Alma Maria Schindler e i suoi matrimoni

1Una tra le più celeberrime frasi di William Shakespeare ci ricorda che in questa vita, nel bene e nel male, bisogna amare: “Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente”. Grandi artisti, uomini conosciuti nella storia grazie alle loro capacità, hanno seguito questo consiglio, impazzendo, diventando folli, come spesso accade, per una donna. Una donna ammaliatrice, semplicemente la loro musa.
Alma Maria Schindler, nota anche come Alma Mahler, nasce a Vienna il 31 agosto del 1879. Alma è la figlia del pittore paesaggista Emil Jakob Schindler e di Anna von Bergen. Cresce in un ambiente artistico molto stimolante, soprattutto grazie al secondo matrimonio della madre con Carl Mool, padre fondatore della Secessione Viennese. La donna, aiutata dalla sua grande bellezza (è considerata, all’epoca, la ragazza più bella di Vienna) passa alla storia come una delle donne più “stravaganti” del XX secolo: diventa la moglie di Gustav Mahler, di Walter Gropius e di Franz Werfel e diventa anche l’amante di Oskar Kokoschka. Il primo del carnet dei suoi prestigiosi amanti è, tuttavia, Gustav Klimt. Affascinata dalla personalità del grande artista, la giovane donna commette una leggerezza: descrive l’emozione del suo primo bacio, con il pittore, tra le pagine del suo diario personale. La madre, dopo aver letto quelle righe, ordina ai due innamorati di troncare immediatamente la loro relazione. Ma questo non scoraggia la ragazza anzi sa esattamente cosa vuole: “Nessuno è pronto, senza attrazione. Ciascuno deve offrire tutta la sua intensità, per sedurre, per attrarre, per brillare. È un dovere”. È imbevuta delle dottrine di Nietzsche ed è una donna che non ha tempo per uomini che non siano super uomini. Il 9 marzo del 1902 Alma va in sposa al famoso compositore Gustav Mahler, già direttore della Wiener Staatsoper, di 19 anni più grande di lei. Nonostante la grande differenza d’età e l’opposizione dei parenti e degli amici, i due sono davvero innamorati. Alma è bella e piena di passione, di fascino, Gustav, invece, è un solitario, non vive che per la sua musica. La coppia dà alla luce due bimbe: Maria Anna e Anna. Negli anni del matrimonio Alma cerca di dedicarsi alla composizione musicale, tuttavia suo marito non è contento delle inclinazioni della sua sposa e cerca, con eleganza, di relegarla sempre più nel ruolo più conformista della madre e della moglie devota.

2Negli anni apparentemente felici del loro matrimonio, pieni del trionfo di Mahler come direttore e con le sue composizioni sinfoniche, la loro prima figlia si ammala di difterite e muore a soli 4 anni. I genitori sono sconvolti, e Mahler sembra essere travolto dal dolore. Chiudersi nella sua musica è la sua unica risposta ma non si accorge che Alma ha bisogno di altro. È giovane e non può più essere solo la moglie di un grande compositore. Nel 1910, Alma, si innamora di Walter Gropius, architetto che diventerà famoso con il movimento Bauhaus. Mahler scopre il tradimento per uno sbaglio del suo avversario: Gropius intesta a lui una lettera d’amore per la loro amata. La sua depressione latente, già scossa dalla morte di sua figlia, esplode. L’uomo chiede aiuto a Freud. Chiede di essere analizzato da lui, e lo fa, con poche e chiare semplici parole: “la moglie Alma amava suo padre Rudolf Schindler e non poteva che cercare e amare quel tipo di uomo. L’età di Mahler, di cui aveva tanta paura, era proprio ciò che lo rendeva così attraente agli occhi della moglie. Mahler infatti amava sua madre e aveva cercato sempre quel modello in ogni donna. La madre turbata e piena di sofferenze, inconsciamente riappariva nella moglie Alma”. Non sapremo mai se la diagnosi del padre della psicanalisi fosse giusta o sbagliata. Mahler riesce solo a tornare negli Stati Uniti per un trionfale tour di concerti. La malattia al cuore che covava da anni, lo costringe a tornare a Vienna, per morire il 18 maggio 1911. Tuttavia Alma è troppo fascinosa per rimanere per sempre “solo” la vedova di Gustav Mahler. Ed è così che il pittore Oscar Kokoschka entra nella sua vita. Della loro tormentata relazione, del loro primo incontro avvenuto nell’inverno del 1912, Alma ricorda il suo abbigliamento logoro, le sue scarpe rotte, ricorda la foga dell’abbraccio di lui, la sua freddezza nel non ricambiarlo e la stramba ma dolce lettera di questo pittore che chiedeva di diventare suo marito. Suo amante per un paio d’anni, l’uomo viene chiamato per partire in guerra, uscendone congedato per instabilità mentale. Lei lo distrugge, lo cancella dalla sua vita mentre Oskar dedica la sua solo ed esclusivamente a lei. Oskar Kokoschka le dedica 450 disegni e tele che ritraggono la donna sola o in sua compagnia. L’attaccamento morboso alla sua musa, porta l’uomo ad ordinare ad un artigiano di Monaco di Baviera, la realizzazione di un feticcio della donna, a grandezza naturale.

3Attraverso i suoi disegni fa ricreare dall’artigiano un pupazzo con le sembianze del viso e del corpo identiche a quelle della sua ossessione. Alma così ritorna, nella mente del pittore, tra le sue braccia, per essere sua, tra le sue tele, ancora e ancora. Dopo alcuni anni però, in una festa a base di champagne e musica il pittore rompe con una bottiglia di vino il suo pupazzo, gettandolo nel giardino, distruggendo la sua “Sposa del vento”. Continua a scriverle per anni fino al 1950, lei di lui dice: “Alla fine mi aveva avuta nel modo che aveva sempre voluto: uno strumento docile e privo di volontà nelle sue mani”. Nella vita di Alma riappare (forse non è mai veramente scomparso) Walter Gropius. I due si sposano nel 1915 ma il loro matrimonio sembra, realmente, durare solo due giorni. Sono gli anni della prima Guerra Mondiale e Gropius è costretto a ritornare subito al fronte. Nel 1916 Alma partorisce un’altra bambina, la piccola Manon ma la lontananza da Gropius le pesa: “Il mio amore per Gropius è diventato un sentimento coniugale oscuro e tiepido”. Lo tradisce con il poeta e scrittore praghese Franz Werfel,lei ha 39 anni e lui quasi 28. Alma partorisce suo figlio Carl Martin, (il bambino nasce gravemente malato e muore dopo soli dieci mesi di vita), e divorzia nel 1920 da Gropius.

Dopo una convivenza di quasi dieci anni, Alma sposa nel 1929 Franz Werfel, il suo terzo e ultimo marito, il secondo di origine ebraica dopo Gustav Mahler. L’avvento del nazismo costringe gli sposi nel 1938 a fuggire dall’Austria per la Francia. Poco dopo, nel 1940, sono costretti, di nuovo, a fuggire. I due soggiornano anche a Lourdes, dove Franz dopo una ricerca sulla vita di Bernadette, pubblica nel 1941 il romanzo “Poema di Bernadette”. La coppia raggiunge la Spagna, il Portogallo e successivamente gli Stati Uniti: prima New York e dopo Los Angeles. Qui Werfel scrive alcuni dei suoi lavori migliori come “Una scrittura femminile azzurro pallido”, collabora anche con alcune major hollywoodiane e da alcune sue opere vengono tratti anche dei film. L’esilio forzato però lascia sullo scrittore una cicatrice profonda, muore d’infarto il 26 agosto del 1945. Alma, vedova per la seconda volta, passa gli ultimi anni della sua vita tra Los Angeles e New York. Muore il giorno 11 dicembre del 1954, lasciandoci una biografia, scritta pochi anni prima di morire, in cui racconta la sua vita fuori dal comune: “Ho avuto una vita stupenda. Dio mi ha permesso di conoscere i capolavori del nostro tempo prima che lasciassero le mani dei loro creatori. Questa mi sembra già giustificazione sufficiente per la mia presenza sulla terra”.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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