39 anni dall’uscita al Cinema di Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza

1Ebbene sì, è iniziato tutto quel 25 maggio del 1977, quando uscì al Cinema Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza, e ancora oggi questa galassia lontana lontana non smette di accogliere nuove e vecchie orde di fan nel suo tenero e ossessivo abbraccio. Ho già parlato del fenomeno “lo amo con tutti i suoi difetti”, quindi eviterò di ripetermi, e dedicherò questo anniversario a parlare invece della storia, delle curiosità e degli aneddoti di questa saga aggiornata di fresco. Difatti se tanti della mia generazione continueranno per un bel po’ di tempo a definire la trilogia di Anakin & company “nuova”, ormai è passata ad essere un intermezzo di quella realmente “nuova” che stiamo vivendo proprio adesso. Una saga che ancora non sappiamo dove ci porterà e che per ora sembra essere ritornata agli albori, in un universo meno politico, più “stellare”, ma sempre – immancabilmente – affidato ad un trio che speriamo non ci deluderà. Ma, come promesso, facciamo questo viaggio a ritroso nel tempo per parlare dei primi eroi – e nessuno di noi ricorderà quanto successo ad uno dei tre nel film recente, perché troppo doloroso – che hanno dato inizio alla leggenda.

Partiamo da Harrison Ford, divo intramontabile, che ha legato il proprio nome non solo a questo personaggio, ma anche a numerosi altri cult, nonché al famosissimo Indiana Jones e al meraviglioso Rick Deckard: ebbene, come molti di sicuro sapranno, Ford ha ottenuto il suo ruolo in Star Wars grazie al lavoro come carpentiere, svolto negli anni precedenti al successo. Proprio così, infatti, ha conosciuto George Lucas, che, convinto dal suo aspetto sbarazzino, gli ha chiesto di leggere parti del copione, affidandosi poi al giudizio dell’amico Spielberg per la decisione definitiva. Beh, direi che hanno avuto l’occhio lungo entrambi. Mark Hamill, il nostro Jedi, invece, partecipa al provino per la parte di Luke Skywalker grazie all’amico Robert Englund (per chi non lo sapesse, il mitico Freddie Krueger); quest’ultimo aveva preso parte ad un provino per Apocalypse Now e si accorse che nella sala accanto si stava svolgendo il casting per Star Wars e che uno dei ruoli ricercati sembrava perfetto per Hamill e così gli telefonò subito per suggerirgli di candidarsi. Che dire, queste sono forse prove del destino, no? Lucas rivelò poi al suo Luke di averlo scelto per quel suo volto da “bambino avventuroso e quello sguardo curioso”: un ottimo motivo. Infine ci dedichiamo alla pulzella, Carrie Fisher: figlia dell’attrice Debbie Reynolds e del cantante Eddie Fisher, la ragazza cresce in un ambiente artistico che la influenza sin da bambina, decidendo di lasciare gli studi per dedicarsi alla carriera d’attrice. Ed è proprio grazie a Lucas, amico di famiglia, che questo sogno si realizza, permettendole di interpretare la principessa che tanto andrà contro gli stereotipi dell’epoca, dimostrandosi forte e indipendente come i suoi co-protagonisti.

2E Lucas, il papà di tutto questo? Per quanto ci sia tanto da dire sulle sue capacità di regista, non sempre lungimiranti, nessuno potrà mai contestargli il merito di aver creato una saga così innovativa per l’epoca e un mondo avvincente, ancora con così tanto potenziale da esplorare. Girano diverse storie sulla motivazione che portò il regista a far partire la propria storia dal quarto episodio e questo perché egli stesso negli anni ha fornito varie versioni. Ad ogni modo ciò che gli interessava era creare qualcosa di diverso da ciò al quale si era abituati: non una fantascienza tradizionale, ma qualcosa che avesse in sé i caratteri della fiaba, enormemente influenzata dalla cultura giapponese. Il problema era senz’altro la scarsa fiducia nel progetto: sebbene l’idea nella sua testa fosse già molto più delineata di quanto il quarto episodio gli permise di realizzare, la produzione vera e proprio fu molto difficile, proprio perché gli stessi addetti ai lavori sminuirono il progetto fino alla fine della sua realizzazione. L’unica voce fuori dal coro fu quella di Steven Spielberg, che arrivò anche a scommettere del denaro sulla saga, dimostrando poi di aver avuto ragione, sebbene – lo sappiamo – spesso il regista sia molto di parte quando si parla del suo amicone. Di certo un grande punto a favore di Lucas fu scegliere quel geniaccio di John Williams per le musiche del film: insomma, quell’uomo potrebbe scrivere la colonna sonora di un semplice risveglio e renderlo epico. E pensate che il main title – sì, quello famosissimo – avrebbe dovuto essere un medley di pezzi preesistenti e cari al regista, ma fortunatamente Williams preferì confezionare un brano nuovo di zecca, e noi non smetteremo mai di adorarlo per questo.

Prima di lasciarvi a qualche curiosità, voglio condividere con voi la definizione, fornita da Mark Hamill, dei fan della saga, che, a parer mio, riassume perfettamente ciò che è sempre stato il mio pensiero: “in termini di sproporzionata riverenza per qualcosa che non puoi spiegare, quando vuoi sapere tutto di qualcuno, dove vive, cosa mangia… Io queste persone le chiamo FUA: Fan Ultra-Appassionati. Perché ci sono diversi tipi di fan, quelli a cui piace il film, e poi ci sono i FUA. Quelli a cui Star Wars ha cambiato la vita. Tutto questo è commovente, straordinario e non diminuisce col passare del tempo, perché Star Wars non finisce mai.” Sono d’accordo con ogni riga. Ma adesso, proprio da Fua, quale sono, vi delizierò con le piccole curiosità della prima pellicola, sperando di regalarvi qualcosa di nuovo e simpatico:
– Come sappiamo, le spade laser possono avere diversi colori a seconda della tipologia di combattimento dello Jedi, ma tutto questo è la conseguenza ad una scelta postuma al primo film. Le spade di Obi-Wan Kenobi e Darth Vader sono infatti blu e rossa, perché inizialmente la necessità risiedeva solo nel dividere “buono” da “cattivo”. La spada verde di Luke ne Il Ritorno dello Jedi, seguendo appunto l’ideologia cattivo vs buono, avrebbe dovuto essere blu, ma si scelse il verde semplicemente per ottenere un effetto cromatico migliore nelle scene su Tatooine e da quel momento in poi si pensò ad un motivo per diversificarle. Fico, eh?
– Il mitico cognome di Anakin e Luke – Skywalker – non è stata la prima scelta di Lucas: all’inizio si pensò a Starkiller, che venne poi scartato, perché ritenuto troppo aggressivo.
– Tutti i sei film di Lucas sono stati proiettati al cinema la settimana dopo il compleanno di George Lucas, che è il 14 maggio;
 La parola “Jedi” deriverebbe dal giapponese “Jidai Geki”, in riferimento a un’opera risalente all’età dei Samurai;
– La frase “I have a bad feeling about this” è un marchio di fabbrica e viene ripetuta, con qualche variante e da personaggi diversi, in tutti i film della saga. Viene pronunciata anche in Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e nei videogiochi Monkey Island (entrambi prodotti da George Lucas).

Buon anniversario e che la Forza sia con voi.

– Lidia Marino – 

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