“Andare in brodo di giuggiole”: da dove deriva questo detto?

Ormai credo sia inutile porre l’attenzione su quanto ci piaccia interrogarci circa le origini dei detti e delle leggende, no? Quindi ecco il quesito di oggi. “Andare in brodo di giuggiole”: da dove deriva questo detto? Iniziamo con il termine, che andremo a farci aiutare dal Vocabolario Treccani: Andare in brodo di giuggiole è espressione attestata nell’italiano scritto a partire dal 1791. Il riferimento di base, che motiva il significato figurato della locuzione, è l’alto, piacevole, contenuto zuccherino delle drupe del giuggiolo (le giuggiole, per l’appunto), piccolo albero delle Ramnali che viene coltivato per il pregiato legno duro e per i suoi frutti commestibili.

Sembra che la sua origine sia un’alterazione dell’espressione, di provenienza toscana, “andare in brodo (o broda) di succiole”. L’uso di questa espressione originaria compare nella prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), dove viene menzionata due volte: alla voce ‘succiare’, con un esempio tratto dal “Morgante” di Luigi Pulci, e alla voce castagna, dove per ‘succiola’ si intende la castagna cotta nell’acqua con la sua scorza. La trasformazione da “brodo di succiole” a “brodo di giuggiole”, probabilmente si deve al fatto che la giuggiola cominciò a diffondersi anche come medicinale, che aiutava le vie respiratorie contro la tosse, oltre che in cucina, diventando quindi un dolce aiuto sia per la salute che per le papille gustative.

Ovviamente, adesso a me è venuta voglia di assaggiarlo, quindi vi propongo una ricetta da provare tutti insieme, per vedere se realmente la sensazione sarà quella di estrema soddisfazione!

Ingredienti:
1 kg di giuggiole mature ed appassite, 2 grappoli d’uva, 2 mele cotogne, una buccia di limone grattugiata, 2 bicchieri di vino bianco, 1 kg di zucchero, 2 litri d’acqua. 

Prendete una pentola e immergete nell’acqua le giuggiole, i chicchi d’uva e lo zucchero, facendo bollire per un’ora circa, mescolando di tanto in tanto. In seguito potete aggiungere le mele e il vino, continuando a mescolare. Quando la consistenza sarà quella di una gelatina, potete filtrare il brodo e versarlo in contenitori sterili!

Fatemi sapere!

– Lidia Marino – 

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