Alfabeto degli Artisti Contemporanei – Enrique Breccia

Torniamo alla rubrica degli artisti, oggi dovevamo parlare della lettera B, lettera piena di artisti di prim’ordine. Abbiamo, però, voluto osannare un personaggio che vive qua in Italia, nonostante i natali argentini, e che tanto ha dato per gli amanti del fumetto italiano: Enrique Breccia.

FIGLIO D’ARTE

01Come saprete, Enrique è un figlio d’arte: suo padre era Alberto Breccia, un grande fumettista argentino (nonostante il nome) degli anni 50/60. Come disse in una intervista fatta da noi, nonostante il padre artista, lui non apprese niente da lui, in quando non lo vide mai disegnare: il padre, infatti, usava uno studio fuori di casa e nessuno dei figli lo vedesse disegnare. Nonostante ciò, è riuscito a farsi strada nel mondo del fumetto, pubblicando il suo primo lavoro nel 1968: La Vida del Che. Questa biografia scritta da Oesterheld, fu illustrata dalle abili mani di Enrique Breccia insieme al padre Alberto. Da lì, fu una scalata verso il successo.

QUALSIASI TIPO DI FUMETTO

02Nella sua carriera, Breccia ha messo mani su diversi tipi di fumetto. Ha iniziato con un tipo di fumetto molto d’autore, con disegni non del tutto puliti, ma comunque ben delineati, con molti dettagli e con una particolare attenzione ai volti ed ai primi piani. Si è buttato anche in parecchi adattamenti a fumetti di romanzi famosi (come L’Isola del Tesoro e Moby Dick) oltre a tante serie argentine (come Robin delle Stelle). Nel 2000 ha collaborato anche con gli editori americani, lavorando con la Marvel (su X-Force) e la DC (su Batman: Gotham Knights). Il trasferimento in Italia lo porta a collaborare tanto con gli editori italiani e, soprattutto, con la Sergio Bonelli Editore, realizzando storie per Dylan Dog e uno speciale estivo di Tex Willer (il famoso Texone), pubblicato proprio questo giugno.

NON SOLO FUMETTO

03Ma l’arte scorre forte in Enrique, tanto da farlo approdare anche nel mondo della pittura classica. Alcuni suoi quadri sono stati messi in varie mostre in Italia ed in Argentina, mostrando un tipo di arte dai colori poco accesi e carichi di surrealismo. Nella nostra intervista, chiedemmo a chi si ispirasse, ma non riuscì a darci una risposta: nonostante apprezzi Bruegel, il Boppo o i pittori fiamminghi in generale, non è mai stato influenzato da nessuno nei suoi quadri. Il che, rende la sua arte unica e particolare, per veri amatori del genere.

– Giorgio Correnti –

 

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