8 curiosità sulla creazione di IT

IT è tornato. Dopo 31 anni dall’uscita del romanzo horror scritto da Stephen King e dopo 27 anni dall’uscita della miniserie diretta da Tommy Lee Wallace, IT torna, questa volta, sul grande schermo diretto da Andres Muschietti con Bill Skarsgard nel ruolo di Pennywise. Dopo la perfetta recensione pubblicata qui sul sito qualche giorno fa, ho deciso di mettere “nero su bianco” alcune curiosità su come è nato il famoso “pagliaccio” dalla penna di Stephen King.

1 – Stephen King ha dichiarato che Derry, la città in cui è ambientato il romanzo, è la trasposizione di Bangor, luogo in cui ha vissuto con sua moglie dal 1979. King desiderava a tutti i costi trasferirsi nel Maine, luogo, secondo lui, perfetto per il romanzo.

2 – Lo scrittore ha impiegato ben 4 anni per portare a termine il suo capolavoro. Nel frattempo, nel biennio del 1986-87, ha pubblicato altri suoi grandi successi: “Misery”, “Gli occhi del drago” e “Le creature del buio”.

3 – Il suo romanzo horror è conosciuto anche per la mole di pagine che contiene. Il libro pesa quasi 2 kg e contiene ben 1138 pagine.

4 – Stephen King ha sempre ammesso che in passato, esattamente dal 1978 al 1986, ha fatto uso di alcol e droghe. Ha dichiarato lui stesso che il suo famoso pagliaccio è stato scritto sotto l’effetto di droghe pesanti.

5 – Lo scrittore ha rivelato di essersi ispirato alla fiaba norvegese “The Three Billy Goats Gruff”, pubblicata a metà dell’800. La storia racconta le vicende di tre capre che attraversano un ponte sotto cui vive un malvagio troll.

6 – King da bambino era terrorizzato dai pagliacci. Questa paura era così radicata in lui che si è ispirato a ben tre personaggi realmente esistiti, negli Stati Uniti, per dare vita alla sua creatura. Il primo clown è Bozo che appare sul piccolo schermo tra gli anni ’60 e ’70 in un programma per bambini. Bozo indossava un abito azzurro,con il naso rosso, mascherone bianco e due grandi ciuffi di capelli color rosso acceso ai lati della testa. Il secondo clown è Clarabell, il partner di Howdy Dowdy nel Howdy Dowdy Show, famoso dalla metà degli anni ’50. Clarabell mimava solo i gesti del sì e del no e indossava un costume a strisce. Il terzo clown, a cui si è ispirato lo scrittore, è Ronald McDonald, il clown del fast-food. Il clown apparve per la prima volta nel 1963 in tre spot televisivi, per diventare poi l’icona della campagna pubblicitaria.

7 – Stephen King già ai tempi era considerato il maestro dell’horror contemporaneo. Lo scrittore però non è mai riuscito a spiegare cosa lo spingesse a scrivere queste storie. Fu proprio grazie a IT che riuscì a trovare, definitivamente, la sua strada: “Ho pensato che dovessi scrivere una sorta di Tesi di laurea in horror mettendo insieme tutte la paure dei bambini in un unico mostro. Per farlo ho scelto di raccontare la mia storia come se fosse una fiaba, ambientata in una città maledetta e magica dove le cose accadono e nessuno se ne accorge”

8 – Negli anni’70 la coulrofobia (la paura dei clown) era molto diffusa a causa di alcuni efferati omicidi. Primo fra tutti quelli del più sanguinoso serial killer John Wayne Gacy. John sotto le sembianze del clown Pogo amava apparire durante le feste dei più piccoli. Venne soprannominato Killer Clown per aver rapito, torturato, sodomizzato e ucciso 33 vittime, sia adolescenti che uomini adulti. 28 delle sue vittime furono seppellite sotto la sua abitazione o ammassati in cantina, dal 1972 fino alla sua cattura nel 1978  È proprio da quest’ultima storia che probabilmente IT comincia a prendere vita nella mente del maestro: “Volevo scrivere un libro molto vasto che avesse al suo interno un gran numero di creature mostruose. Pensai ci metterò più mostri possibile, un vampiro, un lupo mannaro, e anche la Mummia. Ma poi ho pensato ci dev’essere un mostro che possa racchiuderli tutti, qualcosa di orribile, grottesco, una creatura che non vorresti mai vedere. Quindi ho pensato cosa spaventa i bambini più di ogni altra cosa al mondo? E la risposta fu i clown”.

A questo punto non mi resta che augurarvi una buona lettura e una buona visione a tutti.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

Rispondi