10 cose brutte del mondo dell’arte

 


Spoiler alert
: pare che le belle arti non siano proprio tutte belle. E non sono io a dirlo: lo dice niente meno che il compianto professor Umberto Eco, che tra altre cose ha curato un bellissimo librone intitolato Storia della bruttezza, pubblicato per Bompiani nel 2007. In quest’opera tutto sommato trascurata del professore si parla del brutto in tutte le sue forme: ci sono citazioni filosofiche da Platone a Nietzsche, brani di grande letteratura e soprattutto tante, tante tavole che riproducono opere della storia dell’arte mondiale dall’antichità a oggi. Il brutto, osserva Eco, è relativo – esattamente come il bello. Citando Voltaire: Chiedete a un rospo che cosa è la bellezza, il vero bello, il tò kalòn. Vi risponderà che consiste nella sua femmina, coi suoi due begli occhioni rotondi che sporgono dalla piccola testa, la gola larga e piatta, il ventre giallo e il dorso bruno. Interrogate il diavolo: vi dirà che il bello è un paio di corna, quattro zampe a grinfia, e una coda.

Morale della favola: non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. Tuttavia quello che farò ora metterà a dura propria il vostro placido relativismo cosmopolita. Dato che la bruttezza è una qualità apprezzabile quasi esclusivamente tramite la vista, mi vedo costretta non solo a descrivervi, ma anche a mostrarvi in che cosa consista questa bruttezza nella storia dell’arte. Sono cose che raramente vedrete nei musei, o nei cataloghi delle mostre, o nelle pagine dedicate di Wikipedia. Ma vi assicuro che molti artisti, e alcuni più di altri, hanno dipinto, scolpito, inciso o miniato cose veramente abominevoli. C’è arte in queste opere – ma porca vacca se fanno schifo.  Ecco dunque un elenco di 10 cose brutte del mondo dell’arte, cose proprio brutte brutte brutte che vi faranno provare tutte le sgradevoli sensazioni di cui sopra. Partiremo dal brutto divertente (quello che vi farà chinare sullo schermo e sussurrare: ma guarda tu che roba…), ma vi avverto: arriveremo anche al brutto forte. Roba da rigurgito del bolo alimentare, per intenderci. Per cui preparate gli stomaci e, se non dovessero bastare, secchi e sacchetti.
Pronti? E andiamo con la numero 1.

Monsters & Co.

1La fantascienza è molto più antica di quanto si pensi. Mostri di ogni genere, forma e dimensione popolano la storia dell’arte da tempo immemore. Un esempio sono le cosiddette drôleries, mostriciattoli ibridi miniati ai lati dei manoscritti medievali, soprattutto quelli francesi. Qui a fianco potete ammirare, in ordine dal basso verso l’alto: una specie di sauride-porcospino con una faccia al posto del popò e un delizioso berretto piumato sulla testina di pecora; un coso che non si sa cosa sia, anche lui con baschetto molto glamour color blu di prussia, con il corpo da piccione e un bel seno insensato sul davanti; un tizio quadrupede unito a un altro tizio quadrupede sul didietro; una specie di lumacone verde con la faccia da ebete, l’ennesimo berretto blu e una specie di padellina in mano. Un altro creatore di mostriciattoli è Odilon Redon (1840-1916), misconosciuto papà di questi simpatici esserini che dimostrano come anche il brutto possa essere, oggettivamente, carino da morire. The Smiling Cyclop, 1883. The Smiling Spider, 1881.

12. Uomini molto brutti

Vi presento Sua Maestà il re di Francia Luigi XI. Che, se non avesse avuto per oltre vent’anni una corona in testa, sarebbe stato soltanto un tizio brutto come la fame. Ecco a voi il suo profilo migliore (sì, avevate capito bene…) e quello messo peggio in un anonimo Couverture d’une étude historique.
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3. Donne molto brutte

Donna barbuta sempre piaciuta? Ma anche no. Ebbene sì, quella è una donna. Con il figlio in braccio e il marito alle sue spalle. Sembra più uomo lei di lui, ma tant’è. La donna in questione (vi ho già detto di sì, è una donna!) è tale Maddalena Ventura, abruzzese, madre e moglie esemplare, che disgraziatamente dopo l’ultima gravidanza si vide crescere all’improvviso una barbona da boscaiolo bergamasco e lineamenti sempre più mascolini, pur conservando tutti gli attributi della donna che era stata (come testimonia la bella poppona in primo piano). Per la rarità di questo prodigio, fu portata in giro per le corti europee come un fenomeno da baraccone per il resto della sua miserabile vita. Poraccia. (Jusepe De Ribeira, Maddalena Ventura con il marito e il figlio, 1631)

a4. Bambini molto brutti

No, non si salvano neanche i bambini. Dovete sapere che, almeno fino al Medioevo, vigeva la teoria del bambino come homunculus, cioè “piccolo uomo”, nato con le fattezze di un adulto in miniatura. Ecco perché molti lattanti della storia dell’arte sembrano piccoli rospetti con problemi alla prostata. Sul serio, ce ne sono un’infinità. Non mi credete? Date un’occhiata a questo indirizzo: sono così tanti che gli hanno dedicato un’intera pagina di tumblr, con opere d’arte da tutto il mondo. Questo qui però non è propriamente un quadro d’arte medievale. Questo è brutto e basta. (Notate il gesto con cui il Gesù Bambino più iperteso della storia tenta di strozzare la mamma con un’orrenda manazza oversize). Filippo Lippi, Madonna col bambino in trono, 1437

5. Cacca!a

Ecco la prova provata che l’arte è veramente il frutto degli sforzi dell’artista – e stavolta potete interpretare questa frase in tutti i sensi che vi saltano in mente: quest’opera d’arte (sul serio, non guardatemi così) si intitola Complex Shit, è firmata Paul McCarthy ed è essenzialmente una grande cacca gonfiabile. Appartiene alla corrente dell’inflatable art ed è stata ospitata a Hong Kong, Berna e altre città. La me**a capita, ma così stiamo andando un tantinello oltre.

16. Vedo la gente morta

Credeteci o no, la storia dell’arte è piena zeppa di cadaveri che se ne vanno in giro neanche fossero in un film di Romero o in una puntata a caso di The Walking Dead. Il tema della morte e della decomposizione del corpo era legato a quello della vanitas vanitatum: la raffigurazione dell’esito inevitabile dell’esistenza serviva come monito a coloro che trascuravano i doveri dello spirito in favore dei piaceri della carne. Memento mori, polvere fosti e polvere ritornerai e altra robetta leggera. E adesso, ecco a voi due bei fusti tutt’altro che vivi: Mattias Grünevald, The Dead Lovers, 1528 Lasciate perdere la storia che invecchiando si migliora come il vino – dopo questa immagine, questa roba ormai non attacca più.

7. I got a devil in me3

E arriviamo al caro vecchio Lucifero, detto anche Satana, Diavolo o Belzebù, descritto da Dante come un orribile gigante peloso con tre facce e tre bocche che costantemente masticano (nell’ordine: Giuda, Bruto e Cassio). La descrizione in termini mostruosi del diavolo era funzionale alla Chiesa per scoraggiare il crimine e il peccato, terrorizzando il fedele con l’immagine dello spaventoso re dell’inferno. Un tipetto grazioso, che possiamo ammirare in abbondanza di particolari nel dettaglio di affresco qui di seguito: Giovanni da Modena, L’inferno, inizi del XV secolo.

8. Gente che mangia gente

Restando in tema di mastic4azione, il cannibalismo è un altro tema iconografico molto trattato nella storia dell’arte di tutti i tempi. Consideriamo per esempio il mito greco di Saturno o Crono, titano, padre degli dei e signore del tempo che, per paura di essere un giorno spodestato dai suoi numerosi figli, decise di troncare il problema alla radice. A morsi. Francisco Goya, Saturno che divora i suoi figli, 1819-1823; Pieter Paul Rubens, Saturno che divora suo figlio, 1636

9. Gente che decapita gente
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Visto che siamo entrati in tema di morte violenta, continuiamo su questa strada, vi va? Le uccisioni nella storia dell’arte sono veramente incalcolabili: duelli, conflitti a fuoco, congiure, esecuzioni, campi di battaglia si susseguono senza soluzione di continuità con finalità ora commemorative, ora celebrative, ora metaforiche ed etiche. Per non tirarla troppo per le lunghe, restringiamo il campo e concentriamoci su una delle storie più truci dell’Antico Testamento: vi dice niente il nome di Giuditta? Giuditta, bella fanciulla di Israele, ingannò il generale nemico Oloferne fingendo di voler tradire il proprio popolo: una sera, vedendo Oloferne ubriaco, attese che si addormentasse e poi – zacchete – gli staccò la capoccia a colpi di scimitarra. Ecco una breve carrellata delle rappresentazioni più violente del momento clou di questa edificante storia di diplomazia e fratellanza fra popoli. Malgrado il tema sia piuttosto forte, tecnicamente son belle da perderci la testa. Ok, questa era un po’ deprimente. A ogni modo, beccatevi queste tele: Caravaggio, Giuditta decapita Oloferne, 1599; Artemisia Gentileschi, Giuditta decapita Oloferne, 1620; Filippo Vitale, Giuditta e Oloferne, 1622.

510. Budella, cervella e compagnia bella

Se siete ancora lì e state pensando che, ma sì, ormai il pranzo è lì che se ne sta indeciso sul da farsi, e allora tanto vale dargli un aiutino – coraggio: vi aspetta soltanto un’ultima chicca, dopodiché sarete liberi di tornarvene ai vostri Botticelli e ai vostri Monet. L’esposizione di interiora è un’altra delle mirabolanti cose che l’arte fa, e anche piuttosto bene. Conoscete la storia di Medusa? Eccola dopo l’ultimo trattamento di bellezza gentilmente offerto a questa bella fanciulla anguicrinita (sì, si dice così) da un hair-stylist all’ultimo grido di nome Perseo: Pieter Paul Rubens, Medusa, 1618.

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Last but not least: che ne dite di un po’ di anatomia per alleggerire l’atmosfera? Sapete che tutto ciò che oggi sappiamo sulla struttura del corpo umano (tessuti, sistemi, disposizione degli organi) lo dobbiamo a una serie di goliardici omini barbuti che, a un certo punto nella storia, cominciarono a squartare e sbudellare e sezionare cadaveri nel tempo libero? Ecco, se non lo sapevate, ora lo sapete. Pieter Van Mierevelt, Anatomy Lesson, 1617.

D’accordo, io per il momento avrei finito. Ma volete saperla una cosa? Ho selezionato solo una piccola parte delle cose veramente brutte che potreste ammirare nella storia dell’arte. Se siete curiosi e avete fame di altra bruttezza, basta una piccola ricerca sul web: vi assicuro che ne troverete delle belle. Sì, ok, si fa per dire.

– Francesca – 

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