10 padiglioni da non perdere all’Expo 2015

L’Expo è un evento incredibile e su questo siamo tutti d’accordo, no? Ma ci sono dei padiglioni in particolare che proprio si sono superati nel rendere l’insieme di questa avventura Milanese ancora più avvincente. Ricordate che l’ Expo 2015 andrà avanti fino al 31 ottobre, quindi, dopo questo articolo, potete ancora andare a vedere il costo dei treni e farci un pensierino!

1) Una rete sospesa sul Brasile

1

Sicuramente l’attrazione numero uno dell’Expo. I visitatori possono camminare su questa rete sospesa che collega i tre piani del padiglione del Brasile e non solo: è possibile anche modificare i volumi, i suoni e le luci intorno a sé, utilizzando dei sensori che rivelano i movimento con il trasferimento di impulsi. All’esterno c’è la Green Gallery, con ortaggi, verdure, piante, fiori e frutti, accompagnati da tavoli interattivi, che offrono dei giochi informativi sulle tradizioni culinarie del Brasile. All’interno, sulle lunghe pareti della struttura, proiezioni e pannelli digitali mostrano i prodotti di punta dell’agricoltura brasiliana, le materie prime, le tecniche di coltivazione. Al primo piano è allestita la mostra Casamata dell’artista Laerte Ramos, che comprende piccole sculture in ceramica sospese nell’aria, ispirate ai nidi dell’uccellino João-de-Barro. All’ultimo piano è invece presente il ristorante, dove si può gustare alcuni dei piatti tipici brasiliani: non perdetevi la picanha e il frullato di mango acai!

2) Le torri della Svizzera

2

Un padiglione ingegnoso, dai tratti inquietanti, se ci pensiamo, quello della Svizzera è caratterizzato da quattro torri, riempite ciascuna di un prodotto: caffè, mele, sale e acqua. Le torri si svuotano secondo il comportamento dei visitatori, che possono rifornirsi gratuitamente, senza limite. I numeri prelevati erano imponenti, ponendo l’attenzione di questo esperimento sociale e paradigmatico sulla domanda “Ce n’è per tutti?” Se tutti noi prendiamo un po’, che cosa sarà lasciato per quelli che verranno dopo? L’aspetto design è particolarmente interessante: man mano che le torri si svuotano, le piattaforme sui cui poggiano si abbassano, modificando l’aspetto del Padiglione stesso. La struttura comprende anche la Casa Svizzera, dedicata al tema dell’acqua, e l’esposizione interattiva di Nestlé, un percorso espositivo sul rapporto tra alimentazione e cervello.

3) Il bosco dell’Austria 

3

Il padiglione riproduce il microclima di un bosco austriaco: si percepisce il cambio di temperatura, grazie al naturale effetto rinfrescante delle piante, che producono 62,5 chilogrammi di ossigeno all’ora. I paesaggi e il clima dell’Austria, infatti, hanno indotto naturalmente la consapevolezza dell’importanza dell’uso responsabile delle risorse. Una vasta parte del cibo è prodotta con tecniche sostenibili e la gamma di prodotti biologici in vendita nei supermercati austriaci è maggiore che in gran parte dei Paesi europei. La cucina austriaca si impegna a rispettare la purezza dell’ambiente che li circonda e il messaggio è molto chiaro.

4) Il nido d’ape del Regno Unito

4

Un’idea senz’altro d’effetto, quella degli Inglesi. Il percorso inizia in un frutteto, che nel corso del semestre vedrà la crescita delle tipiche mele inglesi, e un prato di fiori selvatici, anche questi scelti tra le tipologie tipiche della Gran Bretagna, come erica, ranuncolo e acetosella, posti a crescere ad altezza occhi, così da riprodurre la visione che dovrebbero averne le api durante il volo. Sullo sfondo un alveare enorme, alto quattordici metri, rapisce lo sguardo, aiutato anche dall’effetto sonoro di musiche britanniche molto d’atmosfera. All’interno, al centro dell’alveare, si è circondati da brusii, collegati a registrazioni effettuate a vere api in un alveare in Regno Unito. Nell’ala di ristoro non troverete solo miele, tranquilli: si va dalla colazione tipica, tra bacon, beans e altro, all’ovvio tè delle cinque.

5) Palazzo Italia 

5

Insomma, parliamo anche un po’ delle nostre iniziative, no? Palazzo Italia è il padiglione più grande dell’Expo, estendendosi su una superficie di circa 13.200 metri quadri, con l’idea di ricreare una foresta urbana, ricordando ai visitatori i rami degli alberi, che, intersecati, creano giochi di luci e di ombre. Il primo piano presente delle conferenze sulla potenza “del saper fare”, ovvero sulla creatività che è necessario avere per produrre e coltivare la terra in modo produttivo. Al secondo piano, la parete è piena di schermi che trasmettono immagini di disastri naturali, per enfatizzare l’importanza della natura e di quanto sia meglio non contrariarla. Si entra poi nella distress chamber, una stanza buia che viene illuminata a tratti con luce fortissima e presenta un rumore di sottofondo davvero insopportabile, messo lì apposta per dare fastidio ai visitatori, così da rendere ancora più piacevole la parte dopo, dove tre sale piene di specchi presentano immagini di paesaggi, architetture e opere provenienti da tutta Italia. Al terzo piano c’è una riproduzione dell’Albero della Vita, che è davvero evocativo, mentre l’ultima sala contiene un orto dalla forma di stivale, che presenta un vaso per ogni regione di provenienza.

6) Il Gran Canyon degli Emirati Arabi

6

Questo padiglione è caratterizzato da imponenti strutture alte dodici metri, che ricordano sia le stradine mezze in ombra degli insediamenti storici degli Emirati Arabi Uniti che le dune di sabbia dei suoi deserti. L’esibizione principale è divisa in due parti: la prima è contenuta dentro un cilindro, che permette una rotazione da parte dell’auditorium, che gioca con l’orientamento del pubblico; la seconda presenta una bambina/ologramma che parla dei problemi della scarsità di risorse, per poi permettere l’uscita tramite una rampa che passa accanto ad un grande ristorante con la cucina a vista. Al termine della rampa, si scopre un’oasi situata sotto e intorno all’auditorium, dove si può assistere ad altre esibizioni, tutte incentrate sul tema della sostenibilità.

7) La tecnologia del Giappone

7

Uno dei padiglioni con più fila, insieme a quello Italiano, ma scoprirete perché una volta entrati. Uno dei più ragionati, inerenti al tema dell’Esposizione: lo stesso simbolo, il logo con il motivo dell’Iwaibashi – un tipo di bastoncino che viene usato a tavola per le occasioni di festa – è stato disegnato per richiamare la E della scritta Expo. La struttura del padiglione è una griglia tridimensionale in legno, costruita con una fusione di tecniche tradizionali, analisi strutturali moderne e il metodo di tensione compressiva. All’interno interessante una stanza buia, che viene illuminata da immagini e luci proiettate su specchi, che creano l’ambiente scenografico delle risaie giapponesi; la “Cascata della Diversità”, che simula l’effetto di una cascata che cade dal soffitto, e una stanza dove ci sono soluzioni creative proposte dal Giappone per affrontare i problemi del mondo in modo innovativo. Alla fine del percorso ci saranno giochi interattivi per raccontare il cibo e la relazione che i giapponesi hanno con esso. Per gli estimatori di questa cucina: ovviamente, il locale comprende ristoranti dove potrete ingozzarvi.

8) L’imbarcazione Kuwaitiana

8

La struttura richiama in modo suggestivo le imbarcazioni tipiche del Paese, i Dhow, utilizzati ancora oggi dai pescatori kuwaitiani, mentre la facciata laterale presenta delle serre e dei sistemi di coltura idroponica sviluppata nel Paese, con coltivazioni di fragole, pomodori e insalate. All’interno la prima sezione del percorso illustra le caratteristiche climatiche del territorio del Paese, la seconda uno studio sulla ricerca scientifica e la sua importanza in termini di sostenibilità e nell’ultima è possibile godere di eccellenze gastronomiche del Paese, nella ricostruzione di un souk arabo con un focale centrale.

9) Il Baobab dell’Angola

9

Caratterizzato da facciate in legno modulate secondo le geometrie tipiche dei tessuti del Paese, il padiglione ha una superficie ventilata dove la luce entra naturalmente nelle sale. All’ingresso ci sono dei visori che permettono di ammirare, come guardando dentro un cannocchiale, i paesaggi più belli dell’Angola. Nella prima sala è presente la forma stilizzata di un baobab africano al centro della struttura, che attraversa lo spazio tra i vari piani. Al piano superiore il visitatore verrà informato sull’alimentazione e sulla gastronomia dell’Angola, con presentazioni di piatti tradizionali, illustrati attraverso lo show cooking in cui alcuni chef mostrano la preparazione domestica di queste pietanze. Al terzo piano è presente un gioco interattivo per sapere se le proprie abitudini alimentari siano corrette. Come se non lo sapessi già. Sulla terrazza all’ultimo piano ci sono alcuni orti botanici che illustrano la flora angolana e un ristorante panoramico che offre ovviamente un menù del Paese.

10) Il Padiglione Zero

10

Se andate in metropolitana o in treno, sarà il primo padiglione che vedrete davanti a voi. Dall’esterno sembrano vari trulli giganti in legno, che coprono una superficie di circa cinquemila metri quadri. All’ingresso la prima stanza è molto d’effetto: la ricostruzione di una vecchia biblioteca, che racchiude la memoria dei vari riti e delle pratiche dell’alimentazione che si sono succedute nel corso dell’umanità. La sala successiva ha un albero alto ventitré metri che esce dal soffitto, per sottolineare la potenza della natura nei confronti dell’uomo. C’è poi una parete dove sono posizionati i semi delle principali coltivazione del mondo, inseriti in contenitori retroilluminati di plexiglass, che ricordano molto un quadro. Una delle sale più d’effetto è quella dedicata allo spreco del cibo, dove ci si trova davanti ad una “collina” formata da scarti alimentari, che fa veramente riflettere.

– Lidia Marino – 

 

Rispondi