10 curiosità su The Witcher

In attesa della serie Netflix dedicata allo strigo di Kaer Moren, è d’obbligo un riepilogo che coinvolga sai la saga cartacea che quella videoludica. E in che modo? Stilando 10 curiosità su The Witcher, o meglio 10 per ciascuno dei tre capitoli della CD Project. Si parte così con il primo videogioco, che contiene diversi easter eggs, molti dei quali provenienti proprio dai libri di Andrzej Sapkowski e inseriti in maniera fluida, sfruttando uno dei più banali e al contempo riusciti espedienti della narrativa: l’amnesia. Geralt ha perso la memoria, non ricorda più cosa sia accaduto anni prima – né chi siano i suoi più cari amici – e in questo modo il giocatore è in grado di esplorare il mondo di The Witcher senza dovere prima recuperare i libri. Ora, però, bando alle ciance e iniziamo. Attenzione: grossi spoiler del gioco e dei libri!

1) “Che fine ha fatto la mia fascia?!”

Dopo il rilascio della prima immagine di Henry Cavill nei panni di Geralt di Rivia, sono state sollevate diverse obiezioni per via del suo aspetto: il medaglione “piatto” e la presenza di una sola spada sulla schiena dello strigo. In realtà questi sono due elementi che contraddistinguono il Geralt dei libri, modificati nel videogioco per dare un maggiore impatto visivo, ma non solo. Cosa sarebbe significato, a livello di gameplay, costringere Geralt a fuggire da un combattimento per cambiare la spada d’acciaio con quella d’argento trasportata da Rutilia – peraltro inesistente nei primi due giochi?

Ci sono però altri due elementi da tenere in considerazione. Il primo riguarda la barba di Geralt, che in Wild Hunt è possibile accorciare e modificare, mentre nei precedenti capitoli è assente – secondo la volontà di Geralt, che non la lascia mai crescere; il secondo l’onnipresente, nei libri, fascia nera che gli tiene indietro i capelli.

 

2) Al locandiere piace fare spoiler

Mentre Geralt si trova ad Acque Oscure – ricordate la tragica quest della sposa wraith? – ha la possibilità di chiacchierare con il locandiere del posto, il quale gli racconta una storia. Ma non una qualsiasi: quella di una maga, una striga e una principessa. Vi suggerisce qualcosa? Con una manciata di frasi, il nostro interlocutore narra a Geralt la sua storia, che coinvolge anche Yennefer e che ha come protagonista la figlioccia Cirilla. È forse il momento in cui il giocatore può apprendere maggiormente gli eventi dei libri, riassunti nella presenza della Legge della Sorpresa, nella “perdita” di Ciri e nella sua continua ricerca. Peccato, però, che il finale non sia proprio lieto.

 

3) “Mi manca lei”

Il primo tentativo della CD Project di trasporre le vicende di Geralt decide, tuttavia, di non coinvolgere Ciri né Yennefer, forse proprio con la speranza di aprire la strada a una trilogia che si sarebbe conclusa con uno dei migliori videogiochi del decennio. Al posto di Ciri c’è Alvin, un bambino che come lei è una Fonte, ossia una persona in grado di utilizzare la magia senza una preparazione adeguata, e quindi in maniera spesso catastrofica; Alvin inoltre è anche in grado di viaggiare nel tempo e nello spazio, ma della sua nuova identità parleremo nell’articolo su Wild Hunt.

Alvin viene salvato da Geralt e accolto da Shani… o Triss, scelta che lo accomunerebbe ancora di più a Ciri, che dopo un breve periodo con la maga dagli iconici capelli “rossi” viene educata alla magia da Yennefer. Nonostante le evidenze somiglianze con gli eventi precedenti l’amnesia, che hanno colpito e cambiato Geralt nel profondo, lo strigo non pare ricordare l’esistenza di Ciri, tranne in quella singola frase pronunciata durante una sequenza video: “Mi manca lei”.

 

4) Bambine sorpresa e maledizioni

Se Alvin condivide con Ciri l’essere una Fonte, un altro personaggio è destinato a diventare una Bambina Sorpresa. Nell’avventura aggiuntiva Il prezzo della neutralità appare Deidre Ademeyn, la figlioccia di Eskel, in un tentativo di rielaborare questa volta il racconto Il male minore: come Deidre, la protagonista Renfri è una principessa nata con la Maledizione del Sole Nero e, per questo, è costantemente in fuga da un mago che intende fermarla prima che possa fare del male a qualcuno (Stregobor nel caso di Renfri, la maga Sabrina nell’espansione); entrambe viaggiano con una banda, entrambe hanno ferito o ucciso ed entrambe sono ispirate a loro volta alla figura di Biancaneve, sebbene il legame di Renfri con la matrigna sia maggiormente sottolineato.

Il finale di Deidre, a seconda delle scelte del giocatore, può essere molto meno amaro di quello di Renfri, poiché ha la possibilità di recuperare il rapporto con il fratello e regnare al suo fianco in uno dei periodi più floridi del regno di Kaedwen. Un altro riferimento a una banda capitanata da una donna e ispirata a una fiaba avviene in Wild Hunt nella missione La Piccola Rossa, sebbene in quest’ultimo caso il riferimento sia a Cappuccetto Rosso – Deidre rappresenta un punto d’incontro, poiché mentre Renfri ha vissuto con degli gnomi lei viaggia con due lupi.

 

5) Triss è in realtà Yennefer

No, non mi riferisco alle varie somiglianze Alvin/Ciri e Deidre/Renfri, perché Triss Merigold è presente anche nella saga cartacea. Gli sviluppatori hanno scelto di introdurre il personaggio di Yennefer in Assassin of Kings e, poco alla volta, la Triss videoludica ha cominciato a cambiare. Pensate alla maga che salva i suoi colleghi di Novigrad e che si ubriaca alla festa in maschera, ridendo e correndo spensierata: quanta somiglianza vedete con la Triss algida e seducente del primo gioco?

Quella che abbiamo incontrato è, appunto, ricalcata su Yennefer. Non è una maga giovane caratterizzata dallo sguardo allegro, bensì è fredda, scostante, tanto che per avere il suo benestare Geralt deve compiere una serie di missioni, mostrarsi amorevole con Alvin e, alla fine, non ottiene altro che una risposta sarcastica alla dichiarazione d’amore che le fa nel castello di Foltest – esattamente lo stesso discorso che gli fece Yennefer e per il quale entrambe si sono scusate. Più evidente di così.

 

6) La morte dello strigo

Geralt ha la possibilità di incontrare molti dei suoi vecchi amici: Dandelion (o Ranuncolo), Zoltan Chivay e Shani, per fare alcuni nomi, oltre ovviamente ai tre strighi che passano l’inverno a Kaer Moren. Ancora di più sono quelli citati, che ancora non possono tornare sulla scena o che, purtroppo, non torneranno mai. Tra questi ci sono i suoi compagni di avventura vera e propria: il nilfgaardiano Cahir Mawr Dyffryn aep Ceallach, l’arciera Maria Barring detta Milva, la giovane ed esuberante Angoulême e il vampiro superiore Emiel Regis (che scopriremo poi essere ancora in vita). È Dandelion a parlarne durante la festa a casa di Shani, aggiungendo un particolare totalmente errato: che lui era con quel gruppo di persone quanto Geralt morì (lunga storia); in realtà i suoi compagni persero la vita nel salvataggio di Ciri e non potevano quindi essere presenti.

 

7) Cappuccetto Rosso

Come già accennato, ci sono diversi riferimenti alle fiabe nei racconti di Sapkowski, da Biancaneve a La Bella e la Bestia (in ben due versioni), da La Sirenetta a La Regina delle Nevi, e su questo neanche Wild Hunt scherza. Però è possibile rintracciare tracce di fiabe anche nel primo The Witcher e fin da subito. Ricordate Vesna, la cameriera che Geralt aiuta a tornare dalla nonna? A seconda del momento, il suo cognome varia da Cappuccio a Hood. Però la conclusione della quest ha ben poco a che vedere con Cappuccetto Rosso…

E poi, naturalmente, c’è Adda. Il video introduttivo è anche il racconto che apre la saga, la storia di come Geralt liberò la figlia di Foltest da una maledizione: Adda sembrava morta, ma in realtà stava crescendo come strige… Una rielaborazione un po’ macabra della Bella Addormentata.

 

 

8) Cultisti di Cthulhu e romanzi noir

Wild Hunt straborda anche di easter eggs multifandom, però non dobbiamo sdegnare quelli rintracciabili nel primo The Witcher. Uno fra tanti: Lovecraft. Pensate a Dagon, il boss che Geralt affronta sull’Isola della Rondine. In merito a questo mostro il diario racconta: “I potenti antichi dormono nelle profondità dove la luce del sole non li disturba.” Al contempo, i suoi scagnozzi possono ricordare gli Abitatori del Profondo. Se da un lato la citazione appartiene alla CD Project, dall’altro lo stesso Sapkowski nel racconto Un piccolo sacrificio parla di un mondo sottomarino abitato da mostri e da creature intelligenti.

Altro riferimento è l’investigatore Raymond Maarloeve: Raymond come Raymond Chandler, il più famoso autore noir, e Maarloeve come Philip Marlowe, il detective privato al centro dei suoi romanzi (Il grande sonno, La signora nel lago). Il suo volto è invece ispirato a quello di Adam Badowski, che ha lavorato nel team di The Witcher.

9) La vera Signora del Lago

Dal momento che abbiamo citato l’Isola della Rondine – tenete bene a mente questo nome – parliamo ora della vera identità della Signora del Lago, o meglio a chi sia appartenuto per primo questo appellativo. Nei libri questa figura non è presente così come è rappresentata nel gioco, ma nell’ultimo volume si parla di Nimue, maga che ha assunto ormai l’appellativo di “Signora del Lago” per via del luogo in cui vive e della figura storico-mitologica (nel suo mondo) a cui sta dedicando la sua vita: la vera Signora del Lago, chiamata così dagli elfi più antichi, gli Aen Saevherne, ossia Cirilla Fiona Elen Riannon, in arte Ciri.

Per raggiungere il regno degli Aen Saevherne (ne parleremo più diffusamente nel prossimo articolo), Ciri attraversa proprio la Torre della Rondine, che come ormai ben sappiamo è il significato del suo nome in elfico, Zireael; l’Isola della Rondine, quindi, vuole essere un’ulteriore riferimento al suo personaggio. E se proprio ciò non vi bastasse, se persistiate nel volere immaginare come tale la Signora del Lago comparsa in The Witcher perché è quella più rassomigliante alla figura del ciclo arturiano, sappiate che al termine della saga cartacea è Ciri a essere identificata come tale… nientemeno che da sir Galahad.

10) Ciri ha portato la peste

Ciri incontra Galahad poiché è in grado di muoversi attraverso lo spazio e il tempo, raggiungendo anche mondi paralleli, e durante una fuga disperata attraversa lande molto diverse tra loro; pone piede, anche se per poco tempo a causa del terrore che la pervade, all’interno di una città stravolta dalla peste e con orrore si accorge delle pulci che cominciano a riempirle le mani. Se ne libera e scappa, ma una pulce si salva: alla fermata successiva decide di scendere sulla schiena di un ratto, a sua volta deciso a salire sulla nave nilfgaardiana Catriona diretta nel Nord.

Quello che accadde poi è cosa nota, tanto che nell’Ospedale S. Lebioda di Vizima la giovane Shani si occupa proprio di lenire le sofferenze dei malati di “Catriona”. Forse non è del tutto sbagliato affermare che Ciri potrebbe essere un pericolo per l’umanità – ma tutti commettono degli errori.

 

– Sara Carucci –

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