10 quadri davvero macabri

Abbiamo parlato di libri maledetti, di canzoni agghiaccianti e di teatri infestati, ora è il momenti di dedicarci alla storia dell’Arte. Sappiamo, ormai, che l’uomo e in particolare l’artista viene da sempre attratto e affascinato dalla parte oscura della sua natura: questo spiega perché la storia dell’arte sia piena di rappresentazioni di soggetti spaventosi e immagini che turbano non poco. Forza e coraggio, quindi, e andiamo ad ammirare – con timore – questi 10 quadri davvero macabri:

1. Saturno che divora i suoi figli – Francisco Goya1

Realizzato negli anni tra il 1819 e il 1823, è ora conservato nel museo del Prado a Madrid. Rappresenta un tema mitologico: il dio Saturno, temendo una profezia che vedeva uno dei suoi figli porre fine al suo potere, li divorava al momento stesso della loro nascita. L’opera fa parte della serie detta delle Pitture nere, serie di tredici dipinti realizzati da Goya sulle pareti della propria casa, ed è realizzata con pittura a olio su intonaco. I dipinti della serie sono tutti caratterizzati da toni scuri, temi macabri e volti deformati e spaventosi. Sono state offerte varie interpretazioni del significato del dipinto: il conflitto tra vecchiaia e gioventù, il tempo come divoratore di ogni cosa, la Spagna che divorava i suoi figli migliori in guerre e rivoluzioni, o, più in generale, la condizione umana nei tempi moderni. Goya trasse forse ispirazione da un’opera con lo stesso tema del pittore Rubens, conservato anch’esso presso il Prado.

2. Giuditta e Oloferne – Caravaggio2Giuditta e Oloferne è un dipinto a olio su tela, realizzato nel 1599 da Caravaggio, e conservato nella Galleria nazionale di arte antica di Roma. In questo quadro l’artista rappresenta l’episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera. Caravaggio è rimasto fedele al clima dell’episodio biblico, facendo decapitare il generale con una daga mediorientale, ma ha anche attualizzato la scena, poiché l’abbigliamento di Giuditta è quello tipico delle donne a lui contemporanee. Si dice che Caravaggio abbia dipinto il quadro pensando alla storia di Beatrice Cenci, che, insieme alla matrigna e al fratello, uccisero il padre, dopo averlo addormentato con l’oppio.

3. Studio del ritratto di Innocenzo X – Francis Bacon3

Dipinto di Francis Bacon del 1953, custodito al Des Moines Art Center di Des Moines, in Iowa. L’opera mostra una figura distorta e deformata, basata sul Ritratto di Papa Innocenzo X, dipinto da Diego Velázquez nel 1650; fa parte di una serie nutrita di dipinti sullo stesso tema, creati dall’artista tra il 1950 e i primi anni del decennio successivo, per un totale di quarantacinque quadri. Il papa è mostrato con la bocca spalancata in un urlo, mentre si tiene saldamente ai braccioli del suo trono. L’impatto visivo che l’opera procura allo spettatore è notevole: questa sofferenza evidente rendono questo quadro, un’opera di culto per gli amanti del verticismo negativo.

4. Volto della guerra – Salvador Dalì4

Olio su tela del 1940, conservato al Museum Boijmans Van Beuningena di Rotterdam. La guerra ha da sempre influenzato le opere realizzate da artisti appartenenti a vari movimenti culturali: in questo caso l’artista si trovava negli Stati Uniti proprio per sfuggire alla guerra in Europa. Si tratta di una delle immagini più forti e paurose tra quelle inventate da Dalì. La guerra generatrice di morte, alimenta in Dalì l’angoscia. Nel dipinto in primo piano è rappresentata la maschera della morte; la sole presenze vive sono i vermi-rettili che fuoriescono minacciosi, ma che non trovano nulla su cui avventarsi. Le orbite e la bocca sono occupati da teschi, i quali contengono altri teschi, che ci lasciano intuire che quella che vediamo sia solo una delle infinite facce della guerra. La prospettiva angosciosa della figura, indica la moltiplicazione all’ infinito del male totale causato dalla guerra, portatrice di morte e distruzione.

5. Trionfo della Morte – Pieter Bruegel il Vecchio5

Dipinto olio su tavola di Pieter Bruegel il Vecchio, databile al 1562 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. L’opera insolitamente non è firmata né datata ed è forse da identificarsi con quella citata da Karel van Mander nel 1604 in cui “vi sono impiegati tutti i mezzi contro la morte”.  Nel Trionfo della Morte si colgono evidenti echi della difficile situazione politica e sociale di quegli anni di guerre e pestilenze. Macabre morti vengono ritratte in ogni angolo dell’opera, nei modi più diversi; nemmeno la natura è risparmiata: gli scheletri abbattono gli alberi, le navi affondano, i fumi degli incendi anneriscono il cielo, le carcasse di animali affiorano dalla terra e ovunque è distruzione, disperazione, morte e rovina.

6. Il Giardino delle Delizie – Hieronymus Bosch6

Il Giardino delle delizie è un trittico a olio su tavola di Hieronymus Bosch, databile 1480-1490 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. L’opera rappresenta numerose scene bibliche e ha probabilmente lo scopo di descrivere la storia dell’umanità attraverso la dottrina cristiana medievale. Gli studiosi hanno spesso interpretato l’opera come un ammonimento agli uomini per quanto riguarda i pericoli delle tentazioni della vita; nonostante ciò, l’intricato mescolarsi di figure simboliche, in particolare nel pannello centrale, ha portato nel corso dei secoli a numerose e differenti interpretazioni e ancora ci si divide tra chi crede che il pannello centrale contenga un insegnamento morale per l’uomo e chi lo considera una veduta del paradiso perduto.

7. Trionfo della Morte – Palazzo Abatellis7

Il Trionfo della Morte è un affresco, conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. Opera più rappresentativa della stagione “internazionale” in Sicilia, culminata durante i regni di Ferdinando I e di Alfonso d’Aragona, non si conosce il nome dell’autore e viene datato al 1446 circa. Originariamente si trovava nel cortile di Palazzo Sclafani, poi il dipinto fu trasferito a Palazzo Abatellis quando venne aperta la Galleria. Si pensa che sia frutto di una precisa commissione reale, magari di un artista straniero, catalano o provenzale, chiamato a tal proposito in Sicilia. L’artista fa chiaramente mostra di una cultura figurativa complessa di stile tardo gotica, con riferimenti a vari modelli che vanno dalla miniatura all’arazzo, dalla pittura catalana a quella franco-borgognona. Il tema del trionfo della Morte era molto diffuso nel Trecento, ma qui ha una rappresentazione particolarmente intensa e ossessiva sul tema macabro e grottesco.

8. Inferno – Giovanni da Modena8

Nella Basilica, intorno al 1410, Giovanni da Modena realizzò gli affreschi de il Paradiso, l’Inferno e le Storie dei Re Magi, nella Cappella Bolognini. La sua narrazione è corposa e vivace, con particolari estrosi e di cupezza nordica, a volte abbonda di particolari realistici o macabri, come la goccia di sangue che corre sul corpo del suo Crocifisso, custodita nella Pinacoteca di Bologna, e le scene dell Inferno. Da più di dieci anni è considerato dagli estremisti islamici uno dei target cattolici più a rischio, visto che si tratta dell’unica effige di Maometto ritratto in modo insolito e caricaturale, mentre viene seviziato e percosso da demoni feroci, naturalmente avvolto dalle fiamme. Seminudo, sofferente, dileggiato, vilipeso. Proprio per questo motivo la celebre chiesa di piazza Maggiore è perennemente tenuta sotto osservazione.

9. Teste di Giustiziati –  Géricault9L’artista francese Géricault nel suo Teste di giustiziati studiò i cadaveri e le teste mozzate dei giustiziati per la realizzazione della sua famosa Zattera della Medusa (1818). Fortemente influenzati da Caravaggio e dalla monumentalità dei corpi di Michelangelo, i lavori di Gericault si concentrano sulla rappresentazione di temi sociali scomodi, trasfigurati attraverso il medium della mitologia o ritratti in tutta la loro crudezza realistica. Gli studi fisiognomici sull’espressione dei malati mentali e quelli anatomici sulle teste mozzate dei condannati a morte offrono allo spettatore immagini di una sconcertante modernità. Il pittore si procurava i “modelli” grazie all’amicizia di infermieri e medici dell’ospedale di Bicetre, che gli fornivano tali resti macabri.

10. La fanciulla malata – Munch10

Questo quadro è uno dei miei preferiti nell’intera collezione mondiale di opere d’arte. L’ho inserito in questa lista non tanto per l’immagine che viene rappresentata, che è quella di una bambina stesa sul letto, con lo sguardo stanco e il colorito pallido, ma per quello che c’è dietro questa figura. L’opera è stata realizzata da Munch tra il 1885-1886, rappresentata in olio su tela, ed è conservata ad Oslo nella Galleria nazionale. La bambina malata rappresenta per l’artista uno dei temi più importanti cioè l’angoscia della morte. Infatti in questa tela è contenuto il doloroso ricordo della malattia fatale della sorella Sofie, morta di tubercolosi quando il pittore aveva solamente quattordici anni. Anche se la ragazza dipinta era in realtà una modella, secondo Munch stesso sulla tela sarebbero anche presenti il ricordo della madre morente, e la sua angoscia da bambino nei confronti dell’immagine della morte. La tela si potrebbe considerare anche un “oggetto d’amore” recuperato, che permette di tollerare il “lutto” derivante dalla perdita delle persone amate. Ecco perché è “inquietante”, ma perfetto e meraviglioso.

– Lidia Marino – 

 

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