Ant-Man and the Wasp, la recensione quantica

Esistono varie tipologie di film, nell’Universo Cinematografico Marvel (meglio conosciuto come MCU), da quelli seriosi (non proprio serie, perché l’ilarità non può mancare in un film Marvel, anche se di mezzo c’è un’invasione aliena) a quelle molto comici. Per intenderci, sono considerate pellicole seriose i primi due film di Thor e quasi la totalità dei film di Capitan America. Ant-Man and the Wasp, invece, è uno di quei film in cui gli scrittori e sceneggiatori “comici” della Marvel si possono sbizzarrire, con azioni (tipo la saliera che si ingrandisce) e battute.

Ma parliamone prima seriamente: la storia parte due anni dopo ciò che accade in Civil War. Scott Lang (Paul Rudd) è ai domiciliari per aver aiutato il disertore Capitan America, ma il suo fermo sta per terminare. Non è, quindi, più Ant-Man da ben due anni ed ha perso di vista anche i Pym (che ce l’hanno con lui per aver usato la sua tuta proprio per aiutare Cap). Ovviamente, però, la situazione cambia in qualche modo e ritroveremo il nostro amato Ant-Man rimpicciolirsi (ed ingrandirsi) per le strade cittadine e questa volta affiancato da Wasp, una specie alter ego femminile ed alato. In realtà, Wasp è un’altra tuta che viene indossata da Nadia Pym (Evangeline Lilly) come già preannunciato sul finale del primo film, ma era anche la tuta della madre di Nadia, che, per salvare gli Stati Uniti dalla guerra, entrò nel regno quantico senza più far ritorno. Chi è la madre? Niente di meno che Michelle Pfeiffer che, insieme al “marito” Michael Douglas, creano una bellissima coppia.

Ma com’è il film di Ant-Man and the Wasp? Simpatico, molto.
Segue l’onda del successo del primo. Scott Lang è un supereroe atipico, poiché non prende il suo essere un speciale (anche se speciale è la tuta, ma sorvoliamo) come un dovere morale o come una responsabilità, ma come una “figata”. Ma Scott è anche un personaggio rotondo, essendo un padre che vuole bene alla propria figlia e che farebbe di tutto per lei ed anche un uomo che, nonostante i suoi trascorsi da ladruncolo, vuole fare del bene ed aiutare. Il personaggio che viene portato sullo schermo in entrambi i film è il più umano degli eroi della MCU (escludiamo quelli delle serie TV).

Interessante è anche l’assenza di un cattivo assoluto, ma la presenza di un insieme di personaggi con una diversa tonalità di grigi. Il personaggio di Ghost (Hanna John-Kamen) e quello di Bill Foster aka Golia (Laurence Fishburne) sono ben caratterizzati ed umanizzati, con i loro pregi ed i loro difetti, le loro luci e le loro ombre. Mentre Sonny Burch (Walton Goggins) è un classico azzeccagarbugli che vuole arricchirsi con quello che i supereroi hanno estratto dal cilindro (un po’ come il personaggio di Michael Keaton in Spiderman Homecoming, ma senza tuta alata).

Ma non è tutto oro quello che ci troviamo davanti: alcuni personaggi troppo esageratamente comici, come il trio di amici di Scott o l’agente che controlla lo stesso ai domiciliari, rendendo alcune scene alquanto surreali, inserendo, così, battute o scene comiche che tolgono dei minuti preziosi alla trama senza aggiungere altro che un sorriso. Parlando del finale, invece, nonostante quello che accade possa essere “spiegabile” (in fondo, del mondo quantico sappiamo così poco, che tutto può essere verosimile), ci sono dei passaggi che hanno lasciato un po’ stizziti alcuni spettatori

Comunque, con scene comiche, effetti speciali divertenti e ottimi attori, Ant-Man and the Wasp non è, forse, il miglior film della MCU, ma uno di quelli che si vede più che volentieri.

PS: se vi domandate cosa abbia fatto Ant-Man durante gli avvenimenti di Avengers: Infinity War, vi basterà attendere la scena aggiuntiva dopo i titoli di coda.

– Giorgio Correnti –

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