A Cannes proiettato un documentario sulla vita di Amy Winehouse

amA quattro anni dalla scomparsa di Amy Winehouse, avvenuta in seguito ad abuso di sostanze alcoliche il 23 luglio del 2011, è stato proiettato a Cannes, in anteprima fuori concorso, un documentario sulla figura dell’artista. La voce del soul “bianco”, nata e cresciuta in periferia di Londra, ha affascinato tantissimi fan con il suo talento e addolorato nello stesso modo per la sua prematura dipartita, che l’ha vista entrare sfortunatamente nel Club 27, come viene chiamato giornalisticamente il fenomeno delle rockstar la cui morte è avvenuta all’età di 27 anni (tra gli altri: Kurt Cobain dei Nirvana, Jimi Hendrix e Jim Morrison).

Non primo lavoro svolto sulla cantante, questo documentario, diretto da Asif Kapadia, non si limita a illustrarne unicamente il lato artistico, bensì a consegnare ai fan la parte umana e fragile di Amy Winehouse, senza giudizi o accuse, e le scelte che l’hanno portata a questa tragica fine. La famiglia, proprio per questo approccio duro, non ha accolto positivamente il documentario, ritenendolo offensivo alla propria persona, perché dipinti come coloro che non sono stati in grado di stare vicino e aiutare la loro cara.

Amy è un film su una persona che desidera amore e non sempre ne riceve” sono le parole del regista riguardo al proprio lavoro, che arriverà in sala a settembre con Nexo Digital e Good Films. Chi viene dipinto con toni più ferrei, più della famiglia, è Blake Fielder-Civil, il grande amore della vita della Winehouse, che diventò suo marito, nonché colui che l’ha accompagnata nel percorso verso l’uso di droghe. “È successo qualcosa con Amy Winehouse”, continua Kapadia, “e io volevo capire come questo qualcosa potesse essere accaduto proprio davanti ai nostri occhi. Come può una persona morire così al giorno d’oggi? Non si è trattato di un episodio improvviso: in qualche modo sapevamo che sarebbe potuto accadere perché Amy stava percorrendo quella strada”.

Soffermandosi sui testi della giovane, pezzi della propria vita, si è creato questo documentario. “Tutto quello che dovevamo fare era svelare quei testi. Questa per me è stata la vera rivelazione: la scrittura di Amy. Tutti sanno come cantava, ma forse solo pochi si rendono conto di quanto scrivesse bene. Ha scritto testi e musica: tutto era suo” sono le parole del regista.

– Lidia Marino –

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