Antonio Ligabue, l’artista raccontato in Volevo Nascondermi

Dal 27 febbraio al cinema possiamo trovare l’ultimo film del regista Giorgio Diritti, dal titolo Volevo nascondermi, una pellicola intensa che racconta la storia di un artista quasi sconosciuto: Antonio Ligabue. Il pittore e scultore italiano, tra i più importanti artisti naïf del XX secolo, nella pellicola ha il volto di Elio Germano. L’attore, grazie a questa interpretazione, si è aggiudicato il premio come Miglior Attore della 70esima edizione della Berlinale.

Ma chi è Antonio Ligabue?

Antonio Ligabue, nato Antonio Costa, nasce a Zurigo il 18 dicembre del 1899 da Maria Elisabetta Costa. Il 18 gennaio del 1901 la madre sposa Bonfiglio Laccabue e il 10 marzo dello stesso anno l’uomo riconosce il bambino dandogli il proprio cognome. Tuttavia, Antonio decide di cambiarlo presumibilmente a causa dell’odio provato da sempre nei confronti del padre adottivo. Fin dalla più tenera età viene affidato ad una coppia senza figli di svizzeri tedeschi, che l’artista considererà per sempre come i suoi veri genitori. A causa delle condizioni economiche della famiglia, Antonio è costretto a continui spostamenti, disagi che uniti alle malattie da cui era affetto compromettono il suo sviluppo fisico e psichico. A dispetto della sua condizione, Ligabue impara a leggere con una certa velocità e, pur non eccellendo in matematica e in ortografia, trova grande sollievo nell’arte del disegno. Con la sua famiglia adottiva si stabilisce a Staad dove conduce una vita da vagabondo, lavorando saltuariamente come bracciante agricolo. Tra il gennaio e l’aprile del 1917, dopo una violenta crisi nervosa, viene ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Pfäfers. Dimesso si traferisce con la famiglia a Romanshorn dove lavora come contadino. Nel 1919, dopo aver aggredito la madre adottiva durante una lite, viene espulso dalla Svizzera. Il 9 agosto dello stesso anno, viene portato in Italia, precisamente a Gualtieri, vivendo grazie all’aiuto dell’Ospizio di mendicità Carri. Ed è proprio in questo periodo che l’uomo comincia a sentire il bisogno di dipingere. La pittura riesce a donargli sollievo e calma le sue ansie, riempie la sua solitudine, ma è solo grazie alle sollecitazioni di Renato Mazzacurati che decide di dedicarsi completamente alla pittura e alla scultura. Nel 1937 viene ricoverato nuovamente, questa volta presso l’ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, a causa dei suoi stati maniaco-depressivi. Viene fatto dimettere dallo scultore Andrea Mozzali che lo ospita in casa propria, a Guastella. Nel 1945 viene internato ancora una volta a Reggio Emilia per aver percosso un militare tedesco con una bottiglia di vetro. Dopo soggiorna presso il ricovero Carri di Gualtieri e alcune volte presso degli amici. Verso la fine degli anni quaranta la critica si interessa finalmente ai suoi lavori, tanto che nel 1957 presso il quotidiano Il Resto del Carlino appare un servizio con delle immagini che sono rimaste indelebili nella storia dell’arte. Ma sono gli anni cinquanta gli anni più prolifici dell’artista. Nel 1955, Antonio, tiene la sua prima mostra a Gonzaga, in occasione della Fiera Millenaria e nel 1961 le sue opere vengono esposte alla Galleria La Barcaccia di Roma, consacrandolo a livello nazionale. Il 18 novembre del 1962 Antonio viene colpito da una emiparesi (perdita parziale della funzione motoria di una metà del corpo), e trova nuovamente ospitalità presso il ricovero Carri di Gualtieri. Il 27 maggio del 1965 Antonio Ligabue muore, presso il ricovero che tante volte lo ha ospitato.

L’artista ha sempre attinto alla sua memoria per dipingere: concentrandosi sulla riproduzione di animali, sia domestici che esotici. Parallelamente si avvicina anche alla scultura ed anche in questo caso i suoi soggetti preferiti sono gli animali. Ligabue ha donato la sua mente all’arte, trasformando tutto ciò che non riusciva ad esprimere a parole in arte.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

 

 

 

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