5 motivi per vedere e 5 per non vedere Daredevil 3

Come già una volta ed un’altra ancora, mi ritrovo a dover guardare e recensire una terza stagione del supereroe Marvel / Netflix più riuscito di tutti: Daredevil. In un periodo storico cupo per i prodotti dell’accordo tra la casa di Iron Man & co. e l’azienda produttrice di serie tv, che ha visto la cancellazione di Iron Fist (che, nonostante una seconda stagione quasi sufficiente, non vedrà la terza), di Luke Cage (del quale non ho pianto per niente, non tanto per l’eroe in sé, quanto per le due noiosissime stagioni viste) e dei Defenders (normale reazione alle prime due cancellazioni, l’unica che un po’ mi è dispiaciuta), esce una terza stagione del Diavolo di Hell’s Kitchen, eroe che ha avuto una prima stagione al limite del perfetto (con sceneggiatura, regia e recitazione molto buone) ed una seconda stagione che ha fatto da contenitore per così tante nozioni (la Mano, Elektra, Stick, the Punisher, ecc) che dovevano lanciare la serie sui Defenders, che è risultata essere un miscuglio lento e straziante, con il solo pregio di lanciare The Punisher. Questa terza stagione, fortunatamente, riparte più dalla prima, invece che dalla seconda, quasi dimenticandosi di quello che è successo con La Mano e ripartendo da l’unico vero personaggio interessante della serie: Wilson Fisk. Il risultato è una stagione lenta all’inizio, ma che diventa sempre più appassionante, cupa e cruda, che ti lascia in apnea fino alla fine, lasciandoti sperare quasi che non finisca.

Ma andiamo a vedere i motivi per vederlo e per non vederlo.
NB: come al solito, attenzione agli spoiler.

5 MOTIVI PER VEDERE DAREDEVIL 3

1. Wilson Fisk

Sarò banale, ma è sempre vero dire che un bel cattivo ben scritto e ben interpretato è il primo pregio di una serie tv o un film d’azione. E sarò banale nel ripetere quanto il Wilson Fisk delle serie tv di Daredevil sia scritto benissimo e interpretato magistralmente da Vincent D’Onofrio. Il Kingpin di D’Onofrio riesce ad essere imponente (grazie anche a riprese che lo fanno sempre sembrare più grosso di tutti) e a far rabbrividire al solo sguardo, salvo poi sembrare un cucciolo non svezzato di labrador quando parla di Vanessa.

2. Le ship

E qui arriviamo al secondo punto. Per chi non lo sapesse, il termine “ship” indica quando ci si affeziona a determinate coppie (vere o meno) della tv, del cinema o anche della letteratura. E la storia tra Fisk e Vanessa non riesce a non farci “shippare” per loro, attendendo fino all’arrivo della donna, soffrendo insieme a Wilson della sua mancanza ed esultando al loro primo contatto fisico. Oltre alla mera voglia di vederli insieme, intorno a Fisk c’è sempre quell’alone quasi eroistico di colui che fa tutto per amore, dal liberarsi al cercare di riprendere possesso di un quadro, fino anche a mostrare una coscienza. Ho parlato di ship al plurale, perché ce ne sono anche altre interessanti, che vi lascio dire a voi.

3. Introspezione cristiana

Nonostante possa sembrare la classica rottura di scatole da anime introspettivo giapponese (chiamato anche Trauma da Shinji Ikari, se capite la citazione, scrivetelo), l’introspezione di Daredevil è molto ben gestita. Matthew passa dalla solitudine al rancore, dalla voglia di giustizia alla voglia di morte, il tutto accompagnato da figure cristiane e una fede che tentenna davanti al male che propaga sotto forma di Fisk. Matthew soffre i classici dubbi del fedele ed i classici dubbi di chi vorrebbe cambiare il mondo (o solo Hell’s Kitchen), ma capisce che, nonostante i suoi sforzi, ci sarà sempre qualcuno da dover combattere, finché, però, non arriverà ad accettare la propria missione e la propria fede.

4. Coerenza narrativa, scelte registiche e tecniche recitative

La serie porta avanti una coerenza narrativa realistica, quella che viene imputata a Nolan, ma che la Marvel e la Sony (con gli X-Men) hanno sempre portato avanti, nel bene e nel male. Trame e sottotrame si intersecano a meraviglia, nonostante i diversi registi per puntata, sintomo di una sceneggiatura che regge la diversità. Inoltre, alcune scene vengono rette da sole dagli attori che, chi meno e chi più, riescono a portare avanti i propri personaggi con convinzione. E tra questi attori ne spiccano tre: Jay Ali nel ruolo di Nadeem che regge tutta la storia della corruzione in maniera esemplare, fino a diventare il vero eroe della storia; Joanne Whalley nel ruolo di Maggie Grace, del quale non dimentico la scena del pianto davanti al letto di Matt e…

5. La genesi di Bullseye

…Wilson Bethel, un ottimo Pointdexter, un ottimo Bullseye. In questa stagione, infatti, ha la sua genesi la vera nemesi di Daredevil, colui che non sbaglia mai un colpo, l’uomo dalla mira infallibile e che venne interpretato da Colin Farrell nel bruttissimo film con Ben Affleck. L’agente Poindexter ha una vera genesi sotto la mano manipolatrice di Wilson Fisk, che lo trasforma da agente dell’FBI a sicario infallibile e senza scrupoli, grazie anche al suo passato ed ai suoi problemi mentali che lo distaccano dalla morte e lo privano di empatia. Forse “Dex” è la vera chiave di volta di tutta la serie, forte di un ruolo per niente marginale. E Bethel riesce ad interpretarlo molto bene, sia prima che dopo la “cura Fisk”.

5 MOTIVI PER NON VEDERE DAREDEVIL 3

1. Troppo buono

Raschiando sul fondo del barile per cercare qualcosa di sbagliato, possiamo appuntare qualche scelta su Daredevil come eroe. Nonostante una “crescita” del personaggio che lo porta a fare scelte drastiche, mai riesce a colpire quando dovrebbe e mai riesce a fare scelte veramente da anti-eroe. Non è un difetto, ma un pregio? Forse. O forse no. Diciamo che, come con Iron Fist 2, a volte il vero modo per finire una cosa è con un proiettile in testa.

2. Karen Page

Karen è un personaggio completamente fuori controllo. Fa delle scelte, ma sembra non farne mai una giusta. Nel cercare di salvare i suoi amici, li mette ancora più in pericolo e non riesce mai a creare quella patina di empatia che dovrebbe accompagnare ogni protagonista. Inoltre, il suo personaggio ha la colpa di aver creato la mezz’ora più noiosa della stagione, l’unica che non sono riuscito a vedere, mandandola avanti pezzo per pezzo: la mezz’ora che parlava del suo passato.

3. Alcuni doppiaggi

Lo so che sono ridondante anche su questo, ma nonostante Luca Ward che doppia magistralmente Fisk e tanti altri doppiatori eccellenti, c’è sempre l’ombra del doppiaggio decadente che sta colpendo tutti i prodotti che escono in Italia. Doppiaggio decadente che, fortunatamente, non ha colpito i protagonisti della storia, ma che colpisce il contorno. Per fare un esempio, durante una scena con Daredevil, si sente dietro le spalle un uomo che dice una frase banale: “Lei non sa chi sono io!”. L’avrete sentita dire anche voi dal vivo (almeno a me è successo), ma mai l’avrete sentita dire senza rabbia. La frase richiede rabbia mista a stupore ed a voglia di rivalsa. Nel doppiaggio, lo troviamo detto nello stesso modo in cui uno potrebbe urlare “Per me senza zucchero, grazie”.

4. Il finale confuso

Perché confuso? Perché ogni eroe intraprende un suo modo per battere Fisk, la porta avanti e tutti potrebbero arrivare al proprio finale. Tutti i modi sembrano cozzare tra loro, eppure, alla fine, per qualche motivo, la cosa si risolve senza troppe pretese. Senza troppe spiegazioni, se non il “ti ho sconfitto, ammettilo”.

5. Tredici episodi

Iron Fist 2 mi aveva fatto sperare che la Netflix e la Marvel avessero imparato che 13 episodi sono troppi. E, invece, no. Anche Daredevil 3 ha 13 episodi e anche stavolta sono troppi.

– Giorgio Correnti –

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