93 anni fa nasceva Vittorio Gassman: i suoi film più belli

Il 1 settembre del 1922 nasceva Vittorio Gassman, il Mattatore, considerato ancora oggi uno dei migliori e più rappresentativi attori italiani, incredibilmente professionale, versatile e magnetico, sia in campo teatrale che cinematografico. Proprio perché motivo d’orgoglio per il nostro Paese, ho voluto dedicare ai suoi lavori questo articolo, in questo giorno speciale, elencando solo alcuni dei suoi lavori, ma che tutti dovreste vedere.

1.  Il sorpasso, di Dino Risi

1In questo film del 1962, Gassman interpreta Bruno Cortona, personaggio immerso nell’Italia del suo boom economico, sfrontata e e ignorante, ma incredibilmente gioiosa e felice. Alla guida della sua Lancia Aurelia, armata del famoso clacson, si aggira per la campagna romana, circondato da personaggi dissacranti e divertenti, forte dell’ammirazione del proprio adepto Roberto. Il finale tragico, presagio degli anni di crisi che seguiranno, rende la pellicola un assoluto capolavoro del suo tempo. Il sorpasso uscì negli Stati Uniti con il titolo The Easy Life e divenne un cult, tanto che Dennis Hopper, regista di Easy Rider, si è ispirato proprio a tale pellicola per scrivere il soggetto del suo capolavoro. Vittorio Gassman per questo ruolo ha vinto come miglior attore protagonista un David di Donatello e un Nasto d’argento.

2. I soliti ignoti, di Mario Monicelli

2Film del 1958, caposcuola del genere caper movie italico, dove il centro focale della trama è il furto di gruppo. Assoluto capolavoro, vinse due Nastri d’argento e la candidatura ai premi Oscar come miglior film straniero. Ispirandosi ad un racconto di Italo Calvino, questa sceneggiatura tragicomica viene retta in modo del tutto calibrato da un cast di grandi artisti: infatti, oltre al mitico Vittorio, sono presenti Marcello Mastroianni, Totò, Carla Gravina, Claudia Cardinale e molti altri nomi. Il pugile balbuziente di Gassman, Peppe Er Pantera, permette all’attore di andare a interpretare un ruolo totalmente diverso da quelli da lui conosciuti, trasformando il proprio viso attraente in quello di un uomo insicuro e dalla poca cultura. Un’esperienza filmica da non perdere, come deve essere stata per Vittorio stesso, che nel suo libro autobiografico, Un grande avvenire dietro le spalle, riferendosi al clima che regnava sul set, scrisse: “La maggior parte delle scene non riuscivamo a finirle, dal ridere!”.

3. L’armata Brancaleone, di Mario Monicelli

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Sempre di Monicelli, come non citare questo must cinematografico? Film del 1966, che racconta l’Italia “caciarona”, mal organizzata e preda di italiani dall’atteggiamento pressapochista. Vincitore di tre nastri d’argento, venne presentato in concorso al 19º Festival di Cannes, ed è considerato uno dei capolavori del regista, grazie anche alle scenografie e ai costumi di Piero Gherardi, in forte contrasto cromatico. Gassman qui è Brancaleone da Norcia, figlio di conti caduti in disgrazia, allevato da un’orsa fino ai dodici anni, perché abbandonato dalla madre in un bosco in seguito ad un secondo matrimonio. Questo personaggio, mosso da eroici principi, viaggia attraverso l’Italia per trovare fanciulle da difendere e ingiustizie da risolvere, sperando così di acquisire dignità e onore. Monicelli infatti vuole raccontare una nuova storia italiana, nella quale i diseredati, i perdenti, gli sfortunati possano ritrovare una collocazione onorevole e questo film conserva un valore pedagogico molto prezioso.

4. C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola

4Quarta collaborazione di Scola e Vittorio Gassman, che porta alla luce una trama dalle tinte amare: un disincanto, una disillusione italiana che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, si ritrova a fronteggiare i propri sogni infranti e un idealismo tradito, accorgendosi di essere impreparata a quel baratro economico e sociale che caratterizzerà gli imminenti anni di piombo. I personaggi dipinti presentano volti e psicologie tipiche delle maschere da teatro, che vanno dal sognatore all’arrivista, dal buono al cattivo, ma proprio il personaggio di Gassman, Gianni Perego, risulta essere quello più realistico, che vive quel presente difficile con pragmatismo, pronto a sacrificare tutto per una vita di agi che altrimenti sembra ormai troppo lontana. La pellicola si aggiudicò il Gran Premio al Festival cinematografico internazionale di Mosca, un premio César per il miglior film straniero e tre nastri d’argento.

5. La grande guerra, di Mario Monicelli

5Film vincitore del Leone d’Oro a Venezia e candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero, dove Monicelli viaggia nel passato della storia italiana, per narrare gli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale, parlando, per la prima volta senza inutili ghirigori trionfanti del cinema fascista, di una trama vera reale, con protagonisti italiani semplici, privi di ideali sociali o politici. I personaggi di Gassman (il milanese Busacca) e Alberto Sordi (il romano Jacovacci) sono i paradigmi di due uomini comuni coinvolti in accadimenti fuori dalla loro portata, a cui loro malgrado sono stati costretti a partecipare. Il finale drammatico è emblema del cinema italiano dell’epoca, che mescola abilmente la risata fragorosa alla lacrime amara. Proprio per il suo tentativo di raccontare una storia priva di bugie, è considerato uno dei migliori film italiani sulla guerra e uno dei capolavori della storia del cinema.

Con una filmografia di oltre cento pellicole, elencarne solo cinque è stato per me uno dei lavori più difficili mai svolti. Ci sono tanti titoli degni lasciati fuori, come Profumo di donna, Riso amaro, I mostri o Il Mattatore, dal quale proviene il soprannome stesso dell’attore. Ma poi mi sono resa conto che questi non sono solo che alcuni dei grandi assenti e che, per celebrare il lavoro di questo grande artista non ho bisogno di svelarvi i suoi capolavori, ma semplicemente di ricordarvi del suo nome e di quanti capolavori dovreste andare a vedervi, nel caso non lo aveste fatto. Un augurio a Vittorio e una buona visione a tutti voi.

– Lidia Marino – 

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