Amare l’autunno: quadri sulla pioggia

Vi assicuro che la lotta infinita tra gli amanti del caldo e del freddo non mi interessa, né sarà argomento principale di questo articolo. Sono dell’avviso, infatti, che per trovare romantica una bella giornata autunnale non si debba necessariamente esserne un appassionato sostenitore e viceversa. In mezzo al traffico o fermi ad aspettare il treno certo non potrà sembrarvi lo stesso, ma il paesaggio con il cielo plumbeo e le strade acquose – soprattutto con i colori rossi e caldi di questa stagione – ha una poesia innegabile, che ha influenzato l’arte da sempre. E ha influenzato me a scrivere questo articolo: i quadri sulla pioggia sono molteplici e potrei citarne fino a mai finire, ma porrò l’attenzione su alcune, di tipologia decisamente varia, che ritengo significative. 

Scelgo per iniziare Monet e Turner, che appartengono a quelle correnti di arte che io prediligo. Mattino sulla Senna nella pioggia potete trovarlo al Museo Nazionale di Arte Occidentale a Tokyo ed è il perfetto esempio di ciò che i paesaggi con il “maltempo” possono fare. Sappiamo che Monet si svegliava presto la mattina per creare la serie dedicata alla Senna e siamo negli 1896-97. La serie è nota per la sua introduzione di un effetto decorativo e per i numerosi colori utilizzati nella raffigurazione del fiume. I movimenti del pennello che imitano il vento che si muove tra rami, foglie e onde trasmettono direttamente la tensione dei tentativi di Monet di catturare le forme mobili della natura in un solo istante. Tentativi perfettamente riusciti, a mio avviso. Ci spostiamo alla National Gallery di Londra per trovare Pioggia, vapore e velocità, realizzato da Turner nel 1844. Qui, al contrario dell‘attenzione spasmodica di Monet alla riproduzione di immagini, si contrappone una visione del dato naturalistico tipicamente romantica e l’immagine diventa suggestione, associazione, ricordo. Nonostante le linee che rappresentano i fenomeni naturali siano curvilinee e i binari del treno sono invece dritti come ogni prodotto umano, l’intento che ne viene fuori è che anche gli elementi artificiali insieme a quelli naturali possano confrontarsi con il sublime, in quanto anche essi “tendono a colmare l’animo di un orrore dilettevole” (Edmund Burke).

Ma la pioggia può essere rappresentata anche in modi molto diversi. Per esempio proprio dal finestrino di una macchina dalla quale adesso sospireremmo, nella speranza di tornare presto a casa. Questo è il caso di Gregory Thielker, che con i suoi dipinti che fanno parte della serie Under the Unminding Sky, produce opere di iperrealismo, dove i dipinti ad olio sembrano più fotografie. Anche in questo caso, come abbiamo già visto in Turner, la pioggia altera la visione predeterminata della strada, dipinta come un tracciato fisso e predefinito. Tutto appare diverso e i colori si confondono tra loro, creando una visione totalmente unica. “Dipingo questi soggetti per spiegare come l’esperienza della guida influenzi la nostra percezione ed interpretazione di ciò che è intorno a noi.” E da un iperrealismo passiamo ad uno dei fondatori dell’arte astratta, Vassilij Kandinskij, e al suo Paesaggio sotto la pioggia, datato 1913. Non c’è volontà di riprodurre il vero, ma una graduale prevalenza dell’elemento interiore con conseguente dissoluzione della visione, che diventa macchie di colore e linee, in risposta solo all’andamento della psiche e di ciò che questa prova. Possiamo ricordare, secondo la formula di Klee, che “l’arte non riproduce il visibile, lo rende visibile”.

Ora potete tornare a maledire il tempo.

– Lidia Marino – 

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