18 Giugno: il Sushi Day. Storia e curiosità

Ormai anche in Italia la Jappomania ha conquistato i cultori del cibo. La “serata sushi” è entrata, infatti, a far parte delle tradizioni nostrane e non accenna a mollare la presa. E ne siamo felici. Tanto da celebrarne anche la festa, oggi 18 Giugno, con il Sushi Day. Si tratta di una ricorrenza mondiale, perciò amanti del pesce crudo di tutto il globo, uniamoci nel dare la giusta attenzione a questa nostra passione. Iniziamo conoscendo meglio la storia di questa pietanza: nonostante sia ormai un piatto tipico del Giappone, le origini del sushi vanno cercate in Cina. Noto come “Narezushi”, il pesce veniva immagazzinato avvolto nel riso, dove si conservava per mesi, grazie alla fermentazione del cereale. Quindi dobbiamo tale prelibatezza ad un semplice metodo di conservazione! La fermantazione del riso, provocando un aumento dell’acidità (sushi vuol dire aspro-acido) proteggeva il pescato: il riso si buttava via e il pesce poteva essere mangiato anche dopo tempo.

Dalla Cina la versione arcaica di questa specialità arriva poi nel paese del Sol Levante intorno all’VIII secolo, portata dai monaci buddisti. In questo caso, parliamo di “Namanare”, un preparato a base di pesce parzialmente crudo, avvolto nel riso e consumato prima che il sapore potesse alterare. Ma è al periodo Edo, tra il 1600 e il 1800, che dobbiamo la forma tradizionale del sushi. In questo secolo i giapponesi aggiungono, infatti, aceto di riso al prodotto stesso per accelerarne la fermentazione, sebbene ancora il pesce venisse in parte cotto. Dalla prima metà dell’800 iniziano a comparire sulle bancarelle delle palle di riso con fette di pesce crudo adagiate sopra. Erano un pasto veloce, pratico e soprattutto a buon mercato. Ora non si può dire che sia a buon mercato, ma a noi va bene lo stesso. Arrivando, in Italia, infatti, ha lentamente conquistato i palati nostrani, pur se mutando dalla sua ricetta originale, come spesso succede. Abbiamo persino una top ten dei piatti di sushi e della cucina giapponese più ordinati in Italia, vediamo se siete d’accordo con la maggioranza:

1. Nigiri sakè
2. Edamame
3. Sashimi salmone
4. Uramaki Philadelphia
5. Uramaki Ebiten
6. Uramaki Spicy Salmon
7. Gyoza
8. Hosomaki
9. Uramaki California
10. Tartare di salmone

Terminiamo con una lista di bon ton per quanto riguarda l’etichetta giapponese inerente al sushi! In primo luogo, ovviamente, andrebbero sempre usate le bacchette, anche se non si è molto abili, perché la forchetta viene ritenuta uno strumento violento. E se stavate pensando di usare le bacchette per infilzare il cibo… non andrà bene nemmeno così. Inoltre, ogni boccone di sushi e sashimi va apprezzato come un piccolo capolavoro e mangiato con attenzione e ammirazione per il lavoro svolto dall’ itamae… questo non sarà un problema per noi, no? Ricordate inoltre, che non si versa mai la salsa di soia sui cibi, ma sono questi ultimi che vanno intinti nella salsa. Infine se dovesse capitarvi di mangiare direttamente davanti all’itamae, è gradito che lo si saluti con un ringraziamento per il suo lavoro: “Domo arigato” è un’espressione gentile giapponese per dire “grazie”. Così sarete sazi e soddisfatti al 100%.

– Lidia Marino – 

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