Alcune curiosità su Profondo Rosso, capolavoro di Dario Argento

Oggi voglio proporvi un esperimento! Cari lettori, se vi chiedo di pensare a Dario Argento cosa vi viene in mente? Sicuramente penserete ai suoi film e sicuramente non potrete fare a meno di pensare al suo celebre “Profondo Rosso”. Fin dalla sua prima uscita nelle sale, nel lontano 1975, “Profondo Rosso” ha riscosso un immediato successo. La pellicola rappresenta un Dario Argento maturo che, anche se non è più riuscito a toccare quella vena creativa, lo ha consacrato come il Re dell’horror italiano, un titolo consolidatosi definitivamente con il suo “Suspiria”, del 1977.

Il film racconta la storia di Marc Daly ,un giovane pianista inglese che vive a Roma, interpretato da David Hemmings, che con il suo amico Carlo, a cui ha dato il volto Gabriele Lavia, assiste all’epilogo dell’omicidio di Helga Ulmann, interpretata da Macha Méril, una sensitiva uccisa a colpi di mannaia da un killer con un impermeabile scuro. Il protagonista decide di indagare su questo omicidio, avvalendosi dell’aiuto di una giornalista, Gianna Brezzi, interpretata da Daria Nicolodi. Le indagini condurranno Marc e Gianna in una villa abbandonata, luogo di un tragico evento che porterà Marc verso la scoperta del colpevole. Il film lo conosciamo tutti (se non l’avete mai visto: rimediate! Nessuno deve perdersi un pezzo della storia del cinema italiano!) ma oggi sono qui per rivelarvi, se già non le conoscete, alcune curiosità su Profondo Rosso, questa famosa pellicola.

-“Profondo Rosso” non era affatto il titolo previsto per il film. In un primo momento, l’opera, doveva chiamarsi “La tigre dai denti a sciabola”, titolo che intendeva seguire la scia dei precedenti film del regista: “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Il gatto a nove code” e “4 mosche di velluto grigio”.

-La pellicola rappresenta l’addio alle scene di Clara Calamai. Per il suo film, Dario Argento, desiderava un’attrice che con il passare del tempo fosse stata dimenticata dal suo pubblico. La donna, infatti, veste i panni della madre di Carlo, un’anziana attrice un tempo celebre. In una scena l’anziana signora mostra a Marcus alcune foto della sua carriera: quelle foto rappresentano le scene dei film in cui la Calamai ha realmente recitato.

-“Profondo Rosso” è stato campione d’incassi e si è piazzato al decimo posto nella classifica dei film più visti durante la stagione 1974/75 in tutta Italia.

– La famosa “villa” del film in realtà è Villa Scott, situata nel quartiere Borgo Po di Torino, in Corso Giovanni Lanza 57. Oggi è una residenza privata, ma all’epoca era di proprietà delle Suore della Redenzione, ed era usata come collegio femminile.

-È risaputo che il regista Argento è solito lasciare una traccia di sé in ogni suo film e “Profondo Rosso” non fa eccezione. Durante le scene degli omicidi, le mani inquadrate sono proprio quelle del regista.

-La storia raccontata nel film è ambientata a Roma, ma le riprese si sono svolte anche Perugia, Torino oltre, ovviamente, a Roma.

-Il Blue Bar, luogo preferito da Carlo, in realtà non esiste. Venne costruito dopo a Torino, in Piazza C.L.N, vicino alla Fontana del Po, fontana che si può ammirare anche nel film. Tuttavia il bar riprende le sembianze del dipinto “Nightwalks” di Edward Hopper, un omaggio del regista al famoso pittore.

-Dario Argento ha voluto omaggiare anche un altro artista: Alfred Hitchcock. Una delle locandine del film è un chiaro omaggio a “Vertigo”, film di Hitchcock del 1958.

-Daria Nicolodi, l’attrice che interpreta Gianna Brezzi, ha avuto una relazione con il regista fino al 1985. Da questa relazione nacque la loro figlia: Asia Argento.

-Anche il Giappone divenne fan dei film di Dario Argento. Nella terra del Sol Levante le sale rilasciano prima il suo film “Suspiria” e solo successivamente trasmisero “Profondo Rosso”, con il titolo di “Suspiria 2”

-La scena dell’annegamento nell’acqua bollente viene ripresa successivamente da Rick Rosenthal nel film “Halloween II”, pellicola del 1981.

 -Dario Argento, inizialmente, pensò di affidare la colonna sonora del film ai Pink Floyd, ma la band era impegnata con la realizzazione di “The Wall”. Dario si affidò, quindi, a Claudio Simonetti e ai suoi Goblin che diedero vita alla famosa colonna sonora.

– Il film anche se è di produzione italiana, per agevolare gli attori, è stato girato in lingua inglese e solo dopo è stato doppiato in italiano.

Riguardate questo film oppure guardatelo: è sicuramente diverso da ciò che siamo abituati a vedere oggi, ma state certi che non mancheranno i colpi di scena! Buona visione!

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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