5 cose che (forse) non sapevi su Alfred Hitchcock

2C’era una volta un giovane londinese dalla enorme creatività …  Figlio di commercianti di frutta e verdura, il piccolo Alfred  Joseph Hitchcock sarebbe un giorno diventato una delle personalità più acclamate di tutta Hollywood, un regista di fama mondiale e “Maestro del Brivido”  indiscusso. Amato ed emulato, seppur spesso aspramente criticato. Quando penso al cinema non posso non pensare  a colui che ha creato capolavori come Psyco, La finestra sul Cortile, Rebecca La Prima Moglie e moltissime altre pellicole di successo. Hitch, così veniva scherzosamente appellato dai suoi più affiatati collaboratori, è tutt’oggi considerato “Il regista”, una delle persone più influenti del passato e, in ogni caso, una stella della Walk of Fame destinata a brillare per sempre. Tanto celebre fu per le sue creazioni quanto riservato e schivo nel privato della sua vita, sedentaria e decisamente poco salubre, accanto alla moglie/partner in crime Alma Reville. Ci sarebbero decine di libri e biografie da spulciare per poter conoscere più a fondo il misterioso e insondabile personaggio che fu Hitchcock. E, come ogni umanoide che si rispetti, anche il caro Alfred aveva le sue manie e stranezze che oggi sintetizziamo in cinque, curiosissimi, punti.

1. Bionde…che passione!2

Avrete certamente notato, godendovi ad esempio La donna che visse due volte (tremenda traduzione all’italiana dell’originale Vertigo) o uno dei classici hitchcockiani in cui la quasi-principesca presenza di Grace Kelly l’ha fatta da padrone, che per il gran visir dell’orrore le bionde erano più che un vezzo da pellicola…si trattava di una vera ossessione! Provinava centinaia di bellissime donne dalla chioma biondo platino, cercando disperatamente la musa che sarebbe presto diventata regina dello star-system.  Parliamo di nomi come quelli di Tippy Hedren (futura mamma di Melanie Griffith e suocera di Banderas) o della splendida Kim Novak, o ancora della giovanissima Eva Marie Saint, già premio Oscar per Fronte del Porto. Queste fanciulle sono le fortunatissime entrate nella rosa delle preferenze di quel vecchio volpone di Hitch: sceglieva sempre una protagonista dalla bellezza algida, lo sguardo intenso e dai modi di fare sensuali. Una donna che fosse desiderata da ogni uomo, capace di sedurre, ma senza mai scadere nel volgare.  Si racconta di nottate che il regista trascorreva chiuso nel suo studio ad esaminare i primi piani delle più belle tra le attrici emergenti: chi entrava nelle grazie di Alfred diventava una dea intoccabile che egli avrebbe difeso a spada tratta, tanto da sentirsi tradito nel momento in cui la stessa avrebbe fatto l’inevitabile passo successivo, ossia sperimentare altro, cambiare, osare. Era infatti un datore di lavoro estremamente possessivo nei confronti di quelle che lui considerava a tutti gli effetti sue creazioni.

2. Alfred & Cary 2

Un idillio durato anni, fino alla morte di Hitch nel 1980: il regista e l’attore hanno formato un duo da incassi record al botteghino. Il sodalizio nasce nel 1940, quando il bello e talentuoso Grant viene scelto dal Maestro del Brivido per “Il Sospetto”, un thriller ricco di suspense basato  sul dubbio che si insinua lentamente in una giovane coppia di sposi, mettendo alla prova il loro legame. Hitchcock è subito pazzo di Grant, che sarà degno protagonista di altri tre lungometraggi e coltiverà con lui un’amicizia duratura e sincera. Nel 1946 arriva nelle sale Notorious, film sullo spionaggio americano negli anni successivi al secondo conflitto mondiale ed è  ancora una volta Cary a vestire i panni dell’agente T.R. Devlin innamorato della sua complice Alicya Hubermann (con il meraviglioso volto della quasi Signora Rossellini, Ingrid Bergman). La pellicola verrà  introdotta nel 2001 nella classifica dei migliori thriller di tutti i tempi dall’American Film Institute, segnale che il mix di intrigo e romaticismo ha funzionato alla grande. Caccia al Ladro(How to catch a thief) è la penultima fatica per la coppia Hitch-Grant: nella fantastica cornice della Costa Azzurra “Le Chat” Cary Grant entra nelle grazie della futura Madame di Monaco (Miss Grace Kelly) prima di incarnare lo sfortunato agente pubblicitario Thornhill in North by Northwest (conosciuto nello stivale come Intrigo Internazionale). Quest’ultimo sarà il fiore all’occhiello del regista, che arricchisce il proprio curriculum di un lungometraggio fatto di azione, spionaggio e seduzione e precederà quella che in molti considereranno essere la “seconda fase di vita cinematografica hitchcockiana”, la cui colonna sonora avrà l’ansiogeno leitmotiv di Pyscho

3. Suspense ed effetti speciali3

Nell’intervista che il grande artista concesse nel 1962 a Francois Truffaut, egli descrisse esattamente cosa intendesse per “suspense” e perché questa fosse un elemento fondamentale nei suoi lavori. La suspense non è il semplice elemento-sorpresa che spesso caratterizza i film dell’orrore; la suspense è molto di più: è la sensazione di stallo che quasi blocca lo spettatore, lo tiene in attesa di qualcosa che non si sa se accadrà o meno.  Il più delle volte lo stato di ansia è alimentato dall’utilizzo di ombre e luci, di colonne sonore ad hoc e di movimenti della macchina da presa studiati per far sentire il pubblico parte dell’ambiente scenico. La stessa camminata nervosa e circospetta del protagonista, gli arredi che assistono muti allo sviluppo della trama ma che diventano essi stessi parte del gioco, l’utilizzo di lampadine montate dietro suppellettili che devono in qualche modo catturare l’attenzione degli astanti. Mentre la sorpresa si esaurisce nel suo stesso manifestarsi, la suspense perdura ed accresce il sentore che  l’ inaspettato potrebbe palesarsi. Hitchcock per molti versi può considerarsi un pioniere degli effetti “speciali” : in Vertigo, ad esempio, egli gioca con lo zoom, portandolo in avanti e indietro ottenendo in questo modo una sequenza “vertiginosa”. In Io ti salverò invece, le allucinazioni di cui soffre il personaggio interpretato da Gregory Peck non sono altro che  pellicola trasparente sull’obiettivo della cinepresa.

4. Cameo ovunque4

I più attenti se ne saranno certamente accorti: sapevate che Hitch appare in almeno una scena di tutti (o quasi) i suoi film? Che sia per fare la comparsa che porta a spasso il cane o il passeggero di un autobus francese, il regista non si è mai tirato indietro dall’apparire sul grande schermo anche se soltanto per una manciata di secondi. E’ il suo modo di lasciare un’impronta, la firma su quanto sta accadendo in sala. Sono memorabili alcuni suoi cameo in film girati interamente in una stanza o comunque in un unico ambiente: la circostanza non permetteva di inserire comparse random ma ha comunque escogitato gli espedienti più vari pur di non rinunciare a quello che per lui era diventata consuetudine e gesto scaramantico allo stesso tempo. In Prigionieri dell’Oceano lo vediamo stampato in bella vista sulla pagina di un giornale; ne Il Delitto Perfetto lo si può notare in una fotografia di vecchi amici di scuola ed infine, nel “claustrofobico” Nodo alla Gola lo si può intravedere prima da una finestra, mentre è intento ad attraversare la strada e poi, in tutto il suo panciuto profilo, in un’insegna posta sul palazzo dirimpetto.

5. Polemiche e retroscena5

Nonostante la fama raggiunta grazie ai frutti della sua fantasia, Hitchcock, un volta finita la quotidianità del set, rientrava nella sua casa di Los Angeles e tornava ad essere l’uomo dal carattere difficile e dai modi di fare ambigui: non sono poche le celebrità che si sono trovate in conflitto con lo stesso, tanto da confidare a tv e giornalisti di alcuni modi di fare non proprio “canonici” del regista. Prima fra tutte, Tippi Hedren,  ricca e viziata ereditiera vittima degli Uccelli nell’omonimo film del ’63: l’attrice ancor oggi, alla veneranda età di 86 anni, riserva accuse durissime a quello che all’epoca fu il suo mentore. La Hedren descrive un uomo viscido, avaro, irriconoscente, ossessionato da lei e possessivo ai limiti dello stalking: pare che Hitch intervenisse spesso nella sua vita privata per la sua mania di voler controllare tutto ciò che riguardasse la neonata celebrity.  L’eccessiva attenzione nei suoi riguardi sfociò in una rottura prima ancora della fine delle riprese del film Marnie: i due non comunicavano mai direttamente, ma sempre per interposta persona. Ultimata la lavorazione del film (che la stessa volle continuare soltanto perché sapeva quale peso avrebbe avuto una pellicola del genere per la sua carriera) i due interruppero bruscamente i rapporti lavorativi, pur avendo sottoscritto un contratto che li legava per altri due anni. Ella rifiutò di lavorare ancora con Hitchcock ed aspettò quindi il biennio necessario senza poter recitare in altre produzioni.

– Myriam Guglielmetti –

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