Annientamento, recensione al primo libro della trilogia di Jeff Vandermeer

Immaginate una vasta area dell’America centrale divenuta una specie di zona d’ombra dalla quale nessuno può tornare, un’agenzia governativa super segreta con l’obiettivo di proteggerla da sguardi indiscreti e una coraggiosa ma problematica biologa alla ricerca della verità sulla morte del marito, ammalatosi durante una spedizione proprio nella famigerata Area X. Immaginatevi questa storia e avrete Annientamento, primo romanzo di una trilogia sci-fi horror scritta dall’americano Jeff Vandermeer; un grande ritorno: mentre sino a qualche tempo fa l’horror, sia al cinema che fra i romanzi, vedeva una resurrezione delle tematiche soprannaturali, la fantascienza sembrava relegata a pochi exploit come quelli di un Ridley Scott fuori tempo massimo (gli ultimi Alien sono abbastanza discutibili…) o alla non-fantascieza di Star Wars. Annientamento, la cui trasposizione sbarca il 12 marzo su Netflix (in tutto il mondo tranne che negli U.S.A. e in Cina), è una storia che si inserisce nel solco di storie come i primi Alien, La cosa e Predator, una storia di sopravvivenza e mistero costruita attorno a una misteriosa minaccia dai contorni fantascientifici, ma con un approccio estremamente psicologico.

Una storia al femminile

L’atmosfera di Annientamento è cupa e carica di ambiguità, soprattutto grazie al contesto nel quale si muove la nostra (anti)eroina, la biologa… ora, se vi steste chiedendo come si chiami e il motivo per cui non lo abbia già detto, tranquilli: la biologa non ha un nome. E come lei non lo ha nessuno degli altri componenti della squadra inviata a far luce su cosa accada oltre nella cosiddetta Area X: c’è la psicologa, autoritaria leader del gruppo, c’è la cartografa e infine l’antropologa.

Quattro personaggi al femminile, quattro figure di donne misteriose e diffidenti l’una dell’altra che affrontano un mondo lussureggiante e crudele dominato dalle sconvolgenti emanazioni di una forza aliena molto pericolosa. Tutto il romanzo di Vandermeer è infatti basato su un costante senso di minaccia e sull’impossibilità delle protagoniste di comprenderne la natura, come nella miglior tradizione del romanzo lovecraftiano e dei suoi figli, e sulle tensioni che ciò crea all’interno del gruppo.

Grazie a questi elementi Annientamento risulta una gustosa storia al femminile, lontana da luoghi comuni, figure stereotipate o approcci scontati. Le sue donne sono fredde, antieroiche, ognuna con un suo obiettivo personale e, probabilmente, con un suo segreto da custodire gelosamente. Persino la biologa, la nostra eroina, è tutto tranne che una figura per la quale si possa simpatizzare. È meravigliosamente contorta, ricca di sfumature e questioni non risolte, ed è straordinario come Vandermeer riesca a farcela amare nonostante una precisa volontà di farla apparire come una figura distaccata e a tratti inumana.

Il mostro allo specchio…

La verità, a conti fatti, è che la vera minaccia di Annientamento non è il mondo ostile attorno ai personaggi, ma la natura umana con tutte le sue contraddizioni.In quello che è un gigantesco thriller psicologico mascherato da racconto d’avventura, ciò che viene messo davvero in scena è un mondo ipertecnologico che sembra essersi de-umanizzato lentamente e inesorabilmente. La Psicologa controlla le azioni delle sue donne con inquietanti meccanismi di condizionamento mentale tradendo la loro fiducia, il governo americano è sospettato di aver causato i disastri ambientali che hanno fatto nascere l’Area X e la biologa rimpiange, per tutto il viaggio, un marito spesso troppo distante e troppo poco amato in vita a causa di vecchi rancori. Una cosa è sicura, quindi: se siete in cerca di un romanzo di fantascienza rassicurante, Annientamento non fa assolutamente per voi.

Uno stile particolare

Se invece amate l’horror fantascientifico in generale e, perché no, il racconto filosofico (perché sì: questo è un romanzo che sceglie orgogliosamente di far riflettere il lettore), allora vi sentirete a casa. Questo non vuol dire che Annientamento è perfetto, neanche per sogno. Anzitutto a causa di uno stile molto diretto e giustificato soltanto andando avanti nel racconto, la lettura è spesso abbastanza pesante e  il tono di voce poco empatico (non a caso, è narrato in prima persona dalla psicologa), quasi come se Vandermeer volesse mettere costantemente in soggezione e sotto analisi i suoi lettori, senza fare sconti.

Il risultato è da una parte un romanzo appassionante e sinceramente inquietante, capace di dare al lettore una storia non scontata e che rifugge dalle semplici catalogazioni della letteratura d’evasione. Dall’altro un romanzo di non facilissima lettura, che richiede passione e dedizione. Quanto ai romanzi successivi della trilogia, Autorità e Accettazione, sono circa a un quarto del secondo, e la cosa bella è che in esso anche i pochi difetti riscontrati nel primo romanzo risultano corretti. E questa è una gran bella cosa, perché l’idea di Vandermeer è bella, coinvolgente e interessante. Musica per le orecchie di un appassionato.

– Fabio Antinucci –

Rispondi