3 ricette tipiche dell’Abruzzo

La cucina abruzzese è molto vasta ed è originaria dalle tradizioni sia pastorali delle zone interne montane che marinare della zona costiera. L’isolamento vissuto per decenni da questa regione ne ha fatto scaturire una tradizione culinaria specifica viva e indipendente. Tra i prodotti abruzzesi entrati nell’immaginario collettivo di tutto il mondo troviamo i classici confetti (tipici della città di Sulmona), lo zafferano, coltivato principalmente nell’altopiano di Navelli, gli arrosticini di pecora, gli spaghetti alla chitarra e il prestigioso vino Montepulciano d’Abruzzo. Queste 3 ricette tipiche dell’Abruzzo, dunque, saranno ricche di sapori e di tradizione: tra i suoi vari piatti deliziosi (tra i quali ricordiamo, soprattutto in questi mesi difficili, la meravigliosa amatriciana, di Amatrice) inizieremo parlando dei maccheroni alla chitarra.

1. Maccheroni alla chitarra. 1Il nome di questo piatto deriva dal fatto che i maccheroni vengono preparati su un vero e proprio strumento a corde: un telaio rettangolare in legno di faggio su cui sono tesi dei sottilissimi fili di acciaio su cui si stende e si taglia l’impasto, la cosiddetta “massa”. Tra i condimenti preferiti per i maccheroni alla chitarra, si ricordano il ragù di agnello ed il classico sugo di pomodoro e basilico. Noi faremo il primo dei due: mi raccomando, procuratevi la chitarra per pasta.

Ingredienti per 4 persone: 
700 g di farina; 6 uova intere; 200 g di agnello; 200 g di magro di maiale; 3 scatole grandi di pomodori pelati; 50 g di burro; 1 bicchiere d’olio; 1 cipolla piccola; una carota;  sale q.b.; parmigiano q.b..

Disponete la farina a fontana e al centro aggiungete le uova, lavorando poi l’impasto a lungo, per fare amalgamare bene gli ingredienti. Con un mattarello, stendete la pasta, ottenendo una sfoglia, non troppo sottile. Tagliate dei rettangoli lunghi circa 60 centimetri e larghi circa 20 e inserite ognuno di questi sulle corde della chitarra nel senso della lunghezza, premendo con il mattarello per ottenere i maccheroni. In seguito in una padella fate saltare in un po’ d’olio la cipolla e la carota, aggiungendo poi la carne e il burro, facendo cuocere per circa un’ora. Per cuocere i maccheroni, fate bollire l’acqua e versateli in questa, aspettando che vengano a galla quando saranno pronti. Condite immediatamente e spolverate con una dose abbondante (o meno) di parmigiano.  Lavorare la pasta, aggiungendo le uova (bianchi e rossi), per 35-40 minuti.

2. Pollo alla Franceschiello.2Il pollo alla Franceschiello è un secondo di carne tipico abruzzese, molto ricco e saporito, poiché preparato con l’aggiunta di olive e di una giardiniera di verdure. La leggenda sulle origini del piatto riguardo la volontà di un cuoco teramano di preparare qualcosa di delizioso in onore dell’allora re di Napoli Francesco II. Pare che un cuoco teramano abbia voluto fare un piatto in onore dell’allora Re di Napoli Francesco II.

Ingredienti per 4 persone:
1 pollo da 1,2 kg pulito; 2 rametti di rosmarino; 1 peperoncino; 1 bicchiere di vino bianco secco; 4 scalogni; 400 g di giardiniera sott’aceto scolata; 100 g di olive verdi; brodo di pollo q.b.; olio extravergine di oliva q.b.; sale q.b..

Fiammeggiate il pollo per eliminare l’eventuale peluria residua, lavatelo velocemente anche all’interno, per poi asciugarlo per bene e condirlo dentro e fuori con sale, infilando infine nella cavità addominale uno dei due rametti di rosmarino. In un tegame scaldate qualche cucchiaio d’olio e fate saltare un po’ il peperoncino, per aggiungere infine il pollo e lasciarlo rosolare su ogni lato su fuoco vivace. Sfumate con il vino e aggiungete gli scalogni, le verdure ben scolate, le olive (state attenti al nocciolo!), e l’altro rametto di rosmarino spezzettato. Fate cuocere il tutto per 45 minuti circa a fuoco medio, bagnando quando necessario con il brodo caldo. Una volta ben cotto, servitelo caldo, circondato dalle sue verdure.

3. Parrozzo.3

Il parrozzo è un dolce di Pescara, preparato principalmente durante le festività del Natale, inserito nella lista dei prodotti alimentari tradizionali dell’Abruzzo. L’origine è piuttosto curiosa e risale al 1920 quando venne inventato dalla fantasia del pasticcere Luigi D’Amico. A Pescara, dove era proprietario di un laboratorio di pasticceria, l’uomo decise di creare un dolce che assomigliasse al “pane rozzo”, una sorta di pagnotta rustica preparata solitamente dai contadini con la farina di granoturco. Gabriele d’Annunzio, che fu il primo ad assaggiare questo dolce, ne rimase talmente stupito da dedicargli un sonetto: “La Canzone del Parrozzo”. E da lì anche il nome del piatto.

Ingredienti per 6 persone:
120 g di zucchero; 60 g di farina; 60 g di fecola di patate; 60 g di mandorle dolci; 40 g di mandorle amare; 80 g d burro; 150 g di cioccolato fondente; 4 uova; Farina q.b.; Sale q.b..

Dopo aver sbollentato le mandorle in acqua bollente, spellatele e pestatele nel mortaio con 2-3 cucchiai di zucchero. Fondete ora il burro, tenendone in disparte un po’ per ungere in seguito la tortiera. Montate a neve gli albumi con un pizzico di sale e a parte montate i tuorli con lo zucchero rimanente. Unite la polvere di mandorle, la farina, la fecola ed il burro fuso raffreddato e amalgamate fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Ora versatelo nella tortiera imburrata ed infarinata e mettete in forno per circa 40 minuti a 180°. Sfornate e lasciate raffreddare e intanto, in una casseruola, sciogliete a bagnomaria il cioccolato per poi versarlo sopra il dolce, rivestendolo di uno strato sottile.

– Lidia Marino – 

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