A un passo dalla felicità, di Cristina Mencarelli

Come avrete notato, il sito si sta prendendo una pausa estiva e nessun nuovo articolo è uscito nelle ultime settimane.  Approfittando, dunque, di un piccolissimo lasso di libertà in più, sono riuscita finalmente a leggere il libro di cui voglio parlarvi oggi: A un passo dalla felicità, di Cristina Mencarelli. L’autrice è una giornalista pubblicista che ha lavorato in passato per testate come Cioè Ragazza Moderna e questo dato ritengo che sia importante per analizzare questo lavoro dal punto di vista della scrittura. Il lessico scelto per la narrazione è immediato, lineare, adatto ad una lettura veloce, ma soprattutto si impone di mantenere una certa freschezza, toccando temi altamente romantici ed addentrandosi in essi con quanta più semplicità possibile.

E questa è una carta più che vincente per questo prodotto: avendo delineato una trama che racconta, per definizione, la storia d’amore perfetta, con protagonisti propri di un romanzo rosa, qualsiasi tipo di pretenziosità stilistica sarebbe parso vano ed eccessivo. Il libro, infatti, non aveva bisogno di paroloni, ma di svelarsi in tutta la sua onestà di intenti. Si percepisce, infatti, la voglia di abbandonarsi alla pura bellezza dell’amore, senza commenti acidi, senza lo scetticismo della realtà. E dunque Elizabeth Scott, giovane giornalista italo-inglese, nel suo nuovo lavoro a Roma incontra il capo, Samuele De Luca, che con il carattere tipico del ragazzo affascinante – un moderno Mr. Darcy – non può che rubarle il cuore. E se i protagonisti possono apparire canonici, in realtà sono ben costruiti e affatto elementari: le loro paure sono umane, tangibili e le loro vicende non possono che farci riflettere sulla nostra condizione stessa, mentre le viviamo con loro. E da essi impariamo insegnamenti, filosofie di vita che vorremmo adottare, e che i sogni non si avverano solo volendolo, ma faticando per essi.

Normalmente, dunque, avrei consigliato questa lettura agli eterni romantici, a chi non si lascia condizionare da malumori, ma anzi vuole – nel proprio tempo libero – gioire di qualcosa di carezzevole, di delicato. Ma… c’è un grosso ma. Come è ovvio non intendo fare spoiler di alcun tipo, perché li odio e perché non sono crudele: è importante, però, che tutti voi sappiate che il finale di questo libro non è scontato, non è idilliaco, non è come si potrebbe pensare. Ed è qui che ho trovato particolarmente abile la penna della Mencarelli, perché quando la storia diventa più importante, ecco che anche lo scrittura lo fa. Non in modo pesante, non in modo incoerente, ma quel tanto che basta per far avvertire il cambiamento. Una chicca che ho apprezzato e che ha dato alla mia esperienza letteraria una soddisfazione rinnovata.

L’unica critica che mi sento di fare è alla copertina, ma solo perché, a mio avviso, non rende del tutto giustizia al libro, ma questa è pura preferenza visiva.

Vi lascio il link e, se doveste leggerlo, fatemi sapere le vostre opinioni in proposito!

– Lidia Marino – 

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