10 band che non conoscete, ma dovreste conoscere

Ricordo di aver letto da qualche parte questa frase: se leggi ciò che gli altri non leggono, penserai ciò che gli altri non pensano. O qualcosa del genere. Per cui ho pensato: e se applicassimo lo stesso principio anche alla musica? Se ascoltassimo musica meno conosciuta, o addirittura completamente ignota ai più, cosa potrebbe succedere? Svilupperemmo un orecchio diverso, acquisteremmo una maggior comprensione dell’universo e del precario equilibrio fra mondi paralleli – o diventeremmo semplicemente più hipster? Vada come vada, credo proprio che ne varrebbe la pena. Anche partendo dal presupposto che i cantanti famosi sono famosi per una ragione, vi assicuro che anche fra quelli meno noti potreste scovare dell’ottima musica. Ecco il motivo per cui qui sotto trovate una classifica dei 10 band che non conoscete, ma dovreste conoscere, ve lo assicuro. Ci farete sapere prossimamente l’esito di questo piccolo esperimento musicale. Buon ascolto!

10. The Dead Weather

Direi di cominciare con un po’ di rock, giusto per riscaldarci un po’. Questo gruppo è solo apparentemente sconosciuto: trattasi infatti del risultato di una ricca addizione proveniente da diverse band rock decisamente conosciute – Alison Mosshart dai The Kills, Jack Laurence dei Racounters, nonché il chitarrista dei Queens of the Stone Age Dean Fertita e Jack White, uno dei due membri dei White Stripes. Un supergruppo, nato a Nashville nel 2009, che si muove soprattutto fra alternative e grunge e rende il tutto estremamente accattivante per l’uso sapiente degli strumenti (basso e batteria talvolta sembrano fondersi insieme) e dalla caratteristica voce amara della solista. Singoli consigliati: Die By The Drope e I Feel Love (Every Million Miles).

9. La Femme

Facciamo un piccolo salto oltre le Alpi per una band particolare, un po’ rock, un po’ elettronica, un po’ funk e un po’ tante altre cose: i La Femme sono nati a Biarritz, un paesino francese affacciato sull’Atlantico; dopo una serie di EPs e concerti in giro per la Francia, nel 2013 hanno pubblicato il loro primo album, Psycho Tropical Berlin. I sei componenti della band mescolano la voce essenziale di Clémence Quéllenec con sonorità ipnotiche underground (tipiche del kautrock, genere misto di rock ed elettronica) con una certa tendenza funk/yé-yé. Provate ad ascoltare il loro pezzo più famoso, Sur La Planche: senza neanche rendervene conto comincerete a saltellare sul posto seguendo il suo vivace ritmo pulp. Se amate il divertimento sonoro (ma di classe), cherchez la femme!

8. Il disordine delle cose 

Torniamo in Italia per conoscere una band piemontese, per la precisione di Novara, nata nel 2007 e con tre album all’attivo (Il disordine delle cose, La giostra, Nel posto giusto). Il gruppo, composto da cinque elementi, ha un’impostazione acustica classica, impreziosita dalla presenza del pianoforte di Luca Schiuma e del violoncello di Mattia Boschi. I testi sono una parte importante dell’atmosfera riflessiva delle loro canzoni, interpretate dalla voce malinconica di Marco Manzella. Ultimamente hanno pubblicato un bellissimo singolo, Non basta mai, in cui le tinte si fanno più drammatiche e la musica assume le proporzioni di un’orchestra mista: il risultato è mozzafiato.

7. 3OH!3

Si pronuncia three oh threeed è composto da due trentenni, Sean e Nathaniel, che dal 2007 fanno musica elettropop/rap ad alto tasso adrenalinico: partiti nel 2004 da Boulder, Colorado, in dieci anni si sono fatti conoscere e hanno scalato le classifiche di mezzo mondo fino a entrare nelle top 10 americane e anglosassoni con il singolo Starstrukk, scritto in collaborazione con Katy Perry. Siamo nel regno della musica commerciale, ma questi tizi sono un’iniezione di energia assicurata! Se amate il dubstep bello energico, magari con un pizzico di ironia, amerete questi due.

6. Einstürzende Neubauten

Vi siete chinati sullo schermo e state strizzando gli occhi sillabando einstuuu...͟, vero? Vengo in vostro soccorso dicendovi che la pronuncia corretta è più o meno ainsturzende noibautn, che significa grosso modo nuovi edifici che crollano: il riferimento è alle fragili costruzioni che caratterizzano il paesaggio cittadino della Germania post-bellica, alla cui temperie culturale questo gruppo è fortemente legato. Il gruppo nasce a Berlino negli anni Ottanta e si esibisce per la prima volta all’Ütergang, un ex mattatoio allora centro della cultura underground cittadina: fin da questo primo concerto è introdotto l’uso di strumentazioni atipiche, come martelli pneumatici e tubi flessibili, che riproducono il suono alienante della Germania industriale. I testi altamente polemici, da alcuni accostati ai temi del teatro d’avanguardia europeo e nordamericano, sono scanditi dalle cupe tonalità kautrocke industrial, declinate in un’atmosfera inquietante innervata di disagio sociale e satira anticonformista. La voce del solista Brixa Bargeld si accosta alla perfezione a questo spirito, ricordando una sonorità alla Dylan ma meno empatica e decisamente inacidita. Per capire di cosa sto parlando, ascoltate Weil weil weil.

5. Il Pan del Diavolo

Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo formano questo fantastico duo folk rock nato a Palermo nel 2006: hanno pubblicato tre dischi, si sono esibiti fra Italia e Texas e sono stati finalisti al Premio Tenco edizione 2011. Le influenze bluegrass d’Oltreoceano sono evidenti, ma è raro incontrare un ritmo così intenso scandito solamente da un paio di chitarre; i testi sono urlanti alla Chester Bennington e parlano di delusione, rabbia incredula e fatalismo giovanile. Su Twitter dicono di essere un Duo Alt Folk, fatto di Piombo, Polvere e Carbone (che tra l’altro è il titolo del loro secondo album): non credo di avere una definizione migliore. Su Youtube potete ascoltare, fra le altre, Pertanto, tratta dal primo album del 2010, Sono all’osso.

4. Sendai Kamotsu

Ecco, ora non so come definire questa band. Quando la scoprii mesi fa per puro caso (avete presente quella fastidiosa abitudine che ha ultimamente Youtube di riprodurre una canzone dopo l’altra senza il vostro esplicito consenso? Ecco, a volte può dimostrarsi utile), per poco non soffocai dalle risate. Dietro questo gruppo si nasconde la band giapponese Nightmare, che nel 2001 ha deciso di dar vita ad una sorta di seconda pelle in perfetto stile anime totalmente, irrimediabilmente demenziale. Perché? Nessuno lo sa, anche perché i Nightmare non hanno mai ammesso ufficialmente di essere gli stessi omini acrobatici che ragliano canzoncine assurde truccati come personaggi animati. Un punk rock vivacissimo incalza il ritmo frenetico dei loro pezzi, talmente maniacali da sembrare costantemente sul punto di esplodere in un fin-troppo-fumettistico ka-boom! Sono pazzi da legare, ma assolutamente divertentissimi. Non a caso, dopo una pausa durata due anni, nel 2012 sono tornati a solcare le scene perché, come ha spiegato il folle solista Chiba, il Giappone era in crisi e aveva bisogno di un eroe (infatti il loro ultimo tour si intitola Hero – Il Servizio a Domicilio di Conforto Express – Il ritorno). Brano consigliato: Zekkomonf.

3. Kongos

Di origini sudafricane, Dylan, Daniel, Jesse e Johnny sono i quattro fratelli Kongos. Nel 2007 decidono di formare una band, lavorando fra Londra, il Sudafrica e l’Arizona, fino a scalare le classifiche mondiali col singolo Come with me now nel 2014. Figli del cantautore John Kongos, questi quattro fratelli hanno un senso del ritmo innato che rende martellante il ritmo del loro alternative rock: il segreto è nell’influsso del kwaito, genere musicale sviluppatosi in Sudafrica negli anni Novanta, fatto di sintetizzatore ma soprattutto di tante, tante percussioni. Per la maggior parte dei loro brani si sente il bisogno di battere il ritmo col piede. Teneteli d’occhio: il loro prossimo album, Egomaniac, uscirà il prossimo 10 giugno.

2. Brown Bird

Originari di Portland, nel Maine, i Brown Bird sono stati una straordinaria e misconosciuta band folk statunitense. Avete letto bene: sono stati. C’è una piccola storia triste dietro questo nome. Nel 2003 David Lamb crea la band che, dopo varie combinazioni di formazione, diventerà stabilmente un duo: saranno solo lui e sua moglie, MorganEve Swain. Insieme hanno costruito uno stile personale, imparato a maneggiare decine di strumenti provenienti da ogni parte del mondo e composto ballate che hanno il sapore dell’America nera e profonda delle strade polverose, dei grandi fiumi e dei demoni degli incroci. Nel 2014 il gruppo si sciolse per la morte di David Lamb a causa di una leucemia fulminante; i due avevano continuato a scrivere un album, Axis Mundi, che sarebbe uscito appena un mese dopo. MorganEve continua a comporre stupende canzoni sotto lo pseudonimo di The Huntress and Holder of Hands, il nome datole dal marito. Mentre io mi asciugo la consueta lacrimuccia, ascoltatevi uno dei loro brani più belli, Blood of Angels.

1. Nathaniel Rateliff & The Night Sweats

Soltanto un paio di anni fa, un omone del Missouri di nome Nathaniel Rateliff ha deciso di lasciare temporaneamente una pluriennale carriera da solista folk e formare una band con altri sei musicisti che per qualche ragione che non so spiegarvi hanno deciso di chiamarsi I sudori notturni. Il risultato è stato un singolo esilarante intitolato S.O.B. Il suo ritmo coinvolgente ha conquistato perfino Stephen King, che in un tweet ha sintetizzato lo spirito del brano: Se questa non vi fa saltare in piedi a sculettare il venerdì sera, allora siete morti. Sulla base folk che era stata la cifra di Rateliff, la band ha innestato una serie infinita di generi musicali tradizionali che creano una serie di brani armonicamente e ritmicamente perfetti. I testi sono diretti e divertenti le melodie ritornano alla semplicità classica delle ballate americane e del soul più sincero. Rateliff (che tra l’altro ricorda in maniera abbastanza inquietante Zucchero Fornaciari) completa il tutto con una voce calda e graffiante, dalla tecnica impeccabile.

0. Rock Bottom Remainders

Una menzione speciale è riservata a una cover band molto speciale: puoi farne parte solo se sei un autore (il che significa poeta e romanziere, ma anche fumettista e autore televisivo) e infatti nel corso degli anni ne hanno fatto parte il premio Pulitzer David Barry, Amy Tan, Maya Angelou e, udite udite, Matt Groening e Stephen King – non di rado affiancati da musicisti del calibro di Al Kooper e Bruce Springsteen. Il nome è un riferimento autoironico ai book remainders, i libri invenduti e offerti a prezzi stracciati. Attivi dal 1992 fino a quattro anni fa, i Remainders si sono esibiti con tributi al rock&roll in numerose occasioni, pubblicando un doppio album intitolato Stranger than Fiction che contiene anche numerosi bloopers delle gloriose steccate degli autori. Perché, vi starete chiedendo, non potevano limitarsi a scrivere come avevano sempre fatto? Perché, come ha detto Matt Groening, mi tiravano le mutandine. Di certo non fanno mai niente del genere quando firmo libri.

– Francesca – 

Un pensiero su “10 band che non conoscete, ma dovreste conoscere

  1. Ottimi spunti! Sono felice di leggere anche il nome dei Kongos, perché personalmente li trovo pazzeschi! Agli altri darò volentieri una possibilità: qualcosa mi dice che non me ne pentirò affatto. 😉

Rispondi