ma anche con note di severo rimprovero. Tosca, la cui vita si riassume in una dedizione totale all’arte e all’amore, non riesce a capacitarsi del motivo per cui dovrebbe adesso essere ripagata con il tormento più feroce. Si tratta di una romanza di toccante intensità, tra le più celebri del melodramma italiano. Il primo soprano a cantarla è stata Hariclea Darclée nel 1900.

8. Nessun dorma – Turandot

Anche questa la conoscete tutti, no? Nessun dorma è una celebre romanza per tenore della Turandot di Giacomo Puccini. È intonata dal personaggio di Calaf all’inizio del terzo atto che, immerso nella notte di Pechino, in totale solitudine, attende il sorgere del giorno, quando potrà finalmente conquistare l’amore di Turandot, la principessa di ghiaccio. Il primo tenore a cantarla è stato Miguel Fleta nel 1926, ma sono certa che per molti di voi il suo esecutore sarà sempre Luciano Pavarotti. Un’aria di intensità assolutamente innegabile.

9. Un bel dì vedremo – Madama Butterfly 

Un bel dì vedremo è un’aria struggente di Madama Butterfly di Giacomo Puccini. È intonata dalla protagonista (soprano) durante il secondo atto dell’opera. Questa, Cio-Cio-San (Butterfly), si rivolge alla propria cameriera, immaginando il giorno felice in cui Pinkerton, il suo sposo americano, farà ritorno a casa. Struggente perché la ragazza è piena di sogni che, sappiamo, saranno ben lontani dalla realtà. Drammaturgicamente costituisce il punto culminante di un’estesa scena a due tra la protagonista dell’opera e la cameriera, durante la quale Cio-Cio-San si sforza di illudere la ragazza, ma soprattutto se stessa, che il marito, partito per gli Stati Uniti da ormai tre anni, tornerà da lei. Il primo soprano a cantarla è stata Rosina Storchio nel 1904 e poi Solomiya Krushelnytska nello stesso anno. Ma io ho scelto la Callas, perché per me la sua versione è puro piacere divino.

10. La donna è mobile – Rigoletto

La donna è mobile è l’aria che il Duca di Mantova (tenore) intona nel terzo ed ultimo atto del Rigoletto di Giuseppe Verdi (1851). È uno dei brani operistici più popolari, grazie alla sua estrema orecchiabilità e al suo accompagnamento danzante. Si racconta che Verdi ne avesse proibito la diffusione prima dell’andata in scena dell’opera, al Teatro La Fenice di Venezia, per non rovinarne l’effetto. Il primo tenore a cantarla è stato Raffaele Mirate nel 1851. Qui il duca riflette sulla propria personale visione di vacuità e imperscrutabilità femminile, dove la donna è vista come piuma al vento, suscettibile di cambiamenti tanto nei pensieri quanto nelle parole al primo mutare dell’umore e del corso degli eventi.

Sì, ho lasciato fuori opere importantissime, come l’Otello, e già mi pento, ma intanto godiamoci questi video. Io ho già la pelle d’oca.

– Lidia Marino – 

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