10 ottimi motivi per correre a vedere Priscilla, la regina del deserto

Ieri, 21 ottobre, sono andata al Teatro Brancaccio di Roma a vedere Priscilla, la regina del deserto. Scoperto, infatti, che una nuova compagnia lo riproponeva dopo qualche anno, non ho potuto che prendere cappotto e borsa e precipitarmi a vederlo nuovamente, perché già nella prima produzione lo avevo follemente adorato. E ho avuto la conferma che è proprio uno spettacolo da non perdere. Eccovi, dunque, i motivi per i quali dovreste andare subito a vederlo:

1. I costumi1

Un elemento che noterete subito è la bellezza della miriade di costumi diversi che vedrete entrare e uscire dalla scena. Estrosi, coloratissimi, ben fabbricati e talmente divertenti da farvi desiderare ardentemente di indossarli. Da quello finale da super dama che indossano i protagonisti, a quello che l‘ensemble sfodera durante il pezzo di Donna Summer, Macarthur Park, da bel pasticcino: adorabili. Inoltre, uno spettacolo dove gli attori vengono visti in così tanti – e belli –  abiti diversi dà subito idea della qualità di ciò che si sta ammirando, in perfetto stile Broadway!

2. La scenografia2

Importante come i costumi è decisamente la scenografia, che, per quanto diversa in parte da quella da me vista anni fa, era sempre curatissima e non lasciava quasi niente all’immaginazione. Non che fosse estremamente elaborata: nella casa di Bob sono bastati un cucinino e una lavatrice per dare il senso di abitazione domestica, ma era strutturata in modo che non ci fossero troppi interventi da parte dello spettatore. Inoltre, Priscilla era fatta molto bene, sia nel primo caso – dove aveva la forma di un bus normale – che in questo – dove si aveva l’idea di essere tornate bambine e di poter giocare con il camper di Barbie!

3. I boa e i brillantini 3

Come viene esclamato all’inizio: chi è che non viene attratto da tutto quel luccicare? Vedere tutte quelle piume svolazzare e l’enorme utilizzo di brillantini, tanto da poter fare da soli da illuminazione è assolutamente meraviglioso. Già solo entrare a teatro e vedere il rossetto rosa, tutto tempestato di glitter, alto quasi quanto una persona (oh, io sono bassa), basta a non vedere l’ora che il sipario si apra. E poi, all’ingresso sono reperibili anche per il pubblico, così potrete avere la vostra buona dose di… glamour!

4. Uomini che indossano i tacchi meglio delle donne4

Ok, questo forse vale in particolare per me. Io rimango sempre sbalordita dal vedere questi uomini perfettamente depilati, con delle gambe talmente lunghe e magre che mi fanno venire voglia di rifugiarmi a casa e non peggiorare il mondo con la mia presenza ulteriormente, indossare tacchi vertiginosi e ballarci! Ballarci?! Bontà divina, meritate tutta la mia ammirazione anche solo per questo. No, davvero, andate ad applaudirli, sono divini. Altro che le Miss che cadono dalle scale.

5. Canzoni da ballare5

Sfido chiunque a non conoscere, se non la totalità, la maggior parte dei brani cantati durante lo spettacolo. Sono pezzi famosissimi e tutti – o quasi – da ballare ed è difficilissimo rimanere seduti sulla propria poltrona. Certo, conoscendo io l’inglese, sono riuscita anche a dare alla locazione dei brani un significato specifico, che magari chi non ha idea di cosa il testo dica potrebbe sfuggire, ma credo comunque che sia godibile anche a loro, perché, anche ad inventarsi le parole, si ritroverà a cantarle tutte insieme agli attori!

6. Importanza del significato6

Ovviamente, tralasciando l’aspetto “glitterato” dello spettacolo, è innegabile che la trama – per quanto scarna – abbia un’importanza enorme al suo interno. Non serve infatti un testo articolato, una serie di eventi importanti, un’introspezione accurata dei personaggi, ma la semplice resa a commedia per dare comunque allo spettatore qualcosa sulla quale riflettere. In particolare quando i protagonisti vengono insultati o peggio e si viene messi davanti ad un mondo ancora molto, ingiustamente, deriso. Anche la paura del protagonista di venire giudicato dal proprio stesso figlio è toccante e viene affrontata in un modo delicato, ma molto intenso.

7. Esperienza sul palco7

All’inizio del secondo atto, in un villaggio da vecchia fattoria, gli abitanti sono particolarmente ospitali e non vedono l’ora di far unire il pubblico al loro ballo! Io sono stata pescata, manco fossi una trota, con una facilità che mi ha lasciata ancora a boccheggiare, mentre salivo sul palco. Mi sono divertita moltissimo e non mi sono resa minimamente conto di aver danzato davanti a tutto il Brancaccio pieno di gente. Spaccate, capriole, il solito repertorio, no? Vi ho messo paura?

8. Bernadette8

Sì, meritava un punto tutto per sé. Devo ammettere che, avendo visto Simone Leonardi interpretare il ruolo, temevo che potesse risultare meno efficace senza il suo intervento, ma – mea culpa – non conoscevo bene Marco D’Alberti, che invece è stato bravissimo! Impossibile non amare questo personaggio: forte, carismatico, ironico e sempre con la battuta pronta, vorremmo che esistesse davvero per pregarlo di diventare nostro amico e di insegnarci a cantare in playback con così tanta disinvoltura! Adorabile.

9. Le grasse risate9

Dall’inizio alla fine, davvero. Ci sono quei momenti – accuratamente inseriti – dove la risata lascia lo spazio alla riflessione, ma lo spettacolo è studiato appositamente per divertire il pubblico e non può che aver avuto successo, visto che gli spettatori hanno sempre riso, battuto le mani, strillato contenti, fatto parte continuamente della scena, senza mai perdere l’attenzione. La mia battuta preferita? Non ve la brucio, ma vi do un piccolo indizio: tampax.

10. Cast completo10

Completo nel senso che effettivamente tutti sapevano fare tutto. Questa è una prerogativa di musical del genere, di stampo straniero, che già avevo avuto modo di notare in produzioni della Stage Entertainment, qui in Italia. Personalmente lo trovo un elemento meraviglioso: tutti ballano, tutti cantano, tutti recitano. Il cast sa fare tutto e lo sa fare bene e questo non può che portarti ad ammirarli e ad apprezzare un lavoro tanto ben svolto. Un plauso particolare per le tre Dive: voci assolutamente splendide sia nel primo cast che nel secondo. Ah, un encomio a Cristian Ruiz: come diceva Manuel Mercuri deve avere un segreto!

Insomma, spero di avervi convinto e che stiate già acquistando i biglietti!

– Lidia Marino –  

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