3 libri di Amelie Nothomb da procurarsi e divorare

Il 28 maggio esce il film “Il fascino indiscreto dell’amore”, tratto dal romanzo “Né di Eva né di Adamo” di Amelie Nothomb. Se per caso l’avete vista e avete amato i suoi cappelli, dovete precipitarvi a studiare la sua bibliografia. Amelie Nothomb è un’autrice particolarissima, fino a qualche anno fa faceva pure parecchio chic citarla. Nata nel 1967 è di nazionalità belga ma ha già vissuto praticamente ovunque; grazie al lavoro del padre (o a causa dello stesso), influente ambasciatore, è cresciuta tra Giappone, Cina, Bangladesh, per tornare infine a Bruxelles e sistemarsi a Parigi. Il suo esordio è del 1993 con Igiene dell’Assassino, opera che subito riceve premi e consensi, svelando al mondo la sua carica provocatoria e l’amore per i dialoghi affilatissimi. Afferma di non avere il frigorifero e di scrivere cinque libri all’anno, per poi sceglierne ogni volta uno solo che, ad agosto, puntualmente viene pubblicato. Sebbene qualche volta viene il dubbio che abbia scelto il testo sbagliato, alcune sue opere risultano vivacissime, crudeli, intriganti. Ecco 3 libri di Amelie Nothomb da procurarsi e divorare:

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1 Metafisica dei tubi. L’autrice parla di sé in maniera irriverente e sfrontata: prima di cominciare a mangiare, di sentire, di provare emozioni era un tubo. Sarà la cioccolata bianca a permettere al tubo di svegliarsi, di scoprire il gusto, il peccato, la vita. Comincia così l’avventura di un’esistenza. Ameliè non si risparmia su nulla: racconta il suo Giappone, il Giappone dell’infanzia, un luogo paradisiaco e feroce; affronta morti e pretesi suicidi, parla di trasgressio2ne. La filosofia sottostante è quella della scelta, o ancor di più del rifiuto: in definitiva, è solo il rifiuto, afferma l’io narrante, che ci permette di scegliere se amare più il soffitto che vediamo sopra di noi o la nostra mamma.

2 Biografia della fame. Tra i temi scabrosi che la Nothomb non aveva affrontato in Metafisica dei Tubi c’era l’anoressia. Qui se ne parla, ma si parla soprattutto di fame, fame aggressiva, verso il mondo, verso se stessi. Ancora una volta la vita dell’autrice, le sue pereg3rinazioni a seguito del padre, vengono scorporate e ricomposte tra sensazioni, riletture a posteriori, immagini quasi surreali o straordinariamente graffianti.

3 Cosmetica del nemico. Se siete tra quelli che alla prima riga di un libro capiscono già come va a finire, provate con uno dei precedenti. Questo è per chi i colpi di scena non li capisce mai e puntualmente resta stupito, quando non sconvolto. Oppure tentate comunque: astraetevi dalla trama e godetevi i dialoghi. Dialoghi ferocissimi, mordaci, taglienti, da leggere con qualche brivido e una certa inquietudine.

– Walter Farnetti – 

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