10 curiosità su The Witcher: Assassins of Kings

Questa settimana proseguiamo con 10 curiosità su The Witcher: Assassins of Kings, un gioco che, a differenza degli altri titoli che compongono la trilogia, propone due diverse storyline per il secondo atto: il sentiero Roche e il sentiero Iorveth, o in altre parole le Bande Blu, servizi segreti temeriani, e gli Scoia’tael. Mentre nel primo The Witcher la decisione di schierarsi con l’Ordine della Rosa Fiammeggiante o con i non-umani di Vizima interessa solo il finale, ora si apre la possibilità di accedere a contenuti esclusivi, che rendono automaticamente inaccessibili le missioni dello schieramento opposto. Ancora una volta, però, vale un avvertimento: in questo articolo troverete grossi spoiler sull’intera saga dello strigo di Kaer Morhen.

1) “Ho dimenticato le pozioni!”

Un’altra sostanziale differenza rispetto agli altri due prodotti della CD Project è evidente nel sistema di gioco. Geralt, infatti, non può prendere le sue amate e utilissime pozioni nel momento che più gli aggrada, bensì è costretto a prepararle e a usufruirne prima del combattimento. Un problema a volte di non poco conto per il giocatore, ma che lo lega maggiormente al realismo della saga cartacea; dopotutto nello stesso video introduttivo del primo videogioco Geralt si preparava a passare la notte nella cripta della strige ingerendo in anticipo le pozioni necessarie all’inevitabile scontro.

2) “Non porterò mai più abiti scollati”

Un po’ alla volta, introducendo nel frattempo la figura di Yennefer, Triss perde i tratti che l’accomunavano a lei, pur rimanendo lontana a livello fisico dalla maga che affrontò Nilfgaard sul Colle di Sodden. Perché compiere un cambiamento tanto radicale quando altri personaggi, perfino marginali, hanno mantenuto le caratteristiche descritte nei libri? Lo scopo era probabilmente la creazione di una femme fatale, seducente e bella, in una sorta di rielaborazione del noir in cui Geralt è l’antieroe che deve salvarla, ma anche stare attento alle sue menzogne.

Ciò che discosta maggiormente la Triss videoludica da quella cartacea sono gli iconici capelli rossi: la maga “originale” ha una splendida chioma, invidiata da tutti, ma è castana. Altro elemento sono gli abiti abbottonati fino al collo, scelta che Triss ha compiuto dopo la battaglia di Sodden. “Non porterò mai più abiti scollati” sono le sue parole, e dal momento che, a seguito di un incantesimo, uno dei maghi che le era accanto era stato incenerito e l’altra (Lytta Neid) privata degli arti si può ipotizzare che Triss abbia riportato delle ustioni tali da essere impossibile nasconderle con la magia.

3) I limiti del possibile

Se nel capitolo precedente della trilogia era stato d’obbligo inserire i personaggi secondari che hanno spesso accompagnato Geralt, questo secondo gioco sembra basarsi quasi interamente sul racconto che apre La spada del destino, o meglio esserne una sorta di rielaborazione. Ne I limiti del possibile, infatti, Geralt si ritrova a fare parte di un’improbabile compagnia con lo scopo condiviso quasi da tutti di uccidere un drago; riferimenti a questa avventura si ritrovano anche in Wild Hunt, ma è qui che compaiono fin da subito gli Irriducibili e Yarpen Zigrin. E, soprattutto, è qui che viene presentato un drago in grado di assumere forma umana, come il drago dorato Tre Taccole: l’indomita Saskia.

È così che coloro che un tempo pensavano di uccidere un drago, come Yarpen, si ritrovano ora a sostenere involontariamente un altro… che, a prescindere dalla scelta effettuata nel finale, purtroppo e sorprendentemente non tornerà nel finale della saga.

4) La Loggia delle maghe: prima parte

La Loggia viene creata nell’arco temporale in cui avvengono gli eventi della saga cartacea. A farne parte, oltre a Triss e Yennefer (che tuttavia rinuncia subito a tale “onore”), sono alcune delle maghe comparse in questo gioco.

Filippa Eilhart è la fondatrice, una donna scaltra al servizio del sovrano di Redania, re Vizimir, che dopo i “fatti di Thanedd” decide di scindere magia e politica e di mettere la prima davanti a qualsiasi altra cosa, perché regni e imperatori si succedono continuamente, ma la salvaguardia della magia deve avere la priorità. Sheala De Tansarville invece proviene dal Kovir, un’ex regione della Redania che è ora un regno autonomo ed è ispirata alla città di Venezia. Qui ha uno stretto rapporto con Zuleyka, la pia e devota moglie di re Esterad, che per l’amore provato per la moglie potrebbe essere facilmente manovrato da Sheala.

Sabrina Glevissig, consigliera di re Henselt, ha ben poco a che vedere con la maga che si intravede nel corso del gioco, rimanendo invece fisicamente e caratterialmente più simile alla Sabrina apparsa nell’avventura aggiuntiva Il prezzo della neutralità. Assire Var Anhaid è ancora più diversa da lei, almeno per quanto riguarda la sua prima descrizione nei libri: maga nilfgaardiana che si sente a disagio in presenza delle maghe Nordling, dal momento che il suo aspetto è simile a quello di una strega classica (corpo per niente curato, capelli spettinati e perfino un gatto nero).

5) Una nuova Thanedd

Più di una volta mentre Geralt è a Loc Muinne ricorre il nome “Thanedd”. Di cosa si tratta? Durante un’assemblea dei maghi che avrebbe dovuto essere pacifica come le precedenti, si creano due fazioni ben precise e determinate a prevalere l’una sull’altra: la prima, guidata dal mago Vilgefortz, che intende allearsi con Nilfgaard, e la seconda, di cui fanno parte anche Filippa e Triss, che non intende assolutamente permetterglielo; è proprio a seguito di tale evento che viene creata la Loggia, teoricamente apolitica – ma scopriremo che non è così.

Per questo motivo Radovid insiste nella presenza di figure politiche a Loc Muinne, per scongiurare altri eventuali scontri decisi tra i maghi e un ulteriore colpo di stato (al tempo vennero ribaltati il Consiglio e il Conclave). Sappiamo già come andrà a finire.

6) La regina delle maghe

Pensate che Saskia fosse la prima donna che Filippa intendeva mettere al potere? Così come hanno cercato di manovrare Saskia, le maghe della Loggia cospirarono per inserire una propria pedina nella lotta politica. Il loro scopo era fare sposare una ragazza sicuramente affascinante e per di più di nobilissime origini con Tankred, erede di re Esterad del neutrale Kovir, uno stato che si era arricchito con il commercio e non con la guerra.

Come doveva essere però questa donna? Non maga nello stretto senso del termine, bensì legata alla magia e quindi alla Loggia, proprio come era una Fonte. In altre parole, Ciri. Ed è per questo che Filippa cerca di governare la mente di Saskia: già una volta, le buone maniere non hanno avuto l’effetto sperato.

7) Statuette di nefrite

Per molto tempo Yennefer viene accusata di fare parte della congiura di Vilgefortz, ma per quale motivo? Ancora una volta si riscontra una somiglianza tra lei e Triss: viene trasformata in statuetta di nefrite e poi decompressa da un’altra maga. Mentre il nilfgaardiano della missione secondaria Il soldatino, in Wild Hunt, non prova dolore nel venire liberato, la decompressione è molto sgradevole e le due maghe lo provano sulla propria pelle, tra l’altro seguendo un dialogo molto simile tra loro (Triss con la maga Assire, Yennefer con una seconda maga legata a Nilfgaard, la sovrana degli elfi Francesca Findabair, l’unico membro della Loggia che non appaia in nessuno dei giochi se non come carta comandante Gwent).

8) Il tiranno

I videogiochi si ispirano ai libri, e fin qui non ci sono dubbi. Ma, oltre a rifarsi al passato di Geralt, si basano anche su alcuni eventi che ancora non erano avvenuti. Un documento presente nella saga cartacea parla della futura “caccia alle streghe” e una piccolissima apparizione del giovane Radovid guida il lettore verso ciò che accadrà.

Come Stennis divenne re dopo la morte di Demawend, ad aprire i regicidi nei libri fu la morte di Vizimir. Suo figlio Radovid non prese bene gli onori che furono negati alla madre e alla morte del padre, dopo la pace con Nilfgaard, e la sua breve comparsa si conclude con una frase profetica: “Aspettate. Aspettate e vedrete.” Subito dopo Sapkowski ci conferma che quel re passò alla storia come Radovid V l’Inflessibile.

Però c’è una domanda che continua a balenare in testa: che fine ha fatto sua moglie Adda?

9) Un anello per domarli

Nel Sentiero Iorveth ci sono maggiori easter eggs, non solo riconducibili alla saga cartacea. Quando Geralt entra nelle miniere dei nani, si mette a scherzare con Zoltan, chiedendo se dovrà buttare un anello in un vulcano, e poco dopo reciterà la famosa frase quasi fosse una “filastrocca”. Se ciò non bastasse, tra i documenti che Geralt trova nella miniera riecheggiano i nomi Balin e Durin.

Non solo fantasy, però. Avete mai provato a togliere tutti gli annunci da una bacheca? In basso a destra compare… un alieno.

10) Caccia Selvaggia, elfi e unicorni

Nell’ultimo volume della saga c’è un capitolo interamente dedicato al mondo degli Aen Saevherne, capitolo che può essere riassunto in un documento trovato da Geralt nel manicomio in rovina. Il paziente 15, infatti, racconta di essere stato rapito dalla Caccia Selvaggia e di essere tornato talmente tanti anni dopo da non avere potuto riconoscere nessuno della sua vita passata; inoltre afferma che quel mondo fosse popolato da elfi, unicorni e… fosse comuni di umani. Vaneggiava? Assolutamente no.

E così, con questo documento e con i ricordi che cominciano a riaffiorare alla mente di Geralt, viene finalmente introdotta la Caccia Selvaggia, nodo centrale dell’ultimo gioco.

 

– Sara Carucci –

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