Annientamento, il kolossal fantascientifico su Netflix con Natalie Portman

È arrivato, finalmente: Annientamento, il primo kolossal fantascientifico rifiutato dalla distribuzione cinematografica internazionale perché accusato di essere “troppo complicato” per il pubblico mondiale è approdato lunedì 12 marzo su Netflix, donando stabilmente (sempre che non ci siano sorprese a livello contrattuale) a questa piattaforma un prodotto molto particolare: l’ultimo film di Alex Garland (Ex-Machina), ma anche il nuovo film di Oscar Isaac (sì, quello che interpreta Poe Dameron nella terza trilogia di Star Wars) e… e di Natalie Portman. Sì, lei, il premio Oscar per Il cigno nero, interprete di blockbuster di successo e fra le principali protagoniste della Hollywood contemporanea.

Perché questo lungo preambolo? Perché parlare così tanto dell’acquisizione di un film come Annientamento da parte di Netflix? Semplice: perché costituisce un evento davvero destabilizzante per il mercato cinematografico. Ma andiamo con ordine.

La storia fino a qui.

Annientamento è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di cui abbiamo parlato su Youpocorn la scorsa settimana per prepararci all’uscita del film. Scritto da un certo Jeff Vandermeer, è il primo di una trilogia trattante le vicende legate all’Area X, una località degli Stati Uniti meridionali che, in un prossimo futuro, diviene zona contaminata accessibile soltanto alle esplorazioni della Southern Reach, ente segreto con il compito di indagare su cosa sta accadendo in quest’area fuori dal mondo.

L’Annientamento di Garland copre solo e soltanto il primo romanzo della serie (non ci sono notizie di ulteriori adattamenti, al momento), in cui una disperata biologa prende parte a una spedizione nell’Area X con l’obiettivo di scoprire cos’è successo al marito, morto durante una spedizione. Bene, si tratterebbe dell’ennesimo film di fantascienza che Hollywood ha tratto da un romanzo di questo genere, se non fosse che i produttori della Paramount, l’azienda produttrice, abbiano deciso di destinarlo alla piattaforma di Red Hastings dopo un primo screen test nel quale il film era stato accolto freddamente dal pubblico americano. Poco male: non sono dovuto uscire per vedere un film tanto atteso, non è fantastico?!

In realtà, l’origine cinematografica di Annientamento è davvero difficile da non notare se raffrontata con altri film Netflix. È una pellicola lenta, cervellotica, curata nei dettagli e dal budget che ha davvero poco da invidiare a Star Wars o altri film, e francamente fa davvero vedere una prima visione del genere a casa. Ora, però, vediamo veramente qual è stato il risultato di una produzione così complessa, perché le sorprese non mancano.

Comunicare l’incomunicabile.

Fare un film tratto da Annientamento era difficile, difficilissimo. Il libro di Vandermeer non è il classico thriller fantascientifico da discount; è un romanzo che fa della mancanza di empatia uno dei suoi cavalli di battaglia. Non mostra nulla degli inspiegabili fenomeni di Area X; li racconta, indirettamente, attraverso il racconto in prima persona della biologa, lasciando alla sua voce tremante il compito di inquietare e far riflettere sulle tematiche di una storia che ha anche vette filosofiche.

Per la prima metà del film si teme davvero che Garland abbia sacrificato parte di questo tono distaccato in nome di un approccio più hollywoodiano ed empatico. Tanti sono gli elementi che cambiano rispetto al libro, alcuni sostanzialmente: a differenza del testo d’origine tutti i personaggi hanno un nome (la fredda e tormentata “biologa” diventa l’insicura e addolorata Lena), il marito della protagonista non è morto, come nel romanzo, ma caduto in coma, e mancano alcuni degli elementi più enigmatici dell’Annientamento letterario. Insomma, per i primi cinquanta minuti si ha la costante sensazione che Hollywood abbia preso un bell’esempio di fantascienza filosofica e l’abbia tramutato in un blockbuster.

Bene, per fortuna andando avanti ci si ricrede.

Quando le immagini parlano.

Tagliamo la testa al toro: Annientamento è un film che dalla metà in poi dà tante soddisfazioni ad appassionati di fantascienza e a cinefili esperti. Alcuni, esagerando (e che il Dio della settima arte ci salvi dalle esagerazioni di certi cinefili…) hanno sparato subito paragoni improbabili con Stalker di Andrej Tarvorskj o addirittura (santi numi, salvateci da certi tipi…) con Kubrick e 2001: odissea nello spazio, dimenticando la cosa più bella di Annientamento: il suo essere orgogliosamente un film sul filo del rasoio fra il film di genere e il testo impegnato, senza però voler essere “autoriale”.

Infatti, pur essendo un “film-di-intrattenimento”, a partire dalla seconda metà è un eccellente esempio di come un film possa comunicare a più livelli attraverso una bella combinazione di fotografia e regia ipnotiche, colonna sonora studiata, sceneggiatura intelligente e recitazione anche “troppo perfetta” per un film “di concetto” come questo. Annientamento fa quindi perfettamente quello che un film di fantascienza deve fare: incanta per un’ora abbondante con una vera storia che parla di grandi temi utilizzando i dettagli per sussurrare allo spettatori il suo messaggio sull’esistenza umana, sulla sua precarietà, sui suoi meccanismi spietati. Al termine ci si sente inquieti e più aperti mentalmente. Una gran bella sensazione.

E se il futuro di film “intelligenti” come questo sarà quello di essere “relegati” ai servizi di intrattenimento on demand come Netflix abbandonando un circuito di sale sempre più attento alla sicurezza degli investimenti, che possiamo fare? Beh, semplice: rinnoviamo il nostro abbonamento e amen.

– Fabio Antinucci – 

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