4 motivi per cui dovreste essere fan di Stranger Things

Per quanto io sia fermamente convinta del fatto che all’alba del 2018 sia severamente vietato non conoscere Stranger Things, so per certo che in natura esistano ancora creature mitologiche che non si sono imbattute in una delle serie più belle degli ultimi 10 anni. “Le cose più strane”, questa la traduzione letterale, si compone di due stagioni, destinate probabilmente a diventare quattro o di più, di 8 e 9 episodi ciascuna . Netflix, il colosso delle dipendenze telefilmiche,  ha sfornato questo pargolo fatto di fantascienza, thriller e commedia  nel 2016 ed ha fatto approdare sui dispositivi di mezzo globo i suoi personaggi. Le vittime inconsapevoli di quello che si può definire “fenomeno ST” incautamente si avvicinano a questo  mondo per poi finire risucchiati anch’essi nel misterioso Sotto Sopra…
Nel caso in cui questa breve intro non abbia stuzzicato in alcun modo la vostra curiosità, ecco che intervengono altre 4 motivi per cui dovreste essere fan di Stranger Things, lasciar perdere la vita sociale e rintanarvi in camera con coperte e pop corn.

1. Qualcosa di diverso dal solito

Stranger Things non ha nulla a che vedere con i telefilm a cui siete stati abituati fino ad ora. Appendete pure al chiodo camici da dottori sexy, sentimentalismi spiccioli o storyline dal dubbio finale. Qui troviamo tanta tv “vecchio stile”, 80s per la precisione, ed un mix perfettamente dosato  dei generi fantasy, horror e SciFi, senza far mancare quella comicità latente che solo uno show che ha come protagonisti dei preadolescenti può donare. Siamo nel 1983 e 4 dodicenni nerd intenti a giocare a Dungeons and Dragons  si ritrovano immersi in un’avventura dal sapore vintage. Quando Will Byers scompare misteriosamente dalla piccola ed immaginaria cittadina di Hawkins, Indiana, i suoi amici e familiari si mobilitano per ritrovarlo. Eppure il piccolo sembra essersi volatilizzato… Persino lo scorbutico quanto affascinante Capo della Polizia, dapprima scettico, comincia  a sospettare che qualcosa di inspiegabile si stia verificando. In questo calderone creato ad hoc dai gemelli Duffer Bros si trova un po’ di tutto: una ragazzina dotata di super poteri appena fuggita da “uomini cattivi” che vogliono farle del male, un laboratorio segreto dove avvengono strani movimenti ed un oscuro varco verso un’altra dimensione. Mentre tra gli adulti in “superficie” l’apprensione cresce, saranno proprio i più giovani ad escogitare un piano per salvare l’amico dalle grinfie di una sconosciuta mostruosità.

2.Colonna sonora da serie A

“Should i stay or should i go?” Una frase iconica per una canzone, quella dei The Clash, che ricorre più volte nel corso della storia. Stranger Things si compone per il 60% di musica: ma bella musica, quella che purtroppo non passa più così spesso in radio, soppiantata dal commerciale moderno. Toto, David Bowie, Police, Cindy Lauper.  Questi sono alcuni dei grandi nomi che troviamo nella colonna sonora.  Ogni capolavoro che riecheggia tra una stagione e l’altra  è stato scelto dalla crew dopo mesi di ricerca e studio incentrati proprio sulle musiche: ogni brano si associa ad un momento cruciale della vicenda. Così, mentre il rock imperversa nei ricordi dei fratelli Byers, una più romantica Africa dei Toto accompagna le tenere effusioni degli adolescenti Nancy e Steve, alle prese con i primi problemi di cuore e Whip It dei Devo rockeggia mentre i ragazzi sfrecciano  verso la sala giochi. Per gli amanti del genere (musicale oltre che televisivo) questa potrebbe essere l’occasione giusta per rispolverare vecchi vinili.

3. Citazioni a gogo

Una volta premuto “play” il tuffo nel passato è assicurato. Al di là delle ambientazioni, dei costumi e della già citata musica, una menzione d’onore va fatta alle citazioni. Si, perché nonostante ST sia stata girata e montata appena due anni fa, nel guardarla l’esclamazione “Hey questa cosa l’ho già vista/sentita!” non mancherà. Non appena avrete valicato i confini di Hawkins vi sembrerà di aver messo piede nella location in cui Spielberg, nel lontano 1982, girò il suo capolavoro senza età, “E.T.”. Buttando un occhio alle biciclette di Dustin, Mike e Lucas penserete che quella combriccola di pesti su due ruote vi ricorda tanto quella dei “Goonies”. Nella puntata dedicata ad Halloween noterete un esplicito riferimento ai mitici Ghostbusters, eroi del film che nell’84 sbancò i botteghini (prima degli Avengers furono loro i beniamini d’America per i bambini). Alcuni spaccati regaleranno allo spettatore un mix di ansia e terrore crescente che solo chi ha visto “Lo Squalo” potrà apprezzare a pieno. Per i nostalgici è un modo per ripescare le  videocassette e riscoprirsi ancora un po’ infanti. Se la mole di citazioni sortirà gli effetti sperati, una volta completata anche la seconda stagione, finirete come me a fare un full immersion di vecchie perle cinematografiche.

4. Il Cast: astri nascenti e vecchie conoscenze

I  ragazzini con la passione per videogiochi e scienza sono interpretati da altrettante piccole celebrità in ascesa di Hollywood. Alcune delle loro facce non saranno nuove a chi è appassionato di teatro: Caleb McLaughlin, Gaten Matarazzo e Sadie Sink arrivano da Broadway, in particolare da musical come “il Re Leone”, “i Miserabili” e “Annie”. I colleghi Finn Wolfhard, Noah Schnapp e Millie Bobby Brown sono invece volti già noti per aver preso parte a film e altre serie Tv ( tra queste ricordiamo “Il Ponte delle Spie,” “The 100”,” Supernatural” o, ancora, “NCIS” e “Grey’s Anatomy”). Nel comparto “giovani che hanno superato alla grande la pubertà” facciamo invece la conoscenza di Joe Keery, Charlie Heaton, Natalia Dyer e Dacre Montgomery: anch’essi, come gran parte del cast, hanno raggiunto il maggior successo solo dopo aver vestito i panni di adolescenti in parte emarginati, in parte ribelli e viziati. Tra le vecchie glorie, impossibile non adorare la meravigliosa Winona Ryder, che abbiamo avuto tutti modo di apprezzare nel corso degli anni Novanta in numerosi film cult. Primo fra tanti “Edward Mani di Forbice”, al fianco del suo amore storico Johnny Depp. E poi “Piccole Donne”, passando per il drammatico “Ragazze Interrotte” e lo strappalacrime “Autumn in New York”. David Harbour è un affascinante attore quarantenne  che abbiamo già potuto ammirare in film quali “I Segreti di Brokeback Mountain”, “Revolutionary Road” e “La guerra dei mondi”, pur rivestendo ruoli minori. Anche in questo caso, ST sancisce il suo successo più grande.

Se dovessi consigliare ad un caro amico cosa guardare in un freddo e piovoso venerdì sera, sicuramente non avrei dubbi  nel suggerire la visione di questo show. Questo è il classico genere che riesce a mettere d’accordo tutti: i fan di ST sono bambini, adolescenti e soprattutto adulti, che non si fermano davanti al primo episodio in cui l’horror sembra farla da padrone, ma si lasciano trascinare indietro nel tempo e si immergono nell’atmosfera di tre decenni fa. Dalla moda alle ambientazioni, dai vecchi spot ai walkie- talkie, tutto vuole essere una celebrazione di una realtà ormai perduta, eppure sempre attuale, con la giusta dose di mistero e soprannaturale.

Adesso avete 4 buone scuse per restare a casa e rimandare la vostra serata fuori. Buona visione!

 – Myriam Guglielmetti –

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